Feeds:
Articoli
Commenti

Alla fine la polemica dell’NCD (un partito che rischia di avere più ministri che elettori) è rientrata col voto di fiducia.
Serviva solo per marcare il territorio.
Come anche questa riforma Poletti, tocca solamente (e io ritengo anche male) le sole leggi del lavoro, come prima di lei aveva fatto la riforma Fornero.

Pensando che sia sufficiende toccare le regole del lavoro (liberalizzando, ovviamente) per creare posti di lavoro.
E che magari, con gli 80 euro in busta paga, si riesce anche a far ripartire la spesa delle famiglie, l’economia, la ripresa ..

Continua a leggere »

Retroguardia.

Oggi La Stampa di Mario Calabresi, che somiglia sempre di più a un’edizione torinese della vecchia Pravda, ci informa tra il lusco e il brusco che va beh, Renzi «i miracoli non li può fare», nonostante «la velocità, il ritmo e il carisma», perché «è pur sempre a capo di un governo di compromesso»; però «detta l’agenda» e la sua «”rivoluzione gigantesca” si giocherà sulla riforma del Senato», «la sua partita della vita», un punto su cui «il presidente del Consiglio ha davvero innovato» battendosi contro «le resistenze corporative», che la Stampa identifica nella proposta di Vannino Chiti, definita «una battaglia di retroguardia» e sposata dal Movimento 5 Stelle perché «messo in difficoltà ogni giorno da Renzi».

Ora, ciascuno valuti come crede la narrazione complessiva di cui sopra, ma su un punto vorrei che ci soffermassimo tutti: la retroguardia.

Cioè, l’editorialista della Stampa ha letto davvero la proposta di legge costituzionale di Vannino Chiti e le aggiunte in merito del M5S? E ha letto, per contro, il disegno di legge del governo? In base a quali criteri storici, politici e/o filosofici la prima sarebbe «di retroguardia» rispetto alla seconda? No, ma parliamone, veramente, con i due testi in mano, punto per punto.  Continua a leggere »

Crozza

boschi_vanity_fairChissà perché, quando una donna bella dichiara di sentirsi sola si trasforma subito in una notizia. Ultimo caso, la ministra delle riforme Maria Elena Boschi che rivela a Vanity Fair quanto le piacerebbe poter riformare almeno la sua esistenza, trovando un marito e abrogando le tazze di latte bevute in solitudine la sera davanti alla tv. Parole che ci sorprendono. Come se esistesse un’associazione automatica tra bellezza e pienezza del vivere. E fosse impossibile, a chi magari bellissimo non è, immaginare la perfezione estetica abbinata a una condizione latente di infelicità. Eppure già Apuleio, agli albori della letteratura, raccontò in una favola immortale il percorso tormentato di Psiche, la creatura più bella del mondo, rimasta a lungo zitella proprio a causa della sua esagerata e inibente avvenenza, mentre le sorelle trovavano con disinvoltura marito. Continua a leggere »

Vukic

RenziMA COME? Di fronte alla crisi economica parti dalle scuole? Sì: di fronte alla crisi economica non puoi non partire dalle scuole”. Matteo Renzi lo disse durante il suo primo discorso in Parlamento, quello per la fiducia. Al congresso del Pse a Roma la mise ancora meglio: “La sfida è avere attenzione per scuola, università e ricerca”. E infatti l’attenzione non è mancata: quella mediatica con la visita in vari istituti della penisola e l’annuncio (solo questo per ora) di un nuovo piano per l’edilizia scolastica; e quella contabile che si è espressa in un taglio da 30 milioni quest’anno e 45 a partire dal prossimo al Fondo di finanziamento ordinario dell’università (una sforbiciata, di cui ancora non si conosce l’entità, dovrebbe toccare pure al Fondo per gli enti di ricerca) per pagare il bonus fiscale da 80 euro per chi guadagna tra ottomila e 24 mila euro l’anno. Il ministro per così dire, competente, Stefania Giannini, prima ha gioito perché non c’erano i soliti tagli all’università, poi in un’intervista a Repubblica ha negato che si tratti di tagli (“sono accantonamenti necessari per motivi di contabilità”) per poi ammettere che “a tutti i ministeri sono stati chiesti sacrifici” e quindi “abbiamo dovuto mettere quella voce a bilancio”. C’è chi dice, persino tra i vecchi vertici della Conferenza dei rettori, che non si tratta poi di una cifra eccessiva per un Fondo che vale quest’anno 6,8 miliardi di euro: sarebbe però il caso di ricordare che nel 2008 lo stesso Fondo superava i nove miliardi ed è stato in questi anni una delle vittime preferite di tutti i ministri dell’Economia, Giulio Tremonti su tutti. 

   Ammettendo pure che si tratti di spiccioli, “il segnale di attenzione” del premier è arrivato forte e chiaro: l’università è ancora terreno di caccia per i tagliatori della spesa pubblica. 

   Eppure con toni aulici – sempre al congresso del Pse di inizio marzo – s’era sdilinquito sul Rinascimento e quei furbacchioni dei banchieri fiorentini che “capirono che investire in operazioni culturali era la chiave per il successo” e che “bisognava garantire l’accesso al sapere a tutti, anche e soprattutto ai figli dei piu’ poveri”, così da favorire quella mobilità sociale che è “motore della crescita”. Insomma, Matteo la teoria la sa, speriamo passi alla pratica.

Da Il Fatto Quotidiano del 23/04/2014.

Il richio di un colossale depistaggioLA MOSSA DI RENZI.

È“la più importante operazione di declassificazione della storia repubblicana”, proclama Marco Minniti, autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, subito dopo la firma, da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi, della direttiva che dispone la declassificazione degli atti relativi alle stragi di Gioia Tauro, piazza Fontana, piazza della Loggia, Peteano, Italicus, stazione di Bologna, Ustica, rapido 904. Gli specialisti di intelligence, ma anche i magistrati che hanno indagato sulle stragi, sono scettici. “Non uscirà nulla di nuovo”. Le ragioni dello scetticismo sono forti, intanto perché dire “togliamo il segreto di Stato” non ha senso, poiché il segreto di Stato non c’è, non è opponibile ai fatti di strage e di eversione dell’ordine democratico. Continua a leggere »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 957 follower