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Giulia, nome finto per una creatura vera, ha undici anni e vive alle porte di Cagliari. Da sola. Tutte le mattine si alza alle sette e va a farsi la doccia dai vicini perché da lei non c’è l’acqua. Si veste, prepara la colazione, porta il cane a passeggio, lo rimette a cuccia ed esce per andare a scuola. Al pomeriggio studia, cucina, tiene in ordine la casa. Una donnina. Il padre è un balordo che fu arrestato la prima volta quando Giulia era ancora in fasce: aveva nascosto un panetto di droga nella sua culla. La madre è ucraina e non ha ancora smesso di pagare i debiti di un amore sbagliato. Organizza cerimonie di matrimoni, nella speranza che riescano meglio del suo. Continua a leggere »

Donato BrunoIL FORZISTA, IN CORSA PER LA CORTE COSTITUZIONALE, INQUISITO PER UN INCARICO DA CURATORE FALLIMENTARE. GLIELO DIEDE L’AVVOCATO CON CUI DIVIDE LO STUDIO.

Quella consulenza da circa 2,5 milioni di euro è ora nei cassetti della Guardia di finanza e della Procura di Isernia. E rischia di far tramontare ogni velleità per Donato Bruno, parlamentare di Forza Italia, candidato a diventare giudice della Corte costituzionale. Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare che Bruno è indagato per concorso in “interesse privato del curatore negli atti del fallimento”. Parliamo del fallimento della Itierre di Isernia, ex colosso del tessile, con ben 600 dipendenti ormai in cassa integrazione.   PER COMPRENDERE questa vicenda bisogna procedere con ordine e mettere a fuoco un dato: Bruno è molto amico di Stanislao Chimenti, commissario straordinario della Itierre, così amico da condividerne le stanze dello studio. Per intendersi, Bruno e Chimenti hanno assistito insieme Stefano Ricucci nella vicenda Magiste. Continua a leggere »

L‘ASSENZA di una regolamentazione nazionale delle modalità in cui può avvenire la riproduzione assistita con donatore e/o donatrice sta già producendo i suoi effetti negativi. Sembrava che le linee guida approvate dalla conferenza delle regioni potesse avere un positivo ruolo di supplenza e di stimolo a ministra, governo e parlamento. Invece sta succedendo proprio quello che i piú ottimisti, me compresa, paventavano come rischio in una situazione giuridicamente non vincolante.
Nonostante le linee guida siano state approvate all’unanimità da tutte le regioni, alla prova dei fatti ciascuna ha deciso di interpretarle a proprio modo, creando un ennesima situazione di frammentazione e diversificazione dei diritti su base terri- toriale.

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23marzo2002

TUTTI IN PIAZZA.

NEL 2002 IL CENTROSINISTRA MANIFESTAVA AL CIRCO MASSIMO ASSIEME A COFFERATI. D’ALEMA FIRMAVA CAPPELLINI ROSSI, RUTELLI RIDEVA E UN BEL PO’ DI “RENZIANI” SFILAVANO COMPATTI.

È stata la manifestazione più grande di sempre, il “lungo fiume rosso” che parlava di “speranza” e di “futuro”. Questi i titoli dell’Unità il giorno dopo il grande corteo della Cgil al Circo Massimo, il 23 marzo 2002, quando il sindacato di Sergio Cofferati portò in piazza tre milioni di persone per difendere l’articolo 18. Allora era minacciato dal governo di Silvio Berlusconi e tutto il centrosinistra si ritrovò in quella piazza per difendere i diritti dei lavoratori.   Massimo D’Alema, allora presidente dei Ds, si spinse a dire che per il Cavaliere “la sfida con questo sindacato sarà perdente”. Ma le parole di sdegno anti-padronale e di solidarietà operaista riguardavano tutti, Ds e Margherita (scontato il sostegno della Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti). Tutti, anche i più fieri avversari di Cofferati si misero dietro il “cinese” della Cgil e si piegarono alla sua dimostrazione di forza.   QUEL GIORNO D’Alema autografava cappellini rossi e si appuntava rose rosse sul petto. Continua a leggere »

CamussoL’intervista/ Susanna Camusso, leader della Cgil
“Si assiste a una rappresentazione distorta, come se il problema dell’Italia fossero le organizzazioni sindacali Renzi fa l’errore di ritenere che la perdita di competitività dipenda dai diritti e non dalla mancanza di investimenti”.
ROMA – «Abbiamo una deflazione che ci può divorare, siamo stretti tra il patto di stabilità e il blocco degli investimenti, e il tema diventa: come rendere più facili i licenziamenti? Mi sembra sbagliata e grave l’idea che possa esserci una decretazione d’urgenza sui licenziamenti. Di certo con queste misure non crescerà il Pil, il Paese resterà in deflazione e non recupereremo il 25 % di capacità produttiva che abbiamo perso. La logica scelta non è quella di aggredire le cause dell’economia ma solo attaccare il sindacato. Peccato che in gioco ci siano i lavoratori e il Paese». Mentre Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, parla la Commissione Lavoro del Senato sta dando il via libera alla legge delega sul lavoro. Quella che cambierà il nostro mercato del lavoro ma anche che manderà in soffitta l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

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???????????????????????????????Ieri il governo ha presentato un emendamento sostitutivo all’articolo 4 del Jobs Act in cui si parla di contratto a tutele crescenti, demansionamento e controlli a distanza. Oggi, su questo articolo, il governo ha bloccato il dibattito parlamentare invitandoci al ritiro di tutte le modifiche al testo e imponendo, di fatto, la sua linea politica.

Il governo ha preferito parlare ampiamente di questa riforma con la stampa e TV, ma si è guardato bene dal farlo con la Commissione Lavoro. Quando oggi abbiamo chiesto che cosa intendessero esattamente per ‘tutele crescenti’, il presidente Sacconi ha finalmente tirato fuori la parola ‘articolo 18′ che mai era stata pronunciata nelle numerose sedute di Commissione. Continua a leggere »

BersaniROMA – Renzi e il governo? «Marziani». Pierluigi Bersani cammina nervosamente nel Transatlantico di Montecitorio: sul lavoro non intende tacere. Le scelte del governo gli bruciano. Chiede che il ministro Poletti «precisi in Parlamento » cosa ha in mente di fare sull’articolo 18, sulla legge delega o Jobs Act, sulle ipotesi di modifica dello Statuto dei lavoratori che circolano in queste ore sui media. «Intenzioni surreali», le definisce l’ex segretario dem che voleva fare del “suo” Pd il partito laburista, il partito del lavoro. Né ci sta a passare per un “conservatore” mentre Renzi sarebbe l’innovatore: «Io sono una persona di sinistra liberale e sono d’accordo sul fatto che le regole sul lavoro debbano essere svecchiate dal lato dei contratti e dei servizi. Ma come può un governo in un periodo di recessione e deflazione pensare di abbattere l’articolo 18 senza dire quanti soldi mette per gli ammortizzatori sociali. Allora vuol dire che non sa a che punto è l’Italia, la sta guardando da Marte».

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