Nel potente articolo di Carl Bernstein (Repubblica di domenica) sullo scandalo che sta travolgendo l’impero di Rupert Murdoch, impressionava l’estrema durezza con la quale il grande giornalista, coautore dello scoop sul Watergate, giudica la stampa popolare anglosassone, quella incentrata sul gossip. Il “segreto” del successo di Murdoch, per Bernstein, è uno solo: l’abbassamento vertiginoso della qualità giornalistica, fino a sostituire alla “faticosa ricerca della verità” quella parodia della realtà che è il gossip.
Nel nostro piccolo, anche in Italia abbiamo sperimentato questa progressiva sostituzione della realtà con un suo scadente surrogato, edulcorato e sciocco. Ma il problema è mondiale: la società di massa ha creato un nesso forte e chiaro tra la cattiva qualità e il successo commerciale. Accade per i cibi, per il giornalismo, per la politica, per il turismo, per tutto. Non so quanto sia fondata l’idea (classista) che la qualità sia destinata solo a un pubblico di nicchia, e il “popolo” sia per definizione, direi per destino, di bocca buona. Ma so che, nell’attesa di capire quanto solido e duraturo sia l’impero della mediocrità, l’autostima di ciascuno è la sola bussola che conti, anche per i giornalisti. Forse non si può scegliere se diventare Bernstein o occuparsi delle gravidanze delle attrici. Ma si può scegliere, almeno, di provarci.
Da La Repubblica del 19/07/2011.










Sarà mica che di generazione in generazione la società occidentale regredisce anzicchè progredire?