Sono tutti molto circospetti nel giudicare Matteo Renzi. Lo stesso Bersani, che a nome dei “dinosauri” potrebbe reagire con veemenza, non ne parla come di un nemico, né come di un corpo estraneo alla sinistra. Questa generale prudenza si spiega in parte con l’aura di vittoria che il giovane Renai si porta dietro: non è conveniente mettersi contro un potenziale premier. In parte dipende dal fatto che non è affatto semplice inquadrarlo, decifrarlo, capire chi è e che Italia vuole, al netto del suo successo personale, questo travolgente outsider. Azzardiamo dunque un pronostico, rassicurati dal fatto che li sbagliamo sempre e dunque non abbiamo, in materia, un’autorevolezza da difendere. Ipotesi infausta: Renzi è il più riuscito tentativo di creare “un Berlusconi di centro-sinistra”. Molta confezione, dunque, e poco contenuto: esattamente come l’originale. Ipotesi fausta: Renzi è, con unaventina d’anni di ritardo, il nostroTony Blair, traghettatore delle forze progressiste dal secolo ideologico a quello post-ideologico, con tutti i pro e i contro del caso. Niente di entusiasmante, ma qualcosa di nuovo e di spiazzante, sì. Quanto ai vent’anni di ritardo, non sarebbero colpa sua ma di un Paese che ha viaggiato, ultimamente, in costante retromarcia. Un Tony Blair, anche usato, per un Italia così conciata sarebbe un lusso.
Da La Repubblica del 01/11/2011.










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