Buonasera, buonasera prof. Monti, ministro Passera, ministra Fornero slurp (baciamano, ndr), benvenuti a Porta a Porta. Grazie per aver scelto noi in luogo di ben più confortevoli salotti televisivi, all’insegna della discontinuità e pur consci dei rischi che correte, perché qui non si fanno sconti. La domanda più scomoda la faccio subito io, così ci leviamo il dente: cos’ha spinto tre grandi personalità tecniche del vostro calibro a sacrificarsi per il Bene della Nazione: spirito di servizio o amor di patria? Non sapete rispondere, eh?
Comprendo il vostro imbarazzo, ma qui non si guarda in faccia nessuno:
è la stampa, bellezza”. Plinplon, applausi. “Il primo intervistatore, vediamo come ve la cavate con lui… Scusi, signor Misseri, ma che ci fa qui?”.
“Boh, m’avete invitato voi”. “Ma per domani! Oggi è martedì, Avetrana è sempre di mercoledì”. “Vabbuò, già che ce sto… Aggio purtato puro ‘o plastico del garagge: che faccio, scarico? Pò servi’ pe’ domani?”. “Ecco, scarichi e lasci
lavorare”. “Che ce posso chiede ‘na cosa al dottor Passera: tengo ‘o mutuo a
Banca Intesa e ‘na rata in scadenza, potesse chiude ‘n’occhio pe’ ‘sto
mese?”. “Ma come si permette? Il dr. Passera non ha più nulla a che fare con
Intesa. Ora è uno statista. Aria, circolare!… Scusate, signori
ministri, un piccolo disguido. Entri il primo giornalista”. Plinplon,
applausi. “Oh no, Nathalie e Brendona! Il caso Marrazzo è passato di moda, questo è un programma di attualità, mica di vintage”. “A Bruno, so’ du’ anni che stamo chiuse n’ ‘o sgabuzzino de ‘e scope, ce manca er respiro, quanno ce fai usci’?”. “Ehm… (sottovoce) Andate di là, prima o poi tornate di moda, non si butta via niente”. “Ahò, Mario, a bbello, quanno ‘o fate ‘st’Ordine professionale de li trans? So’ anni che aspettamo, a via Gradoli”. “Ma come si permette, Brenda? L’èra delle leggi ad personam è tramontata. Ora si pensa solo al bene del Paese… Scusate ancora, entri il primo direttore”. Plinplon, applausi. “Scusi, ma lei chi è?”. “So’ de Gondrand, m’hanno detto de scarica’ ‘sto cassone de robba”. “Faccia vedere… Ma sono gli arredi del delitto di Perugia: che me ne faccio del col. Garofano, del reggiseno, del coltello e dello zerbino? Se ne vada”. “Forze je pò ‘nteressa’ quest’artro scatolo: ce stanno ‘n computer e ‘na bicicletta targata Garlasco”. “Oddio, la roba di Alberto Stasi. Sparisca!”. “Ci avrei pure ‘no zoccolo e ‘n mestolo de legno: interessa l’articolo?”. “Si figuri, le armi del delitto di Cogne. Qui si salva l’euro, mica cazzi. Alzi i tacchi”. Plinplon, applausi.
“Tacchi? Qualcuno ha parlato di cazzi e tacchi? Serve un uomo del fare?”.
“Cavaliere, come glielo devo dire che non è più premier? Siamo appunto
qui col suo successore”. “Ma come, dottor Fede, cioè Vespa, sono 17 anni che quando ho una sera libera passo da lei. Cribbio, le pare il modo di accogliere il
miglior premier degli ultimi 150 anni?”. “Poi le spiego, ora ci lasci lavorare”.
“Avevo portato Apicella con la chitarra, la Vezzali col fioretto, Dell’Utri coi diari del Duce, D’Alema col risotto di Vissani, Previti con Squillante e Iannini: faccio entrare?”. “Presidente, sia bravo, non mi costringa a tirar fuori il plastico delle scuderie di Arcore con lo stalliere in miniatura. Sono 17 anni
che lo tengo in magazzino, con quel che m’è costato. Ci vediamo alla
presentazione del mio prossimo libro… Dunque, prof. Monti, avrei qui
una scrivania di ciliegio usata una sola volta, praticamente nuova: lo
vogliamo firmare un bel contratto con gli italiani? Come dice? Il
plastico di un caveau di Goldman Sachs? Ehm, così su due piedi…
Trovato! Potrei riadattare lo chalet di Cogne! Crepet, Barbara,
Simonetta, Taormina! Lo so che siete lì dietro… Mai che si trovi
qualcuno quando c’è da lavorare… No, professore, non ci lasci
proprio ora. L’aspettano alla Camera? Ma ce l’ho qua io una camera
pronta… Portatemi subito la camera di Amanda e Raffaele! Visto,
presidente? Basta chiedere. Modestamente, sono un po’ tecnico
anch’io”.









