
Incrociatore Aurora. Sparò il colpo che nel 1917 diede inizio alla rivoluzione di Ottobre - (A buon intenditor, poche parole).
LORO NON PAGANO MAI.
I parlamentari difendono il loro stipendio. Un emendamento per evitare la riduzione delle indennità.
Sono riuniti da giorni nella sala del Mappamondo. I parlamentari delle commissioni Bilancio e Finanze studiano come tirare fuori l’Italia dal buco nero in cui è finita. Eppure ieri, alle 15.30, nella
sala del Mappamondo hanno sfornato un’altra proposta che guarda solo al loro ombelico. La illustra il relatore del Pd, Pier Paolo Baretta: stanno pensando a un emendamento contro il comma 7 dell’articolo 23 del decreto Salva Italia. Non vogliono che il governo possa intervenire d’urgenza sul taglio delle indennità dei parlamentari. C’è già la commissione Giovannini (Enrico, il presidente dell’Istat) che ci sta lavorando, dicono: “Deve finire il suo lavoro – tuona Baretta – ed è il Parlamento che dovrà recepirne i risultati. Non deve essere il governo a decidere per decreto”.
sala del Mappamondo hanno sfornato un’altra proposta che guarda solo al loro ombelico. La illustra il relatore del Pd, Pier Paolo Baretta: stanno pensando a un emendamento contro il comma 7 dell’articolo 23 del decreto Salva Italia. Non vogliono che il governo possa intervenire d’urgenza sul taglio delle indennità dei parlamentari. C’è già la commissione Giovannini (Enrico, il presidente dell’Istat) che ci sta lavorando, dicono: “Deve finire il suo lavoro – tuona Baretta – ed è il Parlamento che dovrà recepirne i risultati. Non deve essere il governo a decidere per decreto”.
Così, un altro dei buoni propositi di Mario Monti si schianta contro la maggioranza che li dovrà votare in Aula. È già successo con le Province: scomparsa la data del 30 novembre 2012, per l’azzeramento delle giunte e la riduzione dei consiglieri bisognerà aspettare un disegno di legge ad hoc. Capiterà probabilmente anche con la vendita delle frequenze tv, visto che il ministro Corrado Passera non dice altro che “stiamo approfondendo”. Per cominciare a pensare di far pagare l’Ici alla Chiesa si è dovuto aspettare un segnale dal cardinale Angelo Bagnasco. E i due miliardi che dovrebbero arrivare dalla tassazione dei capitali rientrati con lo scudo fiscale, come hanno notato i tecnici della Camera, sono assai incerti visto che potrebbero già essere fuggiti di nuovo in Svizzera e Lussemburgo. Insomma, di quella conferenza stampa domenicale, piena di annunci, di quelle misure che dovevano essere la contropartita per i sacrifici chiesti ai cittadini che fecero addirittura piangere il ministro Elsa Fornero, è rimasta solo la rinuncia di Monti al suo stipendio da premier.
Anche all’onorevole Antonio Borghesi (Idv) è andata male pure ieri. Ha provato a sottoporre al Parlamento lo stop ai vitalizi ma non è nemmeno riuscito ad arrivare al voto: emendamento inammissibile, lede l’autonomia delle Camere. “La casta è senza vergogna - dice - Trova sempre un motivo per difendersi”. Questa volta si sono appigliati al metodo, come sul ventilato taglio delle indennità: Monti e i suoi ministri, sostengono i parlamentari, non possono scrivere che forse interverranno “d’urgenza”. E in ogni caso, spiega il presidente della Camera Gianfranco Fini, non possono “intervenire per decreto nell’ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere”. “Abbiamo solo dato parere negativo per il metodo usato, per come era stata scritta”, insiste il deputato Pd Gianclaudio Bressa. Insinuano anche il dubbio, i parlamentari, che quella del premier sia stata una tattica: una frase messa lì per demagogia, per poi lasciare che siano quelli che vogliono dissentire a pagare un prezzo.
Di certo Monti quelle righe le ha scritte a ragion veduta: nella commissione Giovannini c’è anche un delegato del ministero dell’Economia. E al ministro Monti deve essere arrivata voce che i dati sui livelli retributivi europei su cui misurare il taglio di quelli italiani, alla scadenza del 31 dicembre, non ci saranno mai. Lo crede anche il senatore Pd Francesco Sanna, che sta meditando di chiamare a palazzo Madama il presidente Giovannini per chiedergli conto della situazione . Fini invece esclude che “da parte del Parlamento ci possa essere un’azione dilatoria”. Non è vero che vogliono perdere tempo, dice. Ma fin dall’inizio la commissione Giovannini ha avuto l’obiettivo sottinteso di temporeggiare. Compito dei 4 commissari guidati dal presidente dell’Istat è quello di stabilire il tetto massimo per la retribuzione dei parlamentari italiani rapportandolo a quello dei loro colleghi europei. Saranno poi gli uffici di presidenza di Camera e Senato a definire l’indennità precisa. Chissà quando.
In realtà quanto guadagnano i parlamentari francesi, tedeschi o spagnoli è facile scoprirlo, basta Internet. Ma il governo Berlusconi sostenne che non era il caso di affidare agli organismi presieduti da Fini e Schifani – dunque interni al Parlamento – una valutazione così delicata: meglio coinvolgere una commissione neutrale, di professori. Pare che Giovannini e gli altri abbiano preso la faccenda particolarmente sul serio. Così, riferiscono a Montecitorio, non si sono fidati delle fonti accessibili a tutti (per esempio i siti dei Parlamenti stranieri) ma hanno fatto richiesta di dati certificati direttamente alle assemblee. Con tutta la burocrazia che comporta: è chiaro che non potrà essere il professor Alberto Zito dell’università di Teramo (uno dei quattro commissari) a chiedere lumi a Westminster, ma dovrà passare per canali diplomatici e funzionari. Così la scadenza di fine dicembre si allontana. “L’emendamento servirà per dare qualche mese in più di tempo – confessa il Pdl Massimo Corsaro – diamo un nuovo termine ai lavori della commissione e il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per applicarne i risultati”. Monti si rassegni: le sue urgenze possono aspettare.
Da Il Fatto Quotidiano del 11/12/2011.
diksa53a.blogspot.com










Poichè i nostri ministri sono delegati al buon funzionamento dell’ Italia,anche riguardo al suo benessere economico,sarebbe giusto che il totale dei loro emolumenti fosse indicizzato all’andamento della nostra economia. Esiste una grossa ingiustizia fra i nostri imprenditori,che combattono a denti stretti per creare ricchezza e posti di lavoro,pagando per i contraccolpi dell’economia di mercato e la nostra casta che detta legge e resta impunita anche quando i risultati del loro lavoro sono disastrosi come quelli attuali. Continuando così saremo sempre guidati da incoscienti, che si preoccupano principalmente dei loro privilegi,ignorando i problemi degli italiani e preoccupandosi di assicurarsi le loro poltrone, sapendo che la loro minestra è sempre calda,comunque vadano le cose.
si deve e si può cambiare questo sistema e la gente comune deve continuare a protestare anche se in maniera civile, almeno fino a che questi parlamentari non cambieranno rotta.