IL MONTI ANTI-CASTA DURA SOLO 20 ORE.
Non male per durata: 20 ore, quasi un giorno. L’offensiva di Mario Monti contro la casta rumorosa e trasparente si ferma ai buoni propositi, presto rinnegati: “La materia è di competenza di Camera e Senato. Non esistono poteri sostitutivi”. Che vuol dire: per il momento, niente tagli.
Intoccabili le cinque voci di guadagno per i parlamentari, il governo è impotente. Mercoledì, a palazzo Chigi, il presidente del Consiglio incontra Enrico Giovannini (Istat) che vanta la colpa o il merito di aver studiato le paghe dei parlamentari italiani rispetto ai colleghi europei: manco a dirsi, i nostri stravincono su indennità e rimborsi, si difendono con diaria e vitalizi. Il professor Monti licenzia Giovannini con un ben augurante “terrò conto”.
Poi i retroscena dei quotidiani, dove si mescolano sondaggi istantanei con mezze verità e tante bugie, raccontano di un Monti determinato a prescrivere un po’ di sacrifici anche ai senatori e ai deputati. Come peraltro annunciava nei suoi discorsi d’insediamento. Si fissavano scadenze: “O intervengono i presidenti entro fine gennaio oppure ci penso io”, avrebbe ordinato il professor. Il sondaggio va male: i berlusconiani minacciano ritorsioni, diffondono messaggi subliminali che capirà chi deve capire, cioè Monti. Il senatore Raffaele Lauro (Pdl) prepara un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio, dice, per risolvere i potenziali conflitti d’interessi di ministri, viceministri e sottosegretari. Sentir parlare, anzi soltanto nominare i “conflitti d’interessi” dai berlusconiani fa impressione. Lauro invoca regole, trasparenza e democrazia. Non è necessario proseguire per scoraggiare Monti che, ieri mattina, rettifica se stesso ed esonera le speranze di chi pensava ci fossero dei tagli persino per la casta. Anche Giovannini si arrende : “Facciamo studi, non tesi”.
Il comunicato di palazzo Chigi fa intuire che il governo vivrà a debita distanza dai salotti di palazzo Madama e palazzo Montecitorio: “La materia è di competenza di Camera e Senato”. Ora Monti crede che il Parlamento di finte maggioranze e robuste opposizioni riesca a mettersi d’accordo per condannarsi a guadagnare meno. Forse , non ci crede nemmeno lui. Anche i presidenti Renato Schifani (Senato) e Gianfranco Fini (Camera) ripetono, e ormai si contano gli anni, che i tagli arriveranno perché inevitabili. Antonio Di Pietro (Idv) ha scritto una lettera a Monti per suggerirgli una serie di provvedimenti efficaci e rapidi per ridurre i costi della politica: “Presidente, agisca subito. Le nostre proposte sono: soppressione immediata delle province con compiti, funzioni e personale dipendente da affidare a comuni e regioni; diminuzione del numero dei deputati e dei senatori (complessivamente a 500), dei componenti dei consigli e delle giunte regionali”. Quando la Camera fu chiamata a votare sul tema Province, che interessa destra e sinistra, anche il Partito democratico disse no. Difficile che Mario Monti convinca la sua strana e leggera maggioranza a scegliersi dei sacrifici proprio come richiesto ai cittadini.
Da Il Fatto Quotidiano del 06/01/2012.
diksa53a.blogspot.com
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Credo che lo stipendio dei parlamentari sia un falso problema. Vivere a Roma, tra alberghi e ristoranti, nonchè altri costi della politica non sia eccessivo il compenso versato ai parlamentari.Piuttosto perchè non guardare ai costi dei sindaci ed assessori di 8000 comuni? i costi delle giunte e dei consigli regionali e provinciali? i costi delle società a partecipazione pubblica che servono a collocare tutta la clientela politica dei vari amministratori, con bilanci tutti in rosso per le allegre gestioni? Perchè i partiti, compreso il tanto moralista PD non accettano la soppressione di tanti enti inutili?