Il Viminale prepara il “codice rosso”.
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ci aveva visto lungo quando, il 20 dicembre scorso, aveva salutato i nuovi funzionari che prestavano giuramento mettendoli in guardia dal gennaio caldo che li aspettava. “Il nostro dovere è quello di difendere il diritto costituzionale di manifestare di ciascun cittadino – aveva detto il Prefetto –. La polizia, dunque, non deve essere mai controparte, ma soggetto di tutela dei diritti”. Una linea, rimasta la stessa dal dopo-G8 di Genova e fortemente ribadita con l’apertura della scuola per l’ordine pubblico di Nettuno, che adesso trova maggiore ascolto nelle stanze più alte del Viminale. Se con Maroni, infatti, c’eravamo abituati a vedere aquilani o studenti manganellati al confine delle zone rosse a protezione dei Palazzi, l’intenzione del ministro Cancellieri potrebbe essere invece quella di garantire il diritto a manifestare anche a ridosso dei luoghi del potere. A patto che i numeri siano gestibili e che le proteste rimangano pacifiche.
Ed è proprio questo il punto: se i tassisti hanno già cominciato a bloccare le città di tutta Italia (e sono arrivate persino le minacce di mettere a ferro e fuoco la Capitale), è molto probabile che le altre categorie colpite dalle liberalizzazioni diano vita a manifestazioni e rivolte che rischiano di invadere le strade e interrompere il servizio pubblico (Tir siciliani e serrate dei benzinai, per esempio). Mille persone sono un conto, decine di migliaia un altro. E se crescono i numeri, potrebbero crescere anche i divieti. Per questo l’attenzione in queste ore è massima. “Attenzione, non preoccupazione”, sottolineano fonti del ministero dell’Interno. La situazione è finora sotto controllo, ma il pericolo di tensioni sociali è ben presente.
Si guarda con attenzione alla Sicilia, ma naturalmente
la piazza più osservata è quella di Roma, dove l’ordine pubblico viene gestito direttamente dalla Questura. Fino a ieri si è cercato il dialogo, con la convocazione in via di San Vitale dopo il fax della Prefettura che invitava a valutare la precettazione, e non è un caso che i tassisti siano stati fatti arrivare, per più giorni, in piazza Colonna, a pochi metri da Palazzo Chigi. Si potrebbe obiettare: i conducenti di auto bianche sì, gli studenti e gli aquilani no (con conseguenti manganelli). Risposte ufficiali non ce ne sono, ma le tensioni all’interno della Questura pare non siano mancate. I numeri sono diversi, non sono cortei potenzialmente pericolosi e soprattutto i tassisti sono più simpatici al sindaco Alemanno, che è stato da loro sponsorizzato gratis in campagna elettorale e guarda caso ieri ne ha sposato interamente le rivendicazioni.
Certo è che le bombe carta non sono piaciute e così ieri il presidio spontaneo è stato “arginato” al Circo Massimo. A contenerlo ci si sono messe anche le volanti, e questa è un’anomalia per l’ordine pubblico, forse il segno evidente che l’attenzione si sta trasformando in preoccupazione. Anche perché, fanno sapere ambienti della Questura, tra i tanti conducenti onesti ce n’è anche qualcuno con la fedina penale non proprio trasparente. Si poteva intervenire prima, la richiesta è arrivata nell’ufficio del Questore Francesco Tagliente, che però ha preferito non esasperare il clima. Finora. Il rinvio a oggi della convocazione delle sigle sindacali a Palazzo Chigi preannuncia un altro giorno di tensioni e di blocco del servizio. Ma è da domani che tutto potrebbe aggravarsi, quando il decreto liberalizzazioni verrà licenziato dal Consiglio dei ministri. Solo allora si capirà se la preoccupazione impugnerà i manganelli.
Da Il Fatto Quotidiano del 19/01/2012.
diksa53a.blogspot.com
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