Pd e Pdl pronti ad archiviare la riforma per puntare a vincere Per i centristi una doccia gelata.
Sulla legge elettorale è tutto da rifare. Un mese e mezzo fa la riforma sembrava a portata di mano in virtù della cosiddetta bozza Violante, escogitata dall’ex presidente della Camera. Trattavasi di un mix tra sistema spagnolo (fortemente maggioritario) e modello tedesco (proporzionale con soglia di sbarramento). In pratica un ritorno all’antico, alle dinamiche della Prima Repubblica con qualche sostanzioso correttivo a vantaggio dei grandi partiti. Ebbene: questa bozza di riforma non ha superato il test delle Amministrative. Né il Pd né il Pdl sembrano più intenzionati a mandarla avanti. Si sono accorti che, invece di risolvere i loro problemi, finirebbe per aggravarli. Anziché porre un freno alla proliferazione dei partiti, la riforma su cui stavano per mettersi d’accordo avrebbe avuto l’effetto di scatenare altre spinte centrifughe. E d’altra parte, a cosa servirebbe mettere una soglia di sbarramento quando i famosi buoi sono già scappati dalla stalla? Oltre a Pd e Pdl, si contano ben cinque partiti in grado di superare l’asticella: Lega, Sel, Idv, Grillo, Udc e forse pure Fli… Così non può andare, si sono detti tanto Bersani quanto Alfano. Cosicché il primo è tornato alla proposta originaria del doppio turno, nella prospettiva di incarnare tra un anno l’Hollande italiano. Quanto al secondo, non è ben chiaro su un quale modello potrebbe attestarsi (nel Pdl le voci sono tante e discordanti), ma di sicuro non gradisce più un modello proporzionale che favorirebbe la fuga degli elettori Pdl verso altri lidi.
Contatti sono in corso tra i due maggiori partiti per tessere una nuova tela. Ieri sembrava addirittura che i «berluscones» fossero disposti a convergere sul modello francese, in modo da accaparrarsi gratis nel secondo turno una quota di elettorato leghista e Udc. Però il Cavaliere non si fida dei suoi «tecnici», sogna ancora di vincere e ritiene che questo sistema sarebbe più vantaggioso per gli avversari. È possibile che alla fine si trovi un compromesso su qualche variante della legge attuale, il famigerato Porcellum. Ad esempio introducendo le preferenze o i collegi al posto delle attuali liste bloccate; inoltre aggiustando il premio di maggioranza in Senato. Ai vertici dei due partiti maggiori li considerano dettagli tutto sommato secondari. L’importante, dicono, è salvare il bipolarismo.
Per i centristi in particolare, si tratta di cattive notizie. Non solo sono rimasti delusi da un turno amministrativo dove avevano riposto tante, troppe aspettative. Adesso si trovano schiacciati su un governo che giorno dopo giorno perde gli iniziali connotati di popolarità; debbono competere con una folla di partiti più o meno della loro stazza; e come se non bastasse rischiano di votare nel 2013 con una legge elettorale molto diversa da quella che li aiuterebbe. Una morsa si va stringendo su Casini, Fini e Rutelli. Tra l’altro sempre meno uniti: nella campagna delle Amministrative, nemmeno un comizio insieme…
Da La Stampa del 09/05/2012.













