Indagati Bossi e i figli: casse del partito svuotate. A Renzo paghetta da 5 mila euro. Umberto sapeva.
“The Family” Bossi entra ufficialmente nell’inchiesta sui rimborsi elettorali, soldi pubblici, usati per fini personali e su presunti fondi neri del partito. Indagato a Milano Umberto Bossi per truffa aggravata ai danni dello Stato, “in epoca anteriore e prossima all’agosto 2011”, in concorso con l’ex tesoriere Francesco Belsito, per uso improprio dei rimborsi. Indagati i figli Riccardo e Renzo Bossi (il Trota) per appropriazione indebita “in epoca anteriore e prossima al 31 gennaio 2012”in concorso con Belsito. Secondo l’accusa prendevano anche una “paghetta” di 5 mila euro al mese dal conto Lega. Per peculato, invece, è indagato il senatore Piergiorgio Stiffoni, “in epoca anteriore e prossima al 31 gennaio 2012”. Avrebbe usato per sé soldi pubblici destinati alle spese del suo gruppo a Palazzo Madama. Riqualificata da appropriazione indebita a riciclaggio l’accusa per il consulente finanziario, Paolo Scala, coinvolto nelle operazioni di investimento della Lega a Cipro e in Tanzania. IL “S ENATUR” Umberto Bossi sapeva della gestione allegra dei rimborsi elettorali destinati alla Lega e smistati da Belsito. Assieme a lui ha firmato il rendiconto di bilancio 2011 che per gli inquirenti è taroccato. Ecco perché, ieri, il procuratore aggiunto, Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini gli hanno notificato un avviso di garanzia. “Bossi risponde come segretario federale che redige i conti – ha spiegato il procuratore Edmondo Bruti Liberati – e abbiamo elementi utili per dire che c’è sotto una sua consapevolezza”. Gli elementi utili sono, appunto, innanzitutto la sua firma in calce al rendiconto dell’agosto scorso che si riferisce ai 18 milioni di rimborsi elettorali incassati nel 2010; le dichiarazioni della segretaria amministrativa, Nadia Dagrada: “Bossi firmava i rendiconti del par tito” e quelle di Belsito: “Per gli investimenti e per le spese anche della famiglia avevo carta bianca da Bossi”. Il nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano tra i tanti documenti sequestrati nella cassaforte romana di Belsito ha trovato anche una lettera di Riccardo Bossi, indirizzata a Belsito. Batte cassa trincerandosi dietro il capofamiglia: “Ne ho parlato con papà”. In un’altra lettera del 31 gennaio scrive: “Caro Francesco (Belsito, ndr) ti elenco i pagamenti a cui devo far fronte…”. Dal pagamento di multe e del carrozziere al saldo delle spese per auto noleggiate. Belsito avrebbe pagato anche, tra maggio e ottobre 2011, 5 mila euro all’ex moglie di Riccardo Bossi, Maruska Abbate. E poi ci sono le spese, ormai note, per le macchine, il diploma e la laurea in Albania del Trota. Il 3 aprile scorso, i magistrati nel decreto di perquisizione eseguito dalla Guardia di Finanza hanno scritto che il rendiconto 2011 “è inveritiero, non dà conto della reale natura delle uscite, non dà conto della gestione in ‘nero ’”. E riferendosi ai 18 milioni di euro di rimborsi elettorali parlano di una somma che ha avuto come presupposto “la validazione del rendiconto del 2010 sul quale vi è prova della falsità”. Dagrada, sentita come testimone, ai magistrati aveva detto: “Con dolore dico che sono stati utilizzati soldi del finanziamento pubblico destinati alla Lega per pagare conti personali in particolare della famiglia Bossi… La situazione è precipitata dopo la malattia di Bossi, nel 2003. C’è stato ‘l’inizio della fine’”. E che Umberto Bossi sapesse della gestione “opaca” di Belsito lo ha detto ai pm anche Daniela Cantamessa, sua segretaria storica e testimone: “Quando dico che ‘il capo continua imperterrito con quello che gli ho detto’ mi riferivo al fatto che io stessa avevo avvisato Bossi delle irregolarità del Belsito…e del fatto che Rosi Mauro era un pericolo… Non nominai a Bossi la moglie perché lo ritenevo indelicato”. MA NÉ MANUELA Marrone Bossi né la vicepresidente del Senato, Mauro, al momento sono indagate. Gli inquirenti stanno verificando la legittimità di centinaia di migliaia di euro finiti alla scuola Bosina della signora Bossi, in particolare un versamento da 300 mila euro, e i tanti soldi, forse 200-300 mila euro l’anno che la Lega avrebbe destinato al Sinpa, il sindacato padano. In particolare devono accertare se i soldi dal Sinpa siano finiti sui conti personali di Mauro. Per quanto riguarda Stiffoni, invece, è scattata l’accusa di peculato perché avrebbe stornato almeno 500 mila euro dai 6 milioni destinati nel 2011 ai senatori della Lega che, come ogni gruppo parlamentare, ha diritto a soldi pubblici per le spese. Ci sono almeno una trentina di assegni circolari sospetti così come alcuni prelievi in contanti, uno da 190 mila euro, che Stiffoni, sentito dai pm di Milano ha giustificato in maniera ritenuta risibile: avevo paura della crisi, che le banche fallissero. Stiffoni dopo la deposizione, secondo quanto risulta al Fatto ha scritto una lettera al capogruppo in Senato, Federico Bricolo per dirgli che aveva preso “temporaneamente” dei soldi dal conto dei senatori per esigenze familiari. Si è anche autosospeso dal partito e dalle funzioni di amministratore del gruppo. Bricolo, però, l’ha sostituito e ai magistrati che lo hanno ascoltato come testimone ha detto che i conti gestiti da Stiffoni non gli tornavano affatto. Gli atti su Stiffoni, per competenza, sono stati inviati a Roma.
Da Il Fatto Quotidiano del 17/05/2012.













