Memorabile lo speciale di Bruno Vespa sul terremoto, l’altra sera. L’ho seguito per un paio d’ore, al tempo stesso ammirato e atterrito dall’eccitazione quasi folle che la catastrofe aveva innescato nell’uomo e nel professionista. Parlando a mitraglia, con lo sguardo acceso, a volte mulinando una bacchetta per indicare mappe, coordinare inviati, ammonire geologi, Vespa ha in pratica gestito da solo i soccorsi. Punto alto della serata, il severo monito da lui rivolto a una terremotata affinché raggiungesse immediatamente, non si sa perché, un albergo di Reggio Emilia. La signora, costernata, non ne aveva alcuna voglia, ma le è mancato l’animo di dirlo, forse perché le dispiaceva deludere Vespa. Niente poteva sfuggirgli: discrepanze nelle carte telluriche, disponibilità di camere d’albergo nel raggio di centinaia di chilometri dall’epicentro, imprecisioni di sindaci e assessori sul numero esatto delle brande, delle cucine da campo, dei picchetti per le tende. Gli ospiti hanno potuto parlare pochissimo, anche perché dopo poche sillabe Vespa toglieva loro la parola per dire meglio di loro quanto avrebbero voluto dire. Sono rimasti per ore, muti e attoniti, seduti ai loro posti, chiedendosi anche loro perché era così urgente che almeno alcuni dei senzatetto raggiungessero immediatamente Reggio Emilia. Ma non hanno osato chiederlo.
Da la Repubblica del 31/05/2012.














Caro Serra, lei è ancora giovane e resiste a due ore di Vespa; io sono vecchio, e non vado oltre i dieci minuti. Ma l’altra sera mi sono stati più che sufficienti per rilevare la situazione che lei descrive così bene. Se il governo sobrio che abbiamo chiedesse a Vespa di ridurre la sua trasmissione a venti minuti (per concorrere alla sobrietà generale, s’ntende), basterebbero e avanzerebbero. Se poi si riducessero in proporzione i compensi, e si desse quello che avanza ai terremotati, sarei perfino disposto ad abbracciare collettivamente tutto il Governo (Fornero esclusa: c’è un limite a tutto).
Va ‘bbuò, come disse l’Ammiraglio.
Ernie Longo