Un’altra bufera, l’ennesima, investe la sanità lombarda. E tocca un fedelissimo del sistema di potere formigoniano, il direttore generale della Sanità Carlo Lucchina, già tirato in ballo in più occasioni nel corso di un’altra inchiesta, quella che riguarda i 70 milioni di euro della fondazione Maugeri distratti da Pierangelo Daccò e Antonio Simone. Ieri gli uffici di Lucchina in Regione sono stati perquisiti dai militari del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza. Il dirigente è accusato di turbativa d’asta: avrebbe favorito, insieme ad altre ventisette persone — altri funzionari della sanità, direttori generali di ospedali, imprenditori, medici e tecnici — alcune aziende del settore delle tecnologie medicali nell’aggiudicazione di progetti sperimentali negli ospedali Niguarda di Milano, e nei nosocomi di Lecco, Busto Arsizio e Saronno.
L’inchiesta del pm Carlo Nocerino — coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco, lo stesso che si occupa del caso Maugeri — ipotizza anche i reati di associazione per delinquere, rivelazione del segreto d’ufficio e peculato. Le gare truccate sarebbero tre: una per l’adozione, da parte dei medici, di 135 esemplari di Vscan, un ecografo portatile a disposizione dei medici per approfondimenti diagnostici da fare anche fuori dall’ospedale. Il progetto pilota è già stato avviato al Niguarda e a Lecco e il relativo finanziamento da parte della Regione è stato già deliberato nel gennaio del 2011 per un importo da 1,1 milioni. Erano già pronti per l’assegnazione — ma non c’è stata alcuna decisione di spesa — altri due progetti, del valore di altri tre milioni di euro: quello della “Home care”, l’assistenza fatta a casa del malato tramite strumentazioni di telemedicina, e quello che riguarda lo sviluppo della tecnologia per la emodinamica, una branca della fisiologia cardiovascolare che, analizzando i flussi del sangue nei vasi permette di prevenire
di infarti e altre patologie simili.
Cosa c’era che non andava, in queste innovazioni cliniche? Il problema, secondo l’accusa, erano i bandi confezionati su misura per privilegiare determinate aziende produttrici dei macchinari anziché altre. In particolare la General Electric, la Telecom e altre imprese minori. I funzionari di aziende ospedaliere e i tecnici delle ditte si sarebbero accordati per pilotare le gare dei finanziamenti.
Per l’opposizione in Lombardia, la nuova inchiesta è un nuovo colpo alla credibilità del governatore Formigoni, già circondato da ex assessori e uomini del suo entourage politico indagati, arrestati o a processo per reati come la corruzione. Per Stefano Zamponi, dell’Italia dei Valori, «cade anche un altro alibi del presidente: l’indagine sta dimostrando quello che noi sosteniamo da sempre, ovvero che esistono opachi intrecci tra affari e politica nella giunta regionale». Pd e Sinistra ecologia e libertà chiedono le dimissioni di Lucchina. E protesta anche la Cgil: «Il modello lombardo, tanto decantato, di privatizzazione progressiva della sanità, sta mostrando di essere fondato sull’intreccio tra poteri politici e interessi privati», dice il segretario generale Nino Baseotto, che aggiunge: «Paralizzata com’è dagli scandali, la giunta Formigoni è arrivata al capolinea. Serve un’ampia iniziativa».
Ma per l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani, Lucchina e gli altri funzionari o dirigenti regionali coinvolti sono «tutti innocenti fino a prova contraria» e per questo non si può chiedere loro di fare un passo indietro. Però, riconosce Bresciani, «abbiamo bisogno della verità. La gente comincia ad avere un sentimento di tensione riguardo alle azioni che si fanno in Regione Lombardia. Bisogna capire se ci sono colpevoli oppure no. E le mele marce vanno buttate fuori».
La Repubblica 15/06/2012.













