Si legge che il voto greco “non basta ai mercati” e ci si ingegna di capire che cosa basti, ai mercati: la consegna immediata di tutte le ragazze vergini? La testa del Battista su un piatto d’argento? La donazione di ogni bene pubblico e privato al circolo ricreativo dei banchieri? L’uso obbligatorio del papillon? Ma poi, soprattutto:chi diavolo sono, questi misteriosi “mercati”? Hanno fisionomia giuridica, un portavoce, un responsabile, un legale rappresentante, qualche nome o cognome al quale, all’occorrenza, presentare reclamo? Qualcuno ha mai votato per loro? Se sbagliano, si dimettono? Quando e dove è stato deciso che il loro giudizio (il famoso “giudizio dei mercati”) conta più del giudizio dell’intera classe politica mondiale? Perfino i più esecrabili dittatori ci mettono la propria faccia, e a volte finiscono la carriera appesi a un lampione. Perché i mercati no? Se contano tanto (tanto da affamare i popoli, volendo, e tanto da salvarli, sempre volendo) perché sono l’unico potere, in tutto l’Occidente, che non si espone mai, non parla nei telegiornali, non viene intervistato, fotografato, incalzato? Perché siamo tutti ai piedi di un’entità metafisica che per giunta non dispensa alcun genere di risarcimento spirituale, anche scadente?
Da La Repubblica del 19/06/2012.














Nella mia pochissima cultura finanziaria mi sono fatto un’opinione, non esiste un “giudizio dei mercati” ma strutture finanziarie (fondi sovrani? hedges funds?) con mega-risorse che con piglio da avvoltoi speculano movimentando quantità enormi di capitali per mezzo degli HTF (software High Trading Frequency) che in pochi millesimi di secondo comprano e vendono quantità inimmaginabili (per gli umani normali) di titoli.
Queste “strutture” accumulano “ricchezza” scritta su files, ma realmente dov’è questa ricchezza? A cosa serve? Quando avranno destabilizzato intere nazioni contribuendo a creare panico nelle masse, questi “signori della finanza” pensano di essere intoccabili ed al sicuro nei loro mega uffici, nelle loro abitazioni di lusso? Ma se gli manca l’energia elettrica, non riusciranno neanche a “mangiarsi i files” con i loro numeri astronomici!
La politica è incapace a gestire realmente l’economia in modo tale da non prestare il fianco a queste situazioni e, ritengo, sia complice, perché è difficile pensare che non vi siano connivenze colpevoli. Nell’arco di un anno circa sono usciti un paio di articoli di indagini su queste strutture finaziarie che usano gli HTF, poi il nulla …
Questi “signori della finanza ed il mondo politico” (e ci aggiungo i signori della guerra e del petrolio … il discorso diventerebbe troppo lungo) sono il cancro che contamina la cellula a lato e tutto divora.
Ho sempre una speranza: che l’informazione faccia la parte del donatore di “midollo osseo” e possa contribuire ad innestare il contagio alla rovescia.
Cordialmente
Credo che i commenti di Valerio Dardanelli siano corretti. Questa rete di interessi, sostenuti da grandi capacità manovriere, sfugga a qualsiasi tentativo di metterla sotto controllo. Occorerebbero forse dei passi molto drastici, come imporre un limite di tempo di livello “umano” (diciamo almeno 4 ore) tra le operazioni di acquisto e di vendita degli stessi titoli (ma vi immaginate che casino ne verrebbe fuori ?). Credo poi che un forte contributo alla speculazione venga dalle agenzie di rating, che hanno acquistato un enorme influenza sull’andamento dei famosi mercati e che quindi possono manovrare a loro piacimento.
Ernesto Longo
Nella mia ingenuità penso da tempo che i governi siano ormai formati in gran parte da persone “vendute” alla speculazione finanziaria. Un insieme di norme, concordate tra i principali paesi, volte a ridimensionare ( tassandoli, vietando certe pratiche) il movimento dei capitali virtuali avrebbe prodotto a suo tempo effetti correttivi. Si è invece in malafede alimentato il mito della scientificità dell’economia, che è al contrario la più “umana” delle discipline. Andrebbe gestita con sapienza e – soprattutto – con onestà politica
Il mercato è in senso stretto il luogo dello scambio di merci ove da sempre le società hanno cercato di soddisfare bisogni primari; nella storia più recente si sono invertiti i ruoli, enormi società anonime hanno creato mercati “a loro immagine e somiglianza” per il soddisfacimento di cechi obbiettivi economici, o meglio finanziari, per cui la maggior parte dei mercati, anonimi, hanno natura prettamente finanziaria, il bene di scambio assume un’importanza secondaria.
Ad ognuno di noi viene però affidato un compito molto importante, non solo in qualità di cittadini ed elettori, bensì anche di consumatori: applicare a livello individuale e collettivo una selezione non solo del bene, ma anche dell’entità che lo vende.
[...] un pò di tempo voglio scrivere di questo dibattito recente tra Michele Serra ed il professor Ichino. Lascio a voi la lettura dei due pezzi decisamente più completi e [...]
[...] rane, Alessandro Gilioli ritorna sulla discussione attorno ai “mercati” sorta dopo la ridicola amaca di Serra, smontata con il suo solito stile da Pietro Ichino. Gilioli sembra stupito dal confronto [...]