Sentire il capitano Buffon – notoriamente non un uomo di sinistra, al pari della maggioranza dei calciatori – spendere parole di ammirato rispetto per Napolitano fa un certo effetto. Il presidente della Repubblica ha colto l’attimo degli Europei per perfezionare il suo lungo lavoro di ricucitura dello spirito nazionale, che ha toccato il suo culmine nell’anno del Centocinquantenario (il suo capolavoro politico). Soltanto un anno fa era al potere un partito secessionista il cui leader parlava con disprezzo dell’Italia e dei suoi simboli. Oggi nessuno si domanda più che cosa pensino i capi leghisti del tifo per gli azzurri, tanto irrilevante è diventata la loro opinione; e il loro leader, un tempo temuto, appare a tutti un poveruomo travolto dalla modestia umana del suo clan. Almeno da questo punto di vista abbiamo davvero svoltato, come comunità nazionale: sembra passato un secolo da quando ogni cattivo pensiero, ogni fiato guasto che arrivava dalla Lega pareva rodere alle radicila Repubblica. Solamentegrazie al comparaggio con Berlusconi (un altro che conla Repubblicaha poco a che fare) le camicie verdi hanno potuto tenere in pugno così a lungo una storia che non è la loro, ma è la nostra: e ce la siamo ripresa molto volentieri.
Da La Repubblica del 01/07/2012.













