In margine (ma non tanto) alla sentenza sull’abominevole storia della scuola Diaz, in parecchi si chiedono quale fu il ruolo di Gianfranco Fini, che visse in prima persona, sia pure dietro le quinte, quei fatti terribili, e oggi è terza carica dello Stato. Senza pretendere di dire niente di determinante o di utile su responsabilità che l’opacità del potere ci impedisce di conoscere, mi permetto però di formulare un’ipotesi di nessun rilievo giudiziario, ma forse di qualche rilievo politico. L’ipotesi è che i fatti della Diaz non siano estranei al successivo “strappo” di Fini e al suo tentativo di costruire (o forse di “inventare”) una vera destra liberale. Quel tanto di brutalità fascista che uomini dello Stato, evidentemente poco al corrente del proprio ruolo e del proprio lavoro, misero in campo, venne quasi rivendicata dai capi di An, che in quella circostanza rivelò un’anima più neofascista che post. Fini fu soprattutto evasivo e reticente, e lo fu su questioni che il Fini successivo, quello di Futuro e Libertà, non avrebbe mai affrontato con quella superficialità. Oggi avrebbe un’ottima occasione per spiegare meglio che cosa accadde, e perché da quella pagina nera il potere italiano (anche il potere di destra) è stato costretto a imparare qualcosa.
Da La Repubblica del 08/07/2012.













