Bersani attacca. Balduzzi: nessuna spallata. Il Pdl: strada giusta.
ROMA — Scatta l’assedio al governo, all’indomani dell’approvazione del decreto sulla revisione della spesa: non solo un assedio sindacale e confindustriale, ma anche politico che matura nel cuore della sua maggioranza. Dal Pd una levata di scudi e richiesta pressante di modifiche. Mentre il Pdl, al contrario, fa quadrato. Pier Luigi Bersani sostiene che nel decreto ci sono cose buone e altre meno. «Quello che soprattutto non va — dice il segretario del Pd — è il taglio delle risorse agli enti locali, già troppo indeboliti, e l’intervento sulla sanità». Ecco, proprio il taglio ai posti letto e alla spesa sanitaria, secondo il leader, è il vero tallone d’Achille: «Non c’è sufficiente comprensione di come funzioni nella realtà il servizio: si rischia il bis della vicenda esodati, avere cioè più confusione che risparmio». Per sintetizzarla con Giuseppe Fioroni, «lotta agli sprechi sì, tagli alla Sanità no: scontato chi sceglieremmo tra Monti e la salute dei cittadini». Il ministro nel mirino, Renato Balduzzi, replica alle accuse intervenendo a un’iniziativa nel Vercellese. Dice che «la spending review rappresenta una grande sfida per il servizio sanitario nazionale » allo scopo di renderlo più efficiente, «affidando le necessità di razionalizzazione alla responsabilità delle Regioni, una volta indicati e fissati gli obiettivi ». Nessuna mazzata, insomma. Un po’ per reazione al Pd, in un gioco delle parti nella strana maggioranza, il Pdl difende il provvedimento del governo. «Il nostro obiettivo fondamentale è quello di arrivare a ridurre la pressione fiscale prima della fine di questa legislatura — spiega il capogruppo Cicchitto — dunque va sostenuta l’operazione in atto di taglio della spesa pubblica». È un coro, «il Pdl farà la sua parte anche se occorre più coraggio contro gli sprechi» sostiene Maurizio Lupi. «Si può fare di più e meglio » dice Renato Brunetta. Ma dalla Gelmini a Napoli a Gasparri, sono dalla parte del governo. Anche Pier Ferdinando Casini individua nel provvedimento uno spartiacque tra «chi si illude di sopravvivere, difendendo sprechi e corporazioni, e chi sceglie la serietà: ci sono costi da pagare e forse voti da perdere. Confidiamo nell’intelligenza degli italiani» scrive il leader Udc su Twitter. Anche i repubblicani con Nucara parlano di «passo importante». Al contrario, l’opposizione si prepara a mobilitarsi fuori dal Palazzo. Il neo segretario leghista Roberto Maroni, dalla sua pagina Facebook, chiama a raccolta il «fronte del Nord» contro il governo che «vuole la rissa con il Nord». Ma anche Antonio Di Pietro va giù duro: «Tra tutte le porcherie che questo governo ha fatto con tanta sobrietà, il decreto sulla spending review, è una delle peggiori ». E annuncia: «Lo contrasteremo ovunque, in Parlamento, nelle piazze, nei luoghi di lavoro». Ma non è solo sulla revisione della spesa che il Pd apre con un contenzioso col governo. Il responsabile giustizia, Andrea Orlando, interviene sul taglio alle sedi giudiziarie per invitare il governo ad «ascoltare i territori» è un intervento «storico, ma servono modifiche».
Da La Repubblica del 08/07/2012.













