Sul voto di preferenza (che non c’è più dal ’92) i partiti escono allo scoperto e iniziano a darsele di santa ragione. Per il varo di una nuova legge elettorale i tempi stringono e così cresce anche il nervosismo tattico delle segreterie, anche se tutti i leader hanno ben presente che nel 2005 il «Porcellum » (l’attuale legge «porcata» con le liste bloccate e il superpremio di maggioranza) si votò in dicembre, pochi mesi prima delle elezioni politiche del 2006. Sul ritorno alla preferenza o alla preferenze (prima del referendum Segni, infatti, erano 4 i nomi dei candidati da indicare sulla scheda) le distanze tra i partiti sembrano siderali. Il Partito democratico, che ha impostato da sempre una battaglia contro l’«inquinamento del voto dovuto alla preferenza», ieri si è beccato un rimbrotto domenicale da parte di Pier Ferdinando Casini (Udc) che è uscito allo scoperto su twitter: «Andiamo subito in Parlamento e votiamo la legge elettorale alla luce del sole. Al Pd e al Pdl dico: ciascuno si assuma le proprie responsabilità e le proprie scelte… ». Replica a stretto giro di posta, sempre su twitter, Anna Finocchiaro (Pd) che invia un messaggio dopo aver consultato lo stato maggiore del partito: «Il Pd vuole che i cittadini scelgano gli eletti ma se qualcuno vuole una legge elettorale con le preferenze sappia che non siamo disponibili». Una presa di posizione tanto esplicita spinge Casini ad alzare il tiro. Stavolta il leader dell’Udc sceglie il social network Facebook per far conoscere il suo pensiero: «Rispetto Anna Finocchiaro e le sue opinioni ma con i collegi uninominali sono i partiti a scegliere i candidati. Esempio, un siciliano in Trentino o un emiliano in Puglia. L’unico sistema che fa scegliere il cittadino è la preferenza». Ma il torrido pomeriggio domenicale è ancora lungo e così la Finocchiaro ha modo di puntualizzare: «Le preferenze nella legge elettorale furono abolite perché poco trasparenti. Il Pd è per i collegi, magari con un sistema di consultazioni» che, tradotto, vuol dire scegliere il candidato della lista del Pd con le primarie. Dunque, riassumendo, quando mancano meno di sei mesi utili di legislatura, siamo ancora in alto mare sulla legge elettorale: sulle strada delle preferenze, tuttavia, si fanno vivi solo gli ex di An Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni («Sono una vera scelta da parte dei cittadini ») mentre il segretario Angelino Alfano viene attaccato da destra, da Francesco Storace: «Perché Alfano tace?». Parla invece Felice Belisario (Idv) che getta altra benzina sul fuoco: «Siamo punto a capo. Tanto rumore per nulla, i partiti sono paralizzati dalla paura di incappare in una riforma che possa alterare gli equilibri di potere». Un punto fermo si era raggiunto con il gruppo di lavoro guidato da Luciano Violante (Pd) con una bozza firmata da Quagliariello (Pdl), Adornato (Udc), Pisicchio (Api) e Bocchino (Fli), che prevedeva l’adozione di un sistema elettorale misto molto simile a quello tedesco: 50% uninominale, 50% proporzionale, senza preferenze con liste bloccate, sbarramento anti partitini al 5%, premio di maggioranza del 15% per il primo partito o per la coalizione che supera il 40%. E allora, osserva il costituzionalista Stefano Ceccanti (Pd), «perché Casini, favorevole al sistema tedesco, vuole le preferenze quando in Germania non ci sono?». Le preferenze in principio erano 4, poi venne il referendum Segni e furono ridotte a una (1992) e infine il «Mattarellum » introdusse i collegi uninominali per i tre quarti degli eletti nel ’94. A dicembre del 2005 —quando si stava per approvare il «Porcellum», votato dall’allora centrodestra che comprendeva anche l’Udc —il deputato Pino Pisicchio (ex dc in quell’epoca nel gruppo Misto) presentò un emendamento per la reintroduzione delle quattro preferenze: «Con il voto segreto, su 500 e rotti presenti votammo solo in 53 a favore delle quartine», spiega Pisicchio. Che aggiunge: «Figuriamoci cosa succederebbe ora che alla Camera siamo rimasti solo in 32 a essere stati eletti almeno una volta con le preferenze. Io penso che nessuno le voglia più, le preferenze. E lo dice, con amarezza, uno che ci crede in quel sistema di selezione democratica ».
Da blogncc.com del 09/07/2012.













