Arriva l’ordine di carcerazione. Loro: affidateci ai servizi sociali. Domani la Cassazione sui no global.
ROMA — Undici anni per una tempesta giudiziaria “perfetta”. Ieri, la Procura generale di Genova ha notificato ai poliziotti condannati per i fatti della Diaz l’ordine di esecuzione di 16 delle 17 pene detentive pronunciate il 5 luglio in Cassazione (per Canterini un errore materiale nel dispositivo della sentenza richiederà un’udienza camerale per la correzione necessaria a rendere esecutivi 3 anni e 3 mesi). Domani, venerdì 13, in una Cabala che vuole due sentenze definitive in una settimana, la “devastazione e saccheggio” di Genova. Ancora una volta in Cassazione, di fronte a una diversa sezione (la sesta), ma ad uno stesso magistrato dell’accusa, Pietro Gaeta. Capovolti prospettiva e contesto. Ieri, l’infedeltà violenta di «uomini dello Stato». Ora, la violenza seriale, carica di odio, sulle cose e i luoghi della città che armò di mazze, spranghe, molotov, le mani di 8 uomini e 2 donne che, confusi nel “blocco nero”, parteciparono a quei giorni di guerriglia. Ballano 100 anni di reclusione. Comminati il 9 ottobre 2009 dalla corte di Appello di Genova che aumentò le condanne di primo grado (altri 13 imputati uscirono dal processo per prescrizione). E sarà un “dentro” o “fuori”.
In un destino capovolto e insieme riflesso, ieri, gli avvocati dei poliziotti condannati per la Diaz si sono messi al lavoro sulle istanze di “affidamento in prova ai servizi sociali” che, entro il prossimo mese durante il quale l’esecuzione sarà sospesa, saranno depositate al tribunale di sorveglianza di Genova per evitare il carcere. Un passaggio che dovrebbe avere un esito scontato, se si sta agli irrisori residui di pena (tutti i condannati beneficiano di 3 anni di indulto): dai 12 mesi di Gratteri, agli 8 di Caldarozzi e degli altri funzionari,
ai 3 di Canterini, ai 5 di Panzieri e Nucera. Ma che — se si raccolgono le parole dell’avvocato Marco Corini, difensore di Gratteri — così per scontato poi non viene dato. «Non vediamo le ragioni per cui l’affidamento in prova dovrebbe essere negato, visto che ne beneficiano condannati per reati gravissimi — osserva — ma visto come sono andate sin qui le cose, siamo psicologicamente attrezzati anche al carcere ». Anche perché, in qualche modo, la decisione del tribunale di Sorveglianza di Genova si dovrà misurare con l’esito della sentenza di Cassazione di domani. È certo infatti che se da quel giudizio usciranno confermate condanne a lunghe pene detentive, i giudici genovesi si troveranno di fronte a un’alternativa diabolica. Riconoscere senza condizionamenti e sfidando una parte della piazza quello che ai condannati della Diaz il diritto normalmente riconoscerebbe o, al contrario, avviarli al carcere per evitare che, agli occhi dell’opinione pubblica, si consumi la sproporzione tra chi resterebbe libero (i poliziotti) e chi passerebbe i prossimi anni dietro le sbarre (i condannati per devastazione).
Tutto questo, per dire cosa è in gioco. Immaginato sotto altre stelle, che scommettevano su un giudizio della Diaz “assolutorio” per la Polizia, il processo ai 10 del G8 ne è infatti diventato paradossalmente il reciproco, persino nell’argomento che ne è il cuore. Perché domani, in discussione, non è la certezza del fatto per il quale il giudizio si celebra, né la responsabilità degli imputati (già condannati in due gradi di giudizio). Ma la risposta a una domanda che è stata argomento della Polizia a protezione dei suoi uomini e oggi diventa architrave delle difese dei 10 e delle migliaia che hanno firmato un appello (“10×100”) in loro sostegno: è giusto fare di questi 8 uomini e 2 donne i “capri espiatori” della moltitudine di incappucciati che mise a ferro e fuoco Genova? Che paghino in questa misura (una media di dieci anni), e unici a farlo con il carcere, per un reato (la devastazione) punito dal codice con severità doppia rispetto a chi si accanì sugli inermi? La Cassazione dovrà dire se i 10 “devastarono” o “danneggiarono”. Nel farlo, deciderà non solo tra un futuro dietro le sbarre (la devastazione) e una prescrizione (il danneggiamento), ma anche quale debba essere il metro dell’ “uguaglianza davanti alla legge” per quel luglio di 11 ani fa.
Da La Repubblica del 12/07/2012.













