Oggi la manifestazione in ricordo di Borsellino.
Ingroia, Di Matteo, Scarpinato siete voi il nostro Stato”: sono entrati così, cantando in coro, nell’atrio della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Da ieri mattina sfilano per la città. Sono partiti da via D’Amelio, dopo quasi mezz’ora di cammino tenendo in mano l’Agenda Rossa, scatola nera della Seconda Repubblica, lungo le rampe di Monte Pellegrino fino ad arrivare al castello Utveggio. Da lì hanno guardato dall’alto il luogo dove è stato azionato il telecomando che alle 16,58 di domenica 19 luglio ‘92 ha fatto esplodere la macchina imbottita di tritolo davanti all’abitazione della mamma di Paolo Borsellino. Un minuto di silenzio e poi tante domande, rivolte anche al Capo dello Stato: “Napolitano tieniti Mancino, noi ci teniamo Falcone e Borsellino”, ha urlato il popolo delle agende rosse per spiegare cosa pensa del conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale contro i pm siciliani. Poi, al grido di “Paolo è vivo e lotta assieme a noi” , si sono dati appuntamento a Piazza Croci per muoversi verso l’Università, ad ascoltare il convegno organizzato da Antimafia Duemila con i familiari, Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Domenico Gozzo, Sonia Alfano. Standing ovation per i magistrati e grandi applausi per il preside della Facoltà che ha consegnato a Salvatore Borsellino la tesi di laurea di Paolo: si laureò proprio lì, nell’anno accademico 1961/’62, con un lavoro intitolato “Il fine dell’azione delittuosa”. PAOLO È VIVO, oggi più che mai, ed è come se fosse qui in mezzo ai giovani. Nelle loro facce pulite sembra di rivedere il suo sguardo solare e quell’espressione ironica che non lo abbandonava mai, neppure quando continuava il cammino alla ricerca della verità sulla strage di Capaci, consapevole che sarebbe stato il prossimo a saltare in aria. Questa mattina, al convegno che si terrà presso il Palazzo di Giustizia organizzato dall’Associazione Nazionale Magistrati, parteciperà anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. Lo farà in forma privata, visto che nessun rappresentante delle istituzioni è stato invitato, e si recherà anche in via D’Amelio. E ci sarà anche Antonio Di Pietro, il solo leader politico, va detto, a prendere posizione chiara e netta in difesa dei magistrati palermitani additati come fossero impostori e non servitori dello Stato assetati di giustizia e verità in nome e per conto di quella Costituzione sulla quale hanno giurato. E a Palermo oggi arriveranno anche quelli che commemorano Borsellino solo perché da giovane simpatizzava con la destra, ma restano muti di fronte alla richiesta di verità sulla strage: per esempio il coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa, l’ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni e molti altri, parteciperanno alla fiaccolata per ricordare un uomo affinché “tanti servitori dello Stato di oggi ne sappiano correttamente interpretare e rinnovare l’insegnamento etico e l’efficace opera di giustizia”. IERI l’Amministrazione comunale di Palermo in ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta ha consegnato ai ragazzi nati il 19 luglio 1992 a Palermo, giorno della strage di via D’Amelio, dei block notes con l’elenco di tutte le vittime della mafia dal 1893 a oggi. A loro si è rivolto il presidente del Tribunale di Palermo, Leonardo Guarnotta: “Sono passati vent’anni e ancora aspettiamo la verità . I ragazzi vogliono conoscere la verità quella vera, finora ci sono stati segnali, mezze verità e distinguo su quanto accaduto nel giorno in cui siete nati”. E in nome di quella verità mancante, il sindaco di Palermo Orlando oggi in via D’Amelio non indosserà la fascia tricolore: “Sarò lì da cittadino, rispettando la volontà di Rita e Salvatore Borsellino” ha spiegato aggiungendo: “Indosserò quella fascia quando finalmente sarà fatta verità e giustizia su quella terribile strage”.
Da Il Fatto Quotidiano del 19/07/2012.













