Le parole sono sassi, e il cuore del civil servant D’Ambrosio potrebbe avere ceduto anche per qualche parola di troppo letta sui giornali. Ma la materia è così delicata, così controversa, che bisognerebbe maneggiarla con infinito pudore, specie se si è giornalisti, e dunque responsabili di quelle armi improprie che sono le parole. Sicuramente non da picchiatore a mezzo stampa, ma da satirico sbadato ho anche io qualche offesa ingiustificata da rimproverarmi, e un paio di rimorsi, in trentacinque anni di parole pubbliche, li ho accumulati. Pagliuzze, credo: che però mi suggeriscono cautela quando punto il dito sulle travi altrui… Sbalordisce, in questo senso, che ad accusare il Fatto di “assassinio mediatico” siano testate come il Giornale e Libero, antichi e accaniti praticanti di un giornalismo sistematicamente ai confini della caccia all’uomo. Basterebbe, per tutti, il caso Boffo, a suggerire prudenza a chi l’ha congegnato e messo in pratica. Al massimo, da quel pulpito, si potrebbe lamentare, da parte del Fatto, una invasione di campo, un apparentamento non gradito. E una imprevista concorrenza.
Da La Repubblica del 28/07/2012.













