Delle spiegazioni date dal giovane uomo d’affari Serra (solo un omonimo, lo giuro) a proposito dei suoi fondi caraibici ho capito pochissimo. La frase “sono un investitore istituzionale basato a Londra, regolato dall’Fsa e dalla Sec e tassato dall’Inland Revenue” per me è turco. Questo non significa, ovviamente, che non siano spiegazioni esaurienti; né che Serra celi alcunché di opaco o di illegittimo nelle sue attività. Significa, però, che quel mondo – così rilevante nel determinare, specie negli ultimi anni, il destino di tutti – si muove dentro un reticolo di regole e di interessi che sfuggono, diciamo così, al dibattito ordinario. La stragrande maggioranza del corpo sociale (il famoso “99 per cento” cui si appella, con molte buone ragioni, Occupy Wall Street) si sente largamente esclusa da meccanismi che le appaiono al tempo stesso potentissimi, invisibili e incontrollabili; e questo – soprattutto per una forza politica di sinistra – è ovviamente un problema non piccolo. Né Serra né Renzi devono offendersi se il solo nominare le isole Cayman mette un poco di ansia.
Da La Repubblica del 21/10/2012.














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