Fermare i magistrati. Anche lasciando il governo Monti. Silvio Berlusconi torna nel bunker. La condanna al processo Mediaset è impossibile da incassare. “Il Tribunale di Milano mi ha definito un individuo dotato di naturale capacità a delinquere, credo si sia passato il limite”. L’ex premier teme di trasformarsi in pungiball per i magistrati. Per questo si dice “obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia”, valutando l’opportunità di togliere la fiducia all’esecutivo tecnico. E sia chiaro, scandisce, se Monti vuole restare a Palazzo Chigi deve candidarsi e farsi eleggere. INFILA i guantoni, il Caimano. Con tutti. Monti, “l’egemone Germania” di Angela Merkel, che sorridendo con Nicolas Sarkozy “assassinarono la mia credibilità politica”. E poi la pressione fiscale , la crisi che ha fermato i consumi. Va all’attacco a modo suo, in un one man show di oltre un’ora. A Lesmo, alle porte di Monza, nella villa Gernetto che ospita l’Università della Libertà, ha chiamato a raccolta giornalisti e quanti del Pdl potevano arrivare per garantire applausi e sala piena. Daniela Santanchè e Mariastella Gelmini, la fedelissima Michela Vittoria Brambilla e il ministro delle tv, Paolo Romani. Poi Tiziana Maiolo e Roberto Lassini, indagato per i manifesti “via le Br dalle Procure” apparsi a Milano nel 2011. Ma basta ascoltare il discorso dell’ex premier per capire che l’unico motivo del rinnovato impegno di Berlusconi è lanciare l’ennesima offensiva contro i pm. L’Italia “non è più una democrazia, è una dittatura dei magistrati, siamo in una magistratocrazia”, dice. E minaccia: “Tutto il mio futuro impegno sarà dedicato a fare la riforma della Giustizia, perché così non si può andare avanti”. Ne è “profondamente” dispiaciuto, spiega, perché aveva altri progetti: “Costruire ospedali in Sudan con Guido Bertolaso attraverso la fondazione che presiedo; dedicarmi a una squadra di calcio che ne ha bisogno (il suo Milan, ndr) e investire la massima parte del mio tempo per proseguire l’opera di rinnovamento del Paese”. Questi erano i suoi obiettivi. Ma “purtroppo ho dovuto rivedere i miei programmi”. L’immobilismo è costato troppo. Ha ricordato il Lodo Mondadori, “la rapina del millennio, quella sentenza incredibile che mi ha condannato a pagare 564 milioni a De Benedetti”. Poi venerdì è arrivata la condanna a quattro anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici per il processo Mediaset per un’evasione fiscale “ridicola: 4,9 milioni nel 2001 e di 2,4 nel 2002”, secondo l’ex premier l’1% di quanto pagava di tasse Mediaset. Lo corregge Niccolò Ghedini, al suo fianco: la percentuale è meno, quello era l’imponibile. Berlusconi prosegue: “Avrebbero dovuto dare al responsabile del gruppo una medaglia d’oro grande così come miglior contribuente italiano, non una condanna”. E poi c’è lo “scandaloso” processo Ruby, che “si basa su stupidaggini” anche se sulla sentenza non si pronuncia. Per spiegare il motivo rispolvera una vecchia traduzione maccheronica dal latino che fece ai tempi dell’università: “Tot capita tot sententiae, cioè tutto capita nelle sentenze”. Il processo Ruby si chiuderà nei prossimi mesi, forse già a dicembre. Meglio evitare altre sorprese. NEGA di volersi ricandidare premier e garantisce che le primarie del Pdl si faranno; anche se, dice, “io sono il fondatore del partito quindi nel caso cambiassi idea, ma non la cambierò”, non sarebbero necessarie. Annuncia che si impegnerà da presidente del partito e snocciola i cinque punti di quello che appare come un programma politico: riduzione delle tasse, abolizione dell’Imu, ridimesionamento dei poteri di Equitalia e legge sulle intercettazioni (“per – ché non poter parlare al telefono è da paesi incivili e barbari”). Oltre alla riforma del Csm, a quella della giustizia e alla “fondamentale vera” riforma costituzionale altrimenti “questo Paese resta ingovernabile”. Per riuscirci, dice, è necessario il coinvolgimento dei moderati, che chiama a raccolta, da Casini a Montezemolo, così da “non far vincere la sinistra”. Poi invita gli italiani a non disperdere il voto: “È una scelta di campo, o di qua o di là”. Parole vecchie, dunque, come gli intenti, ma rispolverati perché necessari. E si dice pronto a tutto per raggiungere l’obietti – vo. Apre la campagna elettorale. “Riprenderò a tornare in tv, a parlare in pubblico”. Alla giornalista del Tg1 che lo interpella risponde: “Dica a Bruno Vespa di invitarmi”. Forse vorrebbe davvero risparmiarsi un nuovo impegno. “Nella mia carriera politica ho dovuto sostenere un braccio di ferro continuo con gli occupanti del Quirinale”, ricorda. Conosce i rischi, dunque, ma non vuole lasciare il “Paese in mano ai magistrati”. Certo, se Monti condividesse l’agenda, fornisse garanzie. Altrimenti a casa, perché vanno fermati i giudici. Che emettono sentenze “folli”. Decretano il “carcere per un giornalista” (Alessandro Sallusti, ndr), “condannano gli scienziati” per il terremoto de L’Aquila e Berlusconi per frode fiscale. “Folli”.
Da Il Fatto Quotidiano del 28/10/2012.














