Mercoledì prossimo il Consiglio dei ministri dovrebbe varare il decreto di riordino delle Province dopo che il 24 ottobre scorso è scaduto il termine entro cui le Regioni erano chiamate a presentare all’esecutivo le loro proposte. Molto probabilmente sarà un decreto che rinvia ancora la decisione definitiva: dal 2013 al 2014, senza passare per i commissariamenti, ma lasciando agli attuali presidenti la gestione del riordino. Da parte loro si tratta di limitare al massimo i danni conseguenti alla riduzione. È il senso dell’incontro che si è svolto l’altroieri al Viminale tra la delegazione dell’Upi, l’Unione delle province italiane, e i ministri, dell’Interno Anna Maria Cancellieri e della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi. “Il governo vuole procedere per decreto e, probabilmente, lo adotterà mercoledì” ha riferito Giuseppe Castiglione, presidente dell’Upi, che ha poi spiegato che “il percorso di riordino delle Province si potrà portare a termine solo se il governo procederà a un decisivo rientro, una rivisitazione dei tagli”. Per i bilanci delle Province, sostiene l’Upi, la sforbiciata di 500 milioni di euro per il 2012 e di 1,2 miliardi per il 2013 “è insostenibile”. La strada intrapresa, quindi, è stata quella del posticipo delle decisioni anche per dare vita, nel frattempo, a “un tavolo permanente tecnico- politico con l’Upi, alla quale è stata riconosciuta la collaborazione dimostrata”, ha sottolineato Castiglione. Nel corso dell’incontro, dunque, il governo si è impegnato a mantenere in carica gli organi elettivi affinché non siano dei commissari a governare il delicato processo di riordino: “Ci sono problemi legati al personale, al patrimonio, all’armonizzazione dei bilanci – ha osservato Castiglione – questo percorso va portato avanti da presidenti eletti dai cittadini”. Su questi basi, nel 2013 non ci sarà nessuna eliminazione delle province con meno di 350 mila abitanti e un territorio inferiore ai 2500 chilometri quadrati. La loro soppressione slitta al 2014 quando ci sarà la contestuale formazione delle dieci città metropolitane frutto della riorganizzazione degli enti locali. La tabella di marcia sancita dalla manovra di Natale 2011 e poi dal provvedimento relativo alla “spending review” viene così modificata. Saranno i presidenti di provincia a gestire gli accorpamenti decisi dal governo e che dovrebbero portare le attuali 86 province delle Regioni a statuto ordinario a 41 o 42 più le dieci città metropolitane. A queste vanno poi aggiunte le 20 province delle Regioni a statuto speciale il cui riordino è demandato alle stesse regioni. Alla fine della procedura, dalle attuali 110 province (ma la Sardegna ha già deciso di tornare da 8 a 4) si scenderebbe a 72 circa. Il taglio riguarderebbe un terzo degli enti e, in ogni caso, slitterebbe di un anno. Sempre se si farà.
Da Il Fatto Quotidiano del 28/10/2012.













