A leggere le cronache dal Quirinale degli ultimi giorni viene in mente “Questi fantasmi”, quando Eduardo parla con i botti di fine anno, in crescendo: prima qualche petardino sommesso, poi le girandole, infine i grandi fuochi d’artificio. Nei giorni pari i quirinalisti scrivono che il capo dello Stato pensa di anticipare le elezioni a febbraio, per essere lui a incaricare il nuovo premier e soprattutto bruciare sul tempo Grillo che, dicono i sondaggisti, avanza di un punto al mese. Nei giorni dispari piovono le smentite, sotto forma di “fonti del Quirinale”, o di tweet di Cascella, o di parole tratte dal quotidiano monito di King George: mai pensato al voto anticipato, che vi siete messi in testa. Intanto però i notisti politici, curiosa sottospecie di cronisti che abitano i sottoscala e gli ambulacri del palazzo, sensibilissimi al più impercettibile battito d’ali del potere, buttano lì una frasetta oggi e una domani su un imminente messaggio alle Camere del capo dello Stato. La scusa sarebbe quella di sollecitare i partiti – che non ne hanno alcuna intenzione – a cambiare il Porcellum. Ma il sottotesto fra le righe è ben altro, comprensibile persino a chi, come noi, è sprovvisto dei codici di decrittazione dal quirinalese all’italiano: impedire con ogni mezzo una vittoria di Grillo, già paventata in passato come il peggiore di tutti i mali e oggi ancor di più, dopo i risultati delle elezioni siciliane, e a maggior ragione, dopo la boutade su Di Pietro al Quirinale. Così, dall’alto Colle, iniziano a udirsi i primi petardi e girandole, a filtrare sussurri e borbottii, subito tradotti in sciame sismico dai quirinalisti, mandati avanti a sondare il terreno, dissodare le zolle, arare il campo e spianare la strada al Monito Supremo, il grande botto di Capodanno o anche prima. Roba da far impallidire il monito sfuso della scorsa primavera, poco prima delle amministrative, contro “i demagoghi di turno”, che sortì l’effetto opposto a quello desiderato: a Parma vinse Pizzarotti proprio perché la gente era stufa dei demagoghi di turno. Che però non erano i grillini, ma i grassatori di destra e sinistra che avevano portato la città alla bancarotta. Troppo vago dunque controproducente anche il monito di dieci giorni fa a “tener conto dell’esperienza Monti”: i siciliani l’han preso talmente sul serio che sono rimasti a casa o han dimezzato i partiti che sostengono Monti e premiato chi non lo sostiene. Ora, per evitare altri spiacevoli equivoci, bisognerà essere più espliciti, possibilmente indicando il nome e il cognome chi non bisogna votare. Squadre di insonni corazzieri, palafrenieri, consulenti, giuristi di corte, scalfari e macalusi sono al lavoro notte e giorno sul Colle per trovare la formula più efficace per convincerci a salvare i partiti che ci hanno rapinati e rovinati e a perpetuare la Repubblica più purulenta della storia dell’umanità. Ci vorrebbe una telecamera nascosta per immortalare una scena che pare il replay del Marchese del Grillo: quando il Papa, con le truppe napoleoniche alle porte di Roma, convoca al Quirinale la guardia pontificia per difendere il palazzo dai giacobini senza-Dio. E si ritrova di fronte un manipolo di nobili ottuagenari, gottosi e prostatici, che si reggono in piedi a stento: chi col girello, chi con la stampella, chi direttamente in barella, in uno sferragliare di cateteri, flebo, pròtesi e cinti erniari, giurano tutti di combattere fino alla morte (bella forza). Ora, più di due secoli dopo, il Quirinale è di nuovo in pericolo: le truppe “giacobiniste” (copyright la Repubblica) a 5Stelle premono alle porte. S’impone dunque un Supremo Monito all’altezza della gravità dell’ora. I più gettonati sono due. 1) “Vietato votare per partiti fondati da comici o ex magistrati”. 2) “Ma ci tenete proprio tanto a queste elezioni? E se stavolta saltassimo un giro e votassi solo io?”.
Da Il Fatto Quotidiano del 04/11/2012.













