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Posts contrassegnato dai tag ‘film’

Diretto dalla scrittrice ed attivista Helena Norberg-Hodge, “L’Economia della Felicità” è un film rivoluzionario su come migliorare il benessere dell’uomo e del Pianeta. L’1, il 2 ed il 3 ottobre 2012, in occasione della Giornata mondiale della non violenza, il film verrà proiettato in Italia sul grande schermo delle 36 sale del circuito The Space Cinema.

Ben distante dalle vecchie istituzioni di potere, la gente sta cominciando a forgiare un futuro diverso.

“L’Economia della Felicità” offre non solo un’analisi a tutto tondo della globalizzazione, ma anche un potente messaggio di speranza per il futuro.

I pensatori e gli attivisti che sono intervistati nel film vengono da ogni continente e rappresentano gli interessi della più grande maggioranza di persone sul pianeta. Il loro messaggio è chiaro: se vogliamo rispettare e rivitalizzare la diversità – sia biologica che culturale – dobbiamo tornare a localizzare l’attività economica. (more…)

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Gentile dottor Antonio Manganelli, come capo della Polizia lei avrà senz’altro visto il bellissimo film Diaz di Daniele Vicari che sta riscuotendo un buon successo di pubblico nelle sale. L’ho visto anch’io assieme a mio figlio che – posso assicurarle – non è stato educato all’odio contro le forze dell’ordine. Anzi, personalmente ho sempre pensato e detto che,fino a prova contraria, le forze dell’ordine sono dalla parte del giusto. Eppure, all’uscita dal cinema, mio figlio che ha 17 anni ha commentato: “Mi è venuta una gran voglia di prendermela con i poliziotti”. Ho cercato di spiegargli che quel che accadde 11 anni fa al G8 di Genova è un unicum,tant’è che ancora se ne parla, al punto da farci un film. Che non tutti i poliziotti sono come quelli ritratti da Vicari. Anzi, la maggior parte prova per quelle scene (purtroppo reali, documentate da testimonianze e filmati e atti processuali) lo stesso orrore che proviamo noi. E ogni giorno migliaia di agenti rischiano la pelle per un misero stipendio,catturando killer della mafia addirittura con le proprie auto, com’è accaduto ancora l’altro giorno in Calabria, visto che le volanti sono spesso senza benzina o arrugginiscono guaste nei garage per i continui tagli al bilancio dell’ordine pubblico. Ma temo di non averlo convinto. (more…)

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Marco Poggi, l’infermiere di Bolzaneto che si ribellò: “Il film sul G8? È ora che qualcuno finalmente lo racconti”.

Il dottor Giacomo Toccafondi lavora ancora nella Asl Genova 3. È il medico riconosciuto da decine di testimoni oculari a Bolzaneto, quello, leggo nella sentenza della Corte d’Appello di Genova, che “anziché lenire la sofferenza delle vittime di altri reati, l’aggravò, agendo con particolare crudeltà su chi inerme e ferito, non era in grado di opporre alcuna difesa, subendo in profondità sia il danno fisico, che determina il dolore, sia quello psicologico dell’umiliazione causata dal riso dei suoi aguzzini”.
Si è mai incontrato con lui?
Solo tramite interposta persona. Mi ha denunciato per calunnia. Ma io so che ho detto il vero in aula e nessuno può togliermi il diritto della verità. (more…)

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Un grande battage pubblicitario annuncia da mesi l’uscita del film “Diaz”. Molti critici e giornalisti hanno convalidato quanto più volte ripetuto sia dal produttore che dal regista: «I fatti narrati in questo film sono tratti dagli atti processuali e dalle sentenze della Corte di appello di Genova». Come dire: quello che si vede nel film è la verità oggi accertata. Non c’è dubbio che le lunghe sequenze che mostrano le gravissime violenze agite dalla polizia alla Diaz e le torture praticate a Bolzaneto rendono visibile per la prima volta quanto è avvenuto nella scuola e nella caserma; su questo ha ragione Angelo Mastrandrea (il manifesto, 7 aprile).
Questo è senza dubbio un merito che di per sé può motivare la visione del film. Il rischio dell’oblio è forte e non c’è dubbio che i nostri governanti siano impegnati, da quasi undici anni, a cancellare dalla memoria collettiva quei fatti. Chiunque uscirà dalla proiezione si sentirà fortemente coinvolto e indignato dalla ferocia delle violenze istituzionali alle quali avrà assistito. È l’efficacia del film, un pugno nello stomaco che non si dimentica. (more…)

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I fatti del G8 di Genova, il pestaggio dentro la scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto. Una delle pagine più drammatiche e controverse della storia italiana contemporanea diviene un’opera cinematografica diretta da Daniele Vicari, nelle sale dal prossimo 13 aprile. La recensione in anteprima.

“Non avevo mai visto nulla del genere”. In queste parole si è condensato lo spaesamento di tanti testimoni delle violenze che segnarono le strade di Genova nei giorni del vertice del G8, fra il 20 e il 22 luglio 2001. Un’incredulità ispirata anche dalle immagini televisive, spesso amatoriali, lungo uno degli eventi mediatici più ‘coperti’ nella storia.

L’uccisione di Carlo Giuliani, le cariche della polizia, le manganellate a freddo, le devastazioni del blocco nero, il sangue: abbiamo rivisto ogni cosa, spesso nei modi di un’informazione distorta, spiccia, o voyeuristica, più raramente in quelli di una ricostruzione ragionata. Solo ciò che è accaduto dentro lascuola Diaz ci è stato impossibile vedere.Dell’irruzione della polizia e del pestaggio che si è svolto all’interno dell’improvvisato dormitorio dei manifestanti, ci sono rimaste solo le successive immagini dei feriti, delle ambulanze e della calca in via Cesare Battisti. Oggi – undici anni dopo – quei fatti costituiscono il cuore della coinvolgente ricostruzione cinematografica di Daniele Vicari. (more…)

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Gerardo D’Ambrosio, il giudice istruttore che indagò a Milano sulla morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli e sulla “pista nera” per la strage di piazza Fontana, ha letto tutto d’un fiato il nuovo libro di Adriano Sofri. “Questa volta Sofri ha proprio ragione”, dice. Il libro, 132 pagine, s’intitola 43 anni, è disponibile online in rete ed è una dura confutazione delle tesi espresse da Paolo Cucchiarelli nel suo volume Il segreto di piazza Fontana, da cui è “liberamente ispirato” il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. “Ha ragione Sofri”, spiega D’Ambrosio, “perché il libro di Cucchiarelli è pieno di balle enormi, ripropone e cuce insieme elementi e ipotesi che noi avevamo già escluso dopo le nostre indagini: le responsabilità nella strage dell’anarchico Pietro Valpreda, ma anche di Pino Pinelli”. Tesi centrale del libro di Cucchiarelli, la doppia bomba: “Una intenzionata a fare il botto”, sintetizza Sofri, “l’altra a fare morti”. La prima, dimostrativa, messa il 12 dicembre 1969 nel salone della Banca nazionale dell’agricoltura da Valpreda, la seconda dai fascisti con la copertura dei servizi segreti.
“Il film”, continua Sofri, “avendo conservato questa tesi e avendola – grazie al cielo – spogliata dell’attribuzione agli anarchici delle bombe innocue, l’ha resa gratuita, dunque ancora più assurda: bombe d’ordine o parafasciste che raddoppiano bombe fasciste”. (more…)

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Se il libro di Primo Levi “Se questo è un uomo” ci ha raccontano della discesa verso il fondo, nell’inferno del lager,  dell’uomo per la lucida follia dell’uomo stesso,il film di Tim Blake Nelson le mostra, quelle immagini dell’inferno quotidiano vissuto dentro Auschwitz.
E’ il racconto dell’unico tentativo di ribellione mai avvenuto nel campo di sterminio, realizzato da un gruppo di ebrei, nell’ottobre 1944, appartenenti ad una squadra “speciale”, i Sonderkommando. Unità costituite dalle SS stesse con l’infame compito di far funzionare la macchina della morte: il loro “lavoro” era quello di accompagnare i nuovi arrivati alle camere a gas (rassicurandoli, dicendo loro “i pidocchi possono uccidere .. ricordate l’appendino dove avete lasciato la roba”), raccogliere i cadaveri e poi portarli ai forni crematori.
Pena la morte immediata per il rifiuto degli ordini. I Sonderkommando stessi , i cui membri godevano di benefici impensabili dentro il campo, venivano “liquidati” ogni quattro mesi, rimpiazzati da altri ebrei, per quanto bene facessero il loro “lavoro”. (more…)

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Il film, interpretato e diretto da Denzel Washington, racconta una storia vera: le sfide “oratorie” del gruppo di dibattito del college nero di Wiley, nel Texas degli anni 30.

Sfide in cui due gruppi di ragazzi (di ciascun college) dovevano argomentare a favore e contro un determinato argomento: i sussidi governativi e la disoccupazione, la necessità di scuole separate per bianchi e ragazzi di colore, la disobbedienza civile ..
I quattro ragazzi di Wiley, diretti dal professor Melvin Tolson (professor nonché poeta e sindacalista), arrivarono a battere il gruppo di oratori di Harvard.
In una sfida  dove l’asserzione su cui dibattere riguardava la disobbedienza civile, questo è il discorso finale di James Leonard Farmer Junior: è sempre giusto rispettare le leggi? Anche quando sai che lo sceriffo non farà nulla per difendere un nero dal linciaggio (il cui nome deriva dallo schiavista Willy Linch)? (more…)

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Furiosi per un film (“Cose dell’altro mondo” di Francesco  Patierno, con Diego Abatantuono) che nessuno ha ancora visto, alcuni animosi leghisti veneti annunciano interrogazioni  parlamentari, proteste e boicottaggi. Pare che nel film si raffiguri un pezzo di Veneto carico di pregiudizi razzisti. Quando lo vedremo potremo esprimere un giudizio. Nel frattempo, quello che possiamo dire con certezza è che gli unici veneti che non hanno alcun diritto di protestare sono i leghisti. Da Gentilini a Boso ai sindaci che vietano il kebab, se c’è qualcuno che ha provveduto, in questi anni, a ridicolizzare e sputtanare l’immagine del Veneto e dei veneti, sono loro. (more…)

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In un cineclub di Bologna hanno proiettato per una settimana «L’albero della vita» di Malick all’incontrario. Prima il secondo tempo, poi il primo. E alla fine, applausi convinti. Pare che il distributore avesse invertito per sbaglio le etichette sui rulli della pellicola. Sta di fatto che gli spettatori del film vincitore a Cannes non si sono accorti di nulla. Ora, è vero che il protagonista muore all’inizio e rivive durante le ore successive, per cui l’inversione dei rulli ha semplificato la trama. Ma i frequentatori del cineclub – i famigerati intellettuali con barba esisteranno ancora? – hanno ridato fiato al partito di Fantozzi, che li sbertuccia dai tempi della Corazzata Potemkin. Par di vederli, mentre escono dalla sala magnificando la genialità del regista nel mettere la parola FINE al termine del primo tempo, superata solo dall’intuizione di inserire i titoli di testa all’inizio del secondo. (more…)

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