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Posts contrassegnato dai tag ‘fiom’

EpifaniSale sul palco, inciampa. E sotto gli occhi di fotografi, cameraman e militanti va lungo disteso. È un capitombolo la prima immagine della campagna elettorale per il neo segretario del Pd, Guglielmo Epifani, ieri ad Avellino per sostenere il candidato sindaco del centrosinistra, Foti.

Cammino accidentato, ostacoli quotidiani. Ieri all’ordine del giorno c’è un litigio senza precedenti con Nichi Vendola. Parte all’attacco in mattinata Epifani: “Non siamo una caserma. La scelta di non partecipare alla manifestazione Fiom non è segno di paura. Noi vogliamo rappresentare tutti”. La risposta è al segretario Fiom Maurizio Landini che sabato aveva accusato il Pd: “Non si può aver paura di star qui”. Ma l’affermazione più sprezzante, che suona definitiva, riguarda tutto il partito di Vendola: “Sel? Si vede che non era un matrimonio molto solido. Non mi piace chi scappa sempre da difficoltà e non mi piace che ci siano due sinistre. Una responsabile e l’altra che non vuole responsabilità. Siamo di fronte a una prova di governo non facile, ma il Pd sa assumersi la responsabilità”.  (more…)

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GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA, LANDINI ATTACCA EPIFANI E PROPONE UN SUO PROGRAMMA: I SOLDI DELL’IMU VADANO AL LAVORO.

Centomila persone a Roma con la Fiom, Vendola, Rodotà, Strada, Ingroia e i 5Stelle, ma senza democratici.

La sostanza della grande manifestazione che la Fiom ha tenuto ieri in piazza San Giovanni a Roma, Maurizio Landini la esprime con una battuta al termine del suo lungo intervento: “Ogni volta che facciamo una manifestazione ci chiedono: volete fare un partito? Ma che due palle!”. La Fiom, spiega il suo segretario, è un sindacato “autonomo e indipendente”. Quando però si attacca il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, si incassa il dialogo con il Movimento 5 Stelle, si acclama Stefano Rodotà e si dice che occorre “raccogliere la domanda di cambiamento” uscita dal voto del 25 febbraio, la politica si prende il proprio spazio. Come, del resto, si aspettavano i 50 mila rimasti fino alle prime gocce di pioggia ad ascoltare tutti gli interventi. Tra i quali ci sono stati quelli classicamente sindacali, gli operai dell’Ilva, di Mirafiori e Pomigliano, fino al saluto della Cgil. (more…)

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Di bandiere del Pd ce n’era una soltanto, ma siamo convinti che di elettori del Pd ce ne fossero davvero molti, forse la maggioranza tra i centomila di piazza San Giovanni a Roma dove, ieri, intorno alla Fiom-Cgil di Maurizio Landini, c’erano con la sinistra del lavoro, della legalità e della dignità, Stefano Rodotà, Sergio Cofferati, Gino Strada, Antonio Ingroia, Nichi Vendola e i 5Stelle. Lavoro e diritti che teoricamente dovrebbero stare a cuore al Pd dell’ex leader della Cgil Epifani, così come a Bersani e agli altri esponenti del sinedrio democratico che, sempre molto teoricamente, di sinistra dovrebbero sentirsi. È un caso unico, quello di un gruppo dirigente che, come paralizzato da una forza potente quanto misteriosa, abbandona i propri militanti nella solitudine politica anche a costo di perderli per sempre. (more…)

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Il declino

LA FIOM IN PIAZZA.

Sarà un corteo contro le politiche del governo. Ma quella convocata oggi a Roma dalla Fiom è anche una manifestazione che vuole mettere in chiaro la situazione dell’industria italiana. La seconda manifattura d’Europa, dopo la Germania, soffre infatti una crisi di sistema e di prospettiva. La cassa integrazione complessiva riguarda mezzo milione di persone. Nei settori industriali per i quali la Fiom ha redatto delle schede apposite, ballano circa 300 mila posti di lavoro.

A guidare la crisi è il settore dell’auto. La produzione di vetture, infatti, si è fermata a 390 mila unità. Solo qualche anno fa, Fiat arrivava a un milione di auto. La cassa integrazione nel 2012 è stata di decine di milioni di ore. Ma la crisi del Lingotto si porta dietro quella dell’intero “automotive” che occupa 1,2 milioni di lavoratori e “contribuisce per l’11,4% al Pil”. È Federauto a denunciare il rischio di perdere 220 mila posti di lavoro in aziende che portano i nomi di Lear, Johnson, Bosch, multinazionali che in Italia “sono vincolate ai modelli Fiat”. Nella “ricca” Toscana si giocano il posto circa 3 mila persone in aziende come Trw, Gkm o Continental.  (more…)

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LandiniL’Italia che in schiacciante maggioranza ha votato qualche settimana fa per una svolta di giustizia e libertà, e si ritrova invece con il governo della Casta voluto da Giorgio Napolitano e dominato da Silvio Berlusconi, l’Italia civile che vuole realizzare la Costituzione, che vuole combattere il regime della corruzione e del privilegio, dell’acquiescenza con le mafie e del servilismo dei media, l’Italia che resiste, che progetta, che ha ogni titolo morale per governare, scende domani in piazza a Roma, si raccoglie in corteo fino a San Giovanni intorno ai metalmeccanici della Fiom per una manifestazione di lotta e di proposta.

IL SINDACATO di Maurizio Landini dimostra una volta di più, con questa iniziativa dal titolo inequivocabile (“Basta! Non possiamo più aspettare”), come sia necessario dare respiro generale, cioè politico, a rivendicazioni rigorosamente sindacali che altrimenti sarebbero sconfitte in partenza.  (more…)

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MarchionneDOCUMENTO FIAT-SINDACATI: NON SARÀ ASSUNTO ALTRO PERSONALE A RISCHIARE LA MOBILITÀ NON SONO PIÙ SOLO I 19 ISCRITTI ALLA FIOM.

L’ammissione è di quelle che faranno gelare il sangue ai lavoratori di Pomigliano. La Fiat e le organizzazioni sindacali, firmatarie dell’accordo del luglio 2010, ieri hanno sancito nero su bianco, in un’intesa siglata presso la Regione Campania, che per 1400 di loro il rientro in Fabbrica Italia Pomigliano è “oggettivamente impossibile”. Avendo verificato, infatti, “un andamento della domanda di mercato decisamente ridotto rispetto alle previsioni” e una prospettiva di ripresa che “non è ipotizzabile prima del 2014”, la Fip, rappresentata dal direttore di Fabbrica ltalia Pomigliano, l’ing. Giuseppe Figliuolo e i rappresentanti di Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl, ha constatato “l’obiettiva impossibilità di ulteriori incrementi di organico in Fabbrica Italia”. (more…)

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Dopo gli arresti e il sequestro della produzione: “Chiusura ineluttabile”. Bloccate le attività, a Taranto subito 5mila operai in ferie forzate. Il governo convoca giovedì un vertice a Palazzo Chigi. Badge disattivati, occupata la fabbrica. Confindustria: “Accanimento giudiziario”.

L’Ilva chiude Taranto e tutti gli stabilimenti che Taranto rifornisce d’acciaio. Lo ha annunciato l’azienda dopo aver comunicato ai sindacati lo stop immediato di mezzo stabilimento pugliese, nel giorno in cui sono scattati altri sette arresti per la vicenda dell’Ilva e il sequestro dei prodotti della fabbrica tarantina. Un provvedimento che per il gruppo rende “ineluttabile” la chiusura dell’Ilva a Taranto, ma anche quella di tutti gli stabilimenti del gruppo in Italia: Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica”. Una “catastrofe” che ha costretto il governo, sollecitato da sindacati e mondo della politica, a convocare per giovedì alle 15 a Palazzo Chigi le parti sociali e le istituzioni locali.  (more…)

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È DAGLI albori del capitalismo che il padronato aspira a comprimere reddito e diritti delle maestranze esacerbando la concorrenza al loro interno. Ma non avremmo mai potuto immaginare che di un tale ritorno all’antico si facesse interprete il management di un’impresa come la Fiat che ha chiuso il terzo trimestre 2012 con 575 milioni di utili (+18,5% rispetto all’anno scorso). I diciannove lavoratori di Pomigliano posti ieri in mobilità rappresentano un costo annuo insignificante per la multinazionale dell’auto: meno di quel che guadagna Marchionne in una settimana. Ma vengono sacrificati come ostaggi in una guerra che Fiat ha dichiarato non solo contro il sindacato metalmeccanico col maggior numero di iscritti, ma anche contro la magistratura italiana, cioè lo stato di diritto, e quindi contro le regole condivise della nostra collettività. (more…)

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Ieri Antonio compiva gli anni, voleva festeggiare ma non ci riusciva perché «ho un magone», diceva agli amici che lo chiamavano per fargli gli auguri. Quel magone aveva un nome, era l’attesa trepidante di una sentenza. Antonio è un operaio giovane e ottimista, sennò non avrebbe tre figli ai quali, da quando è in cassa integrazione perché è marchiato a sangue con la sua tessera Fiom in tasca, fatica a garantire il pranzo e la cena. A metà mattinata ad Antonio sono arrivati gli auguri più attesi: la magistratura ha detto la sua e anche in appello ha confermato che la Fiat ha discriminato gli operai di Pomigliano iscritti alla Fiom, al punto che nessuno dei 2.150 assunti – dei cinquemila che avrebbero dovuto essere – ha quel marchio incompatibile con l’idea d’impresa e di democrazia che ha Sergio Marchionne. (more…)

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