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Viaggio tra i giovani del lavoro perduto.

OVUNQUE durante le recessioni la disoccupazione aumenta di più per i giovani che nelle altre fasce di età. Questo avviene perché i datori di lavoro bloccano le assunzioni restringendo ogni canale di ingresso nel mercato del lavoro. Ma nella media dei paesi Ocse la disoccupazione giovanile è arrivata in questa crisi a essere al massimo il doppio di quella per il resto della popolazione. Da noi, invece, è quasi quattro volte più elevata.
Il fatto è che ai problemi strutturali del nostro mercato del lavoro e del sistema educativo si è aggiunto il dualismo fra contratti temporanei e contratti permanenti che ha causato questa volta, in aggiunta al blocco delle assunzioni, anche licenziamenti in massa di giovani lavoratori precari. Inoltre i giovani italiani, a differenza che in altri paesi, non hanno reagito alla crisi decidendo di continuare a studiare, ma anzi hanno ridotto le loro iscrizioni all’università. Probabilmente perché si sono resi conto che le lauree triennali non offrono uno sbocco adeguato sul mercato del lavoro rispetto ai diplomi di scuola secondaria, non sono in grado di ripagare l’investimento aggiuntivo fatto in istruzione.
Infine, essendo questa una crisi finanziaria, è ancora più difficile per i giovani che hanno progetti imprenditoriali avere accesso al credito. Di solito nelle recessioni c’è anche una parte creativa perché il costo minore del credito, del lavoro, dei fabbricati, del capitale permette a chi ha nuove idee di realizzarle. (more…)

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Se pensiamo alla velocità con cui il mondo sta cambiando e la confrontiamo con la lentezza con cui pensano e agiscono i nostri politici, ci accorgiamo che qualcosa non torna. E’ stridente il contrasto tra il mondo reale, fatto di fenomeni nuovi che ci colgono alla sprovvista, di Paesi emergenti che esplodono strappandoci quote di mercato, e il mondo della nostra politica, fatta di signori attempati che periodicamente si siedono attorno a un tavolo, scambiandosi scartoffie in attesa del prossimo meeting. (more…)

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«Improvvisamente tutto ciò che sembrava passato è tornato attuale», scriveva nel 1999, ben 13 anni orsono, Paul Krugman, uno dei più chiaroveggenti economisti americani, chiedendosi se si stava andando verso un nuovo 1929. La sua risposta era affermativa, accompagnata da proposte d´intervento preventivo che non furono ascoltate.L´analisi partiva dalla crisi asiatica e che allora aveva colpito i paesi emergenti di quel Continente, ma anche il Giappone. (more…)

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Il Risorgimento fu una rivoluzione nazionale, il Sessantotto, internazionale. Ora invece la rivolta è globale. I moti si allargano insieme alla tecnologia, che rende più veloci idee e comunicazioni. Ma una costante c’è: a guidarla sono i giovani. Quelli di oggi sono istruiti, aperti e decisi. Ma la sinistra li ha persi di vista.
Quando la primavera comincia non la si può fermare.

L’inverno in politica sembra ormai passato e per un bel po’ non ritornerà. Fuor di metafora, sembra proprio che stavolta, davvero, sia nata una “primavera globale”. Nord Africa, Spagna, Inghilterra, Grecia, Cile, Israele, Italia, Stati Uniti. Il 15 ottobre 2011 è previsto il primo appuntamento unitario. Ed è già storia.

Se proviamo a interrogare la storia sulle cosiddette “primavere dei popoli”, dobbiamo tornare indietro, quantomeno, a due importanti precedenti: il Quarantotto ottocentesco e il Sessantotto del secolo scorso. (more…)

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«Dobbiamo far sapere ai politici, e alle élite finanziare di cui sono servi, che tocca al popolo decidere del suo futuro. Non siamo beni nelle mani di politici e banchieri che non ci rappresentano». Così nel manifesto diffuso via social network, da Facebook a Twitter. Chiedono innanzitutto più democrazia, più potere di decidere e una risposta al fallimento della finanza e alla disoccupazione da essa creata, i vari movimenti che ieri hanno sfilato in 82 Paesi e 951 città nel mondo. A partire dagli «Indignados», i manifestanti spagnoli che hanno dato il nome alla protesta globale, fino agli americani di «Occupy Wall Street» e ai «Draghi ribelli», come si sono ribattezzati i giovani italiani giocando sul nome del numero uno della Banca d’Italia (e tra poco della Banca centrale europea), Mario Draghi. (more…)

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La protesta degli «indignati» riporta nuovamente all’attenzione il tema spinoso della condizione giovanile. Mancanza di opportunità, disoccupazione, precarietà, bassi redditi e poco welfare: i problemi sono noti da tempo, la crisi li sta aggravando ma le risposte della politica tardano ad arrivare. Un confronto con i giovani indignati (e non solo loro) deve proporre un’agenda e individuare le risorse.Fra le tante sfide sul tappeto conviene partire da quella del welfare: qui c’è infatti una novità che merita attenta riflessione. Sappiamo che una delle maggiori preoccupazioni dei nostri giovani è il rischio di avere pensioni da fame. (more…)

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Una generazione di giovani che rischia di rimanere bloccata. Un Mezzogiorno che ha ricominciato a perdere i propri giovani più qualificati, mentre i ragazzi più svantaggiati sono lasciati ad una scuola senza risorse e al lavoro nero. Un´area del lavoro nero senza protezione neppure dai rischi per la salute e per la vita, che viene proposta come l´unica alternativa al non lavoro da un lato, alla criminalità dall´altra. Una qualità del lavoro, anche regolare, spesso bassa anche sul piano della sicurezza. Una disattenzione sistematica e talvolta anche crudele per i bisogni di cura, non solo dei malati, ma dei bambini e delle persone non autosufficienti, con effetti sia di sovraccarico familiare (specie femminile) e di cristallizzazione delle disuguaglianze. (more…)

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Tra le numerose e importanti esternazioni che il presidente Napolitano ha indirizzato nel suo viaggio in Piemonte e in Val d´Aosta ai cittadini che sono accorsi in gran numero a salutarlo ce n´è una che mi ha particolarmente colpito: «Non si debbono dividere gli italiani in buoni e cattivi».
Secondo me non era un incitamento retorico alla coesione nazionale, che sta giustamente a cuore a chi rappresenta l´unità del Paese, ma conteneva un concetto assai più profondo.
Bontà e cattiveria, egoismo e altruismo, interessi particolari e solidarietà sociale non descrivono una società antropologicamente spaccata in due. Sono piuttosto due vocazioni naturali, due istinti che albergano in ciascuno di noi. In ogni individuo e in tutti i luoghi della Terra quei due sentimenti sono presenti e la storia delle persone, delle comunità, delle nazioni altro non è che il confronto dialettico tra quelle due forze che si contrastano. (more…)

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Volete costruire un’azienda di successo? Assumete giovani ben preparati. Perché giovani? Semplice: perché sono più svegli». Con la sua solita schiettezza Mark Zuckerberg si rivolse così, pochi mesi fa, ad una platea di imprenditori riunitasi all’Università di Stanford. I giovani sanno destreggiarsi con le tecnologie, non hanno bisogno di ricorrere sempre ai manuali d’istruzione, sanno risolvere da soli un sacco di cose, imparano alla svelta e hanno voglia e curiosità di farlo. E poi hanno vite più semplici, di solito non posseggono automobili, case o famiglie e possono concentrarsi sulle grandi idee, i progetti veramente interessanti e di lungo periodo. (more…)

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