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Posts contrassegnato dai tag ‘petrolio’

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40mila persone hanno dato vita il 17 febbraio a Washington alla più grande manifestazione per il clima di sempre negli Stati Uniti. Obiettivo: far pressione sull’amministrazione Obama affinché prenda in mano la situazione e si opponga alle grandi multinazionali inquinanti del petrolio e del gas. Al centro delle proteste il progetto Keystone XL, l’oleodotto che dovrebbe portare il petrolio estratto da sabbie bituminose dal Canada al Texas.

Washington, 17 febbraio. Doveva essere la più grande manifestazione sul clima della storia degli Usa e non ha mancato le aspettative. Circa 40mila persone si sono trovate sul National Mall, il lungo viale monumentale che unisce il Campidoglio al Lincoln Memorial, per fare pressione sull’amministrazione Obama affinché vada “avanti sul clima”, “Forward on Climate” (questo il nome della manifestazione). (more…)

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Il blitz a Roma nella notte.

«Sei amico del petrolio e del carbone?». Con questa domanda precisa gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione nella notte a Roma affiggendo manifesti con il volto di alcuni leader politici del Paese (Bersani, Alfano, Renzi, Casini, Fini). I manifesti rimandano alla nuova campagna di Greenpeace, http://www.IoNonViVoto.org, lanciata oggi con il sito: l’associazione ambientalista promuove una piattaforma online attraverso la quale tutti i cittadini che credono in un futuro di energia pulita, distante dall’inquinamento e dai disastri di carbone e petrolio, possono mandare un messaggio chiaro a chi si candida a governare il Paese. (more…)

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Il 10 novembre del 1995, in  Nigeria, l’autore televisivo, romanziere, imprenditore ed ambientalista Ken Saro-Wiwa e altri otto attivisti del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop), vengono impiccati dalle forze governative: “La colpa era quella di aver denunciato al mondo intero la devastazione dell’ecosistema e gli abusi commessi ai danni delle popolazioni del Delta del Niger, da dove ancora oggi viene estratta la maggior parte del petrolio nigeriano. Insieme al governo di Lagos, Ken Saro Wiwa, autore di romanzi, poesie e apprezzati programmi televisivi, aveva puntato il dito anche contro le compagnie petrolifere che in quel momento si spartivano la torta del petrolio: la anglo-olandese Shell e l’americana Chevron. Le multinazionali, consapevoli dei devastanti impatti ambientali sull’ecosistema e sulle popolazioni, diedero un grande sostegno al regime militare nigeriano, anche perché garantiva attraverso la repressione la stabilità politica necessaria a far prosperare gli affari. La Shell pagò  15 milioni e mezzo di dollari per evitare di essere formalmente accusata nel corso di un processo avviato negli Stati Uniti nel 1996 sulla complicità della compagnia con il regime militare…”.

« ”…tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale…” . » (Ken Saro-Wiwa). (more…)

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Il termine oggi più popolare in Italia è “fracking” e in questi giorni sono state fatte numerose congetture sul fracking e il terremoto in Emilia Romagna. Il fisico Maria Rita D’Orsogna mi ha inviato una lunga e documentata lettera.

“Ho cercato in tutti i modi di capire se ci fosse fracking in Italia. I termini in inglese da cercare sono “hydraulic fracturing“, “stimulated fracture“, “shale gas“. Non ho trovato molto da parte delle ditte petrolifere, in inglese o in italiano, né da parte del governo Italiano sull’ultilizzo di questa tecnica in Italia. Nulla esclude che il tracking si possa fare in futuro. So che Stefano Saglia, sottosegretario alle attività produttive nel governo Berlusconi ne é stato un forte proponitore, che si parla di possibili riserve di shale gas nella Pianura Padana, ma non credo che il fracking vero proprio sia in atto in Italia. Se lo é, è sicuramente ben nascosto da tutti i siti internet che io abbia potuto indagare. Questo porta alla domanda: “Il governo Italiano vuole dirci qualcosa su questo tema?“. La Francia ha un divieto integrale sul fracking, cosi pure la Bulgaria. La Germania ne sta discutendo. Anche in Inghliterra, dove la pratica è stata inizialmente applaudita come rivoluzionaria, ci stanno ripensando. Negli USA, gli Stati del Vermont e di New York hanno moratorie più o meno lunghe. E noi? (more…)

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Ha entrate annue che sfiorano il mezzo “triliardo” (quasi 500 miliardi di dollari), superiori alla maggior parte degli Stati-nazione del pianeta. Le agenzie di rating le danno un voto di solvibilità superiore al Tesoro degli Stati Uniti. Per gli ultimi 60 anni è stata quasi sempre la multinazionale con più profitti e con il massimo valore in Borsa (solo di recente sorpassata da Apple). È soprattutto «un´entità sovrana indipendente, che tratta gli Stati Uniti da potenza a potenza, ha la sua politica estera autonoma, e un´organizzazione interna simile a quella di un grande apparato militare». È la Exxon, la compagnia petrolifera più grande di tutti i tempi e l´avversaria implacabile delle riforme ambientaliste. Un colosso capace di esercitare un potere di veto non solo sui governi del Terzo mondo, non solo sul Congresso di Washington, ma perfino sulla scienza. (more…)

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Il futuro sembra già scritto: sempre meno petrolio e sempre più biocombustibili. Una scelta obbligata, se non altro per l’esaurimento delle risorse fossili. Un’azienda del Belpaese ha accontanato anche mais e canna da zucchero e “scopre” l’alternativa ancora più verde

Usare il mais per produrre energia? Ora non più: dopo cinque anni di sperimentazioni che hanno coinvolto 10 Università e circa 100 ricercatori (in gran parte trentenni), l’Italia si trova nell’inusuale ruolo di pioniere tecnologico nel campo delle energie rinnovabili. Il colosso chimico a conduzione familiare Mossi & Ghisolfi, leader mondiale nella produzione di Pet (il materiale delle bottiglie di plastica), ha deciso di iniziare ad emanciparsi dal petrolio e puntare tutto sulla sostenibilità. Come? Investendo in tecnologia e ricerca diverse decine di milioni di euro, e sviluppando nei suoi laboratori di Tortona una tecnologia unica al mondo. Si chiama Pro.e.satm, e consente di produrre carburante verde di nuova generazione: non più da canna da zucchero o mais, ma da biomassa non alimentare.

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Il susseguirsi delle notizie è sempre lo stesso: una nave cargo o una petroliera si incagliano in mezzo al mare; l’imbarcazione si piega su un fianco; pochi giorni dopo si spezza in due rilasciando nell’oceano enormi quantità di idrocarburi o di sostanze tossiche;

il disastro ambientale nelle zone limitrofe è sempre senza precedenti; la corsa contro il tempo degli armatori delle navi o delle multinazionali non limita le conseguenze dell’incidente; alla fine, dopo settimane o mesi, il problema sembra risolto ma è sicuramente dimenticato dai media; l’ecologia e l’habitat di intere regioni del mondo è compromesso per un periodo più o meno lungo. (more…)

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Dopo 18 anni di battaglie giudiziarie la Corte d’Appello dell’Ecuador ha inflitto alla compagnia petrolifera americana Chevron il pagamento di un risarcimento record: 18 miliardi di dollari. I soldi dovranno ripagare gli Indigeni dei danni subiti anche dal loro habitat la Foresta Amazzonica a causa delle attività di estrazione del petrolio. La vittoria è stata ottenuta grazie al certosino lavoro dell’avvocato Pablo Fajardo (nella foto a sinistra) membro dell ‘ELAW (Environmental Law Alliance Worldwide).

La sentenza della Corte d’Appello conferma la sentenza emessa dal Tribunale di Lago Agrio (ne scrivevo qui) che già lo scorso 14 febbraio 2011 aveva condannato la Chevron a un risarcimento di circa 9 miliardi di dollari. Il Giudice aveva previsto il raddoppio del risarcimento se la compagnia non avesse presentato le sue scuse al Tribunale per comportamenti giudicati inappropriati.

La Chevron ha comunque annunciato che presenterà un nuovo ricorso questa volta internazionale e al di fuori dell’Ecuador. Comunque la condanna al risarcimento giunge per le attività estrattive della Texaco, in atto dal 1964 al 1990 e poi acquisita dalla Chevron nel 2001. (more…)

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Libyan Oil.

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La nave greca “Rena” incagliata a sud di Auckland. Migliaia di volontari al lavoro per ripulire le spiagge.

La Baia di Plenty, sulla costa orientale della Nuova Zelanda, era un luogo di rara bellezza, paradiso della biodiversità, con spiagge bianche e mare incontaminato. Un quadro idilliaco che oggi non è più reale.A quasi due settimane dall’incagliamento della nave greca Rena, un’enorme porta-container piegata su se stessa come un gigante ferito, migliaia di uccelli e pesci sono morti avvelenati dal petrolio, il mare è cosparso di chiazze oleose e la sabbia è completamente nera. Le autorità neozelandesi parlano del peggiore disastro ambientale del Paese; l’economia locale, basata sulla pesca, sta già facendo i conti con la marea nera. In queste ore continua frenetica l’attività di ripulitura del litorale, da parte di militari e migliaia di volontari civili accorsi dalle vicinanze. Decine sono le spiagge note ai surfisti e al turismo neozelandese e non solo, tra queste Papamoa e Maketu. (more…)

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