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Posts contrassegnato dai tag ‘pm’

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Breve decalogo del perfetto magistrato imparziale, indipendente, inodore e insapore nell’era delle Larghissime Intese. 1. Se il Presidente della Repubblica parla al telefono con un politico coinvolto in un’indagine e intercettato, è colpa del pm che l’ha intercettato. Se uno critica il Presidente della Repubblica per quei colloqui, è sempre colpa del pm che li ha intercettati. 2. Se un pm spiega le collusioni della classe dirigente col potere mafioso e invita i cittadini a cambiarla, dipende da dove lo fa: alle feste del Pd o sull’Unità va bene, perché dietro c’è un partito di governo; al congresso del Pdci no, perché il partito non è di governo; peggio ancora alla festa del Fatto , che non ha dietro partiti, ma 150 mila firme (troppe: “populismo giudiziario”).
3. Se in un convegno qualcuno, dal palco o dal pubblico, critica il Capo dello Stato, i magistrati presenti devono nell’ordine: fare la faccia contrariata storcendo naso e bocca; chiedere la parola e dissociarsi; andarsene bofonchiando; chiamare la Celere per disperdere con gl’idranti la radunata sediziosa; avvertire il dottor Sabelli in vista dell’agognata medaglietta dell’Anm. La regola vale solo per chi indaga sulla trattativa Stato-mafia: infatti Caselli, presente alla festa del Fatto con Ingroia e Di Matteo, non ha nemmeno avuto l’onore di una citazione dal dr. Sabelli. (more…)

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Dobbiamo prepararci a difenderne tanti, di magistrati aggrediti e isolati dal potere. I 100 mila che in quattro giorni han firmato l’appello del Fatto per i pm siciliani si tengano pronti: presto dovremo richiamarli a raccolta per altre battaglie in difesa della Giustizia, nella speranza che nasca un Partito della Costituzione che contrasti questo schifo. Fino all’altroieri ci si domandava cosa accomuni l’allegra ammucchiata Pdl-Udc-Pd che non solo sostiene il governo Monti con la benedizione apostolica del Colle, ma ha una gran voglia di stabilizzare il ménage à trois nella prossima legislatura. Ma ora la risposta è arrivata: il mastice che tiene insieme la più arlecchinesca Armata Brancaleone mai vista dai tempi del film di Monicelli è la sete di vendetta contro la magistratura, almeno quella che prende sul serio la propria indipendenza da ogni altro potere per garantire l’uguaglianza di tutti i cittadini. In una parola, l’odio per la Costituzione. (more…)

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ROMA — «Un film già visto». Quando i magistrati “osano” toccare la politica subito essa reagisce e attacca. Lo sa bene, in quanto protagonista, l’ex procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli, oggi nello stesso ruolo a Torino. Che dice: «Siamo in un clima di guerra che ricorda le tifoserie calcistiche contrapposte. I colleghi di Palermo sono coraggiosi e corretti. Contro di loro addebiti ingiusti ». A Palermo Scarpinato ricorda Borsellino e la procura indaga sui rapporti tra lo Stato e la mafia. E i magistrati si trovano al centro delle critiche. Procuratore che succede? «La storia si ripete. Sono anni che la politica delega alla magistratura il compito di affrontare problemi che la politica stessa non sa come risolvere. Terrorismo, stragi di destra, corruzione, mafia, sicurezza sul lavoro, rapporti tra mafia e politica, di cui le trattative sono un capitolo. La delega ha sempre avuto un corollario: quando l’intervento giudiziario supera una certa asticella, nel senso che si toccano interessi che stanno a cuore a una certa politica, si scatenano le polemiche ». (more…)

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Adesso la domanda è: bravi, ma poi che ve ne farete di tutte quelle firme? Il retropensiero è abbastanza chiaro: siamo a Ferragosto, l’Italia va in ferie, tempo qualche giorno e dell’iniziativa del Fatto nessuno parlerà più. L’eterno cinismo nazionale del tanto non serve niente perché tanto non cambia niente, ha già sentenziato che 70mila nomi sotto un appello (ma quando leggerete quest’articolo saranno molti di più) sono in fondo un’entità virtuale di puro valore simbolico, condannata a restare inerte dentro un recinto elettronico o cartaceo e quindi, in buona sostanza, a non contare nulla. Certo che il rischio esiste: non da oggi i fatti si fanno scomparire con destrezza, mentre a quelli che tenacemente resistono si applica l’infallibile tecnica del silenziatore. Con il berlusconismo imperante, l’antidoto era l’antiberlusconismo di facciata che, costretto dall’impudenza del sultano o per ragioni strumentali, levava ogni tanto alti lamenti o mobilitava qualche piazza. (more…)

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Potrebbe anche darsi, in questo nostro sciagurato Paese, che il tizio milanese autore dei manifesti «Via le Br dalle Procure», tal Lassini, risultasse votatissimo. (Sono certa che non si dimetterebbe, in quel caso, esibendo il consenso popolare come assoluzione). Berlusconi, che non ha detto una parola di censura nei suoi confronti, di certo se lo augura. Del resto è vero che l’accostamento ignobile è giusto di una stilla più azzardato di quelli che il presidente del Consiglio ci ammannisce quotidianamente. Ieri, riferito al pm di Milano: «Un cancro da estirpare». Il cancro: quello che aveva promesso di sconfiggere. Probabilmente pensava ai giudici: la sua riforma della Giustizia la cura. (more…)

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Come volevasi dimostrare, dopo l’arresto di Ciancimino i trombettieri di B. si sono messi all’opera per screditare non tanto lui, quanto i pm che lo interrogano da tre anni e i giornalisti che l’hanno intervistato. Anzi, uno solo: Santoro. Poco importa se i pm sono gli stessi che l’han fatto arrestare alla prima prova di falso e se l’hanno intervistato giornalisti di tutto il mondo (infatti Vespa no). Il Corriere interpella Dell’Utri come un osservatore di cose di mafia, omettendo la condanna per mafia in primo e secondo grado.
Il Foglio delira: “Della presunta trattativa tra mafia e Stato non c’è nessuna prova” (invece la trattativa è straprovata da testimonianze e documenti emersi dopo le, anzi grazie alle rivelazioni di Ciancimino; e il documento falso non sposta una virgola). Il segugio Chiocci, sul Giornale, vaneggia di un Ciancimino “smentito e sputtanato” dalle recenti notizie sulle trattative sotto i governi Amato e Ciampi (in realtà il primo a parlarne fu proprio lui, dunque è stato confermato non smentito); e di “calunnie copia & incolla su Berlusconi, chissà perchè non meritevoli di arresto” (in realtà i documenti di don Vito su B. e Dell’Utri li ha già autenticati la Scientifica che ha smascherato il falso su De Gennaro). (more…)

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L’ultima intemerata del presidente del Consiglio si presta a due chiavi di lettura. Nel merito, soppesando una per una le accuse ribadite ieri da un pulpito romano. O altrimenti nel tono, nei timbri, negli accenti. Quanto al primo aspetto, non è un delitto chiedere un giro di vite sulle intercettazioni, anche a costo d’avventurarsi in un campo minato, sfidando l’opposizione, la stampa di destra e di sinistra, forse anche il Quirinale. Se non un delitto, è una contravvenzione l’appello a disertare la scuola pubblica, di preferirle le scuole private, appello singolarmente espresso dal massimo vertice dell’amministrazione, e dunque dal capintesta della scuola pubblica. Se non una contravvenzione, è almeno un’offesa alla buona creanza proporsi di cambiare la giustizia e la Costituzione stessa a colpi di piccone. Perché è questo il clima evocato da Silvio Berlusconi: uno scontro a tutto campo, l’opposto dell’incontro fra diversi che alimenta le stagioni costituenti. (more…)

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Giannelli dal Corriere della Sera del 17/04/2011.

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