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Posts contrassegnato dai tag ‘riforma del lavoro’

Il Ddl punto per punto.

Per entrare in una azienda, una ideale composta da 30 dipendenti, le forme contrattuali rimangono sostanzialmente le stesse di oggi. I contratti a tempo, i Co.co.pro, l’apprendistato, le partite Iva, l’associazione in partecipazione, il lavoro interinale o la somministrazione restano intatte salvo restringimenti e modifiche.

Assunzioni. Per il contratto a tempo indeterminato, il contratto di riferimento è mitigato. Nella nostra azienda ideale si assumeranno, ad esempio, apprendisti non più in proporzione di 1 a 1 per ogni maestranza qualificata ma in ragione di 3 a 2. La nostra impresa se vorrà assumere nuovi apprendisti dovrà averne assunto almeno il 50 per cento nei 36 mesi precedenti e il contratto dovrà durare minimo 6 mesi. La nostra azienda, per quanto vincolata a trasformare in contratto a tempo intedeterminato un rapporto di lavoro dopo 36 mesi, può però stipulare un contratto a tempo determinato senza il “causalone”, cioè senza specificare i requisiti, quando è il primo contratto e dura fino a un anno. In compenso, per ogni contratto a tempo determinato verserà l’1,4 per cento in più, rispetto all’1,31 per cento di base, per finanziare l’indennità di disoccupazione, la nuova Aspi. (more…)

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La legge Fornero, chiamata anche riforma del lavoro, è una legge che nessuno vuole (almeno a parole) tra partiti, sindacati e industriali, ma che comunque verrà votata con l’ennesima fiducia.

E’ una legge che probabilmente non risolve i problemi del mondo del lavoro (troppi precari, pochi ammortizzatori) né tantomeno creerà nuovi posti di lavoro.
Ma servirà come medaglietta da appendere al petto del premier in previsione dell’incontro in europa del 28 giugno.
Il ministro dice, votatela, tanto poi la modificheremo: non si fa una legge per poi modificarla. Questa riforma, come la legge 30 (chiamata riforma biagi) presumibilmente non vedrà miglioramenti.E allora?
In Germania, i compiti li hanno fatti anni fa, con un piano chiamato “Agenda 2010″, non piano Salva Italia. Ma quella è un’altra nazione.

Gli italiani non capiranno, e forse nemmeno i mercati, quelli per cui stiamo facendo tutti questi sacrifici.

Da unoenessuno.blogspot.it

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La riforma del lavoro è una boiata, ha dichiarato il nuovo presidente di Confindustria, premurandosi di precisare che in questo periodo sta cercando di moderare i toni. Gliene siamo grati. In effetti Squinzi non ha prodotto rumori con la bocca né mostrato il dito medio alla platea. Si è limitato all’analisi cruda, essenziale: una boiata. Può darsi abbia ragione, intendiamoci. Molti la pensano come lui. Però, specie se occupano ruoli di responsabilità e non stanno bevendo l’aperitivo al bar, si sforzano di articolare il dissenso in forme più complesse. Che sciocchini. Boiata ha tanti pregi: è una parola sciatta, quindi spacciabile per popolare, ed essendo composta da sole sei lettere entra a meraviglia nei titoli dei giornali. (more…)

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Le facoltà fondamentali del giudice del lavoro, di contemperamento dei poteri della parte più debole (il lavoratore) e di quella più forte (il datore di lavoro), fatte salve le ragioni di entrambi, vengono drasticamente limitate dal disegno di legge di riforma del lavoro, a partire da quelle che gli assegnava l´articolo 18. In tal modo i licenziamenti individuali e collettivi saranno resi ancora più facili. Sono questi gli esiti più negativi del ddl che il Parlamento dovrebbe cercare di attutire sempre che non prevalga nella maggioranza la volontà di peggiorarli. (more…)

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Sciopero generale ieri a Madrid: i sindacati si ribellano alla riforma del lavoro e manifestano tutto il loro dissenso. Il governo tuttavia, forte anche del plauso della Commissione Europea e degli osservatori internazionali, dichiara di non avere intenzione di fare alcun passo indietro. La Spagna come l’Italia? Solo in apparenza.
La riforma spagnola per certi versi è più radicale di quella italiana eppure, grazie alla forte maggioranza parlamentare uscita dalle urne, Rajoy si è potuto permettere un percorso meno mediato e con meno intoppi. La situazione italiana è molto diversa. Nonostante Monti dichiari che i cittadini appoggiano la sua riforma, il suo consenso ha una natura molto diversa da quello di Rajoy. Senza togliere niente all’efficacia dell’azione del governo Monti, buona parte del suo consenso vive di luce riflessa e inversa: è la grande debolezza dei partiti a dargli molta forza. Ma per quanto deboli siano, sono pur sempre i partiti che fanno o disfano le maggioranze parlamentari che devono approvare le sue riforme. E da qui le mediazioni, i tavoli, le soluzioni intermedie, gli aggiustamenti. (more…)

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Il governo studia una exit strategy sull’articolo 18. “Voglio unire, non dividere”, dice Monti. Severino dirà no alla proposta di abolire la concussione. Sul dg di Viale Mazzini scelte in “totale autonomia”.

“IO VOGLIO unire, non dividere. Voglio trovare soluzioni che facciano avanzare il Paese, non creare problemi che spacchino partiti o parti sociali…”. Mario Monti è appena rientrato dalla cena ufficiale con le autorità giapponesi, e al telefono con la squadra dei suoi collaboratori di Palazzo Chigi tiene il briefing di fine giornata.
Una giornata che ruota intorno a due “fusi” diversi. A Tokyo mancano pochi minuti alla mezzanotte. A Roma sono quasi le cinque del pomeriggio. In Giappone il presidente del Consiglio incassa l’ennesimo successo in termini di credibilità e prestigio internazionale. In Italia registra invece un ulteriore inasprimento dei rapporti politici con la sua non-maggioranza, e in particolare con il Pd.  (more…)

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“L´ira di Bersani: imporremo modifiche. Filo-premier soddisfatti, il Pd si spacca. “Se il governo accetta veti sulla Rai, ne dovrà accettare anche su questa materia”. L´insofferenza del segretario verso i dirigenti che tifano per lo strappo con la Cgil. Furibondo e deluso. «Il governo ha condotto male il confronto. E non capisco tutta questa fretta. Per un viaggio in Cina?». Chiuso nella sua stanza a Largo del Nazareno, Pier Luigi Bersani segue in tv la conferenza stampa di Mario Monti e Elsa Fornero. Sembra quasi parlare direttamente con il premier e il ministro del Lavoro. (more…)

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