Elezioni in vista e nessuno parla di scuola. Viaggio tra chi, però, resiste: precari che fanno 500 km al giorno, studenti, bidelli. Mentre la lobby dei libri ci costa 800 milioni.
Le maestre a chiamata emigrano ogni giorno. Si svegliano alle 3 del mattino, prendono il treno alle 4 e quando entrano a scuola, alle 8,30, sono già stanche. Vivono un caporalato senza caporali, organizzato dallo Stato, partono senza sapere se lavoreranno, aspettando una telefonata che arriverà, se arriverà, solo dopo un viaggio fatto di speranza e rassegnazione. Si mettono in attesa di una supplenza dormendo su treni sporchi, affollati e rumorosi. Oppure, sedendo in un bar della stazione Termini, aspettando pazienti, alle 7 del mattino, che il loro telefono squilli. Se la telefonata giungesse a casa non riuscirebbero ad arrivare in tempo a scuola e quindi perderebbero l’occasione. Così partono senza sapere cosa accadrà, lasciando famiglia e figli ancora nel sonno, sperando che un’influenza improvvisa induca la segreteria di qualche istituto a scorrere l’elenco dei nominativi nella lista del circolo, per far scattare una supplenza. Che può durare anche un solo giorno. (more…)




















