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Ottanta pullman da tutta Italia per la protesta anti Gelmini, che si unirà ai cortei di metalmeccanici, comitati per L’Aquila, ma anche cittadini di Terzigno e immigrati. Una giornata caldissima per la Capitale nel giorno del voto di fiducia sull’esecutivo.

Sarà una giornata caldissima, a dispetto del preannunciato arrivo del gelo su tutta la Penisola: mentre a Montecitorio si deciderà sulla sopravvivenza del governo Berlusconi, la protesta degli studenti contro la riforma Gelmini tornerà a risuonare nelle strade e nelle piazze di tutta Italia, con epicentro a Roma. E insieme alle migliaia di studenti in arrivo con 80 pullman nella Capitale, sfileranno in altri cortei anche i metalmeccanici Fiom che protestano per i casi Melfi e Pomigliano, i cittadini di Terzigno contro le discariche, le associazioni antirazziste degli immigrati, i comitati dei terremotati dell’Aquila.

Una concentrazione tale da far immaginare un autentico assedio al cuore politico del Paese, diviso tra Montecitorio, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo Grazioli. Un duro lavoro di controllo attende le forze dell’ordine, che dovrebbero mantenere i manifestanti ben lontani dalla cosiddetta “zona rossa”. Con la preoccupazione di garantire “sia il diritto di manifestare che la sicurezza delle sedi istituzionali, degli operatori di polizia, e degli stessi manifestanti, nonché la vivibilità per chi risiede e lavora nelle zone interessate dalle manifestazioni”, spiega una nota della Questura di Roma.

Impossibile determinare con certezza i percorsi dei vari cortei. Oltre ai luoghi prestabiliti per la partenza della protesta, si prevedono anche punti di riunione improvvisati per i quali non è stata richiesta alcuna autorizzazione. In altre parole, le strade da seguire saranno decise in base ai partecipanti alla manifestazione. Difficile prevedere le mosse dei manifestanti. Per questo la Questura ha approntato un “dispositivo modulare e flessibile”, che prevede blocchi delle strade dove necessario, ma che potranno poi essere rimossi, spostati o comunque orientati in base alle esigenze del momento. Con conseguenze imprevedibili per il traffico e per il trasporto pubblico.

Il concentramento principale degli studenti, oltre a quelli della Stazione Ostiense e di piazza della Repubblica, avrà luogo a partire dalle 10 in piazzale Aldo Moro, davanti alla Sapienza. Gli universitari non nascondono di voler tentare un nuovo assalto al Parlamento, dopo quello che il 30 novembre scorso portò a tensioni e scontri con le forze dell’ordine 1 che sbarrarono le vie d’accesso a piazza Montecitorio.

“Assedieremo tutti i palazzi del potere nel centro storico” confermano gli studenti riuniti nell’Aula VI di Lettere alla Sapienza, dove hanno presentato le mobilitazioni di domani. “Qualsiasi cosa accadrà – dicono – rappresenterà comunque una giornata di democrazia reale. Perché come studenti ci batteremo sempre contro ogni tentativo di dismissione dell’università pubblica e fino a che questo governo non se ne andrà a casa”.

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Taverna del Re satura: stop alla raccolta.

L’emergenza rifiuti a Napoli è a un passo dal tornare ai livelli record di duemila tonnellate di immondizia in strada: a taverna del Re non si sversa più perché la discarica è satura, allo stesso modo avviene a Giugliano e Tufino. E lunedì è previsto lo stop anche per Caivano.

Risultato: non c’è più posto da nessuna parte, settecento tonnellate al giorno rimarranno senza raccolta ed è reale la prospettiva che a terra si accumulino già oggi millecinquecento tonnellate di rifiuti. In questa situazione si susseguono gli incontri tra Regione, Provincia e Prefettura. Il no della Puglia ad accettare l’immondizia di Napoli ha indotto Caldoro e Cesaro a rinnovare gli appelli ai presidente delle Province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno. Ma la risposta è ancora una volta negativa.

Falde avvelenate. Terzigno pronta a nuove rivolte. Parco del Vesuvio, le falde acquifere sono inquinate e nei pozzi vicini alla discarica ci sono «metalli pericolosi e sostanze fortemente cancerogene», con una presenza anomala di materiali come zinco, nichel, alluminio e boro. È quanto emerge dai risultati delle analisi dell’Arpac e dei tecnici dei comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno e Trecase, presentati ieri. E si prepara una n uova fase di guerriglia, con proteste, blocco dei camion e richieste di chiusura della discarica Sari. Applausi scroscianti ai tecnici della cittadinanza, poi rabbia verso i sindaci, con il coro di «assassini, assassini».

solleviamoci.wordpress.com

ilmessaggero

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Proteste contro cava Sari e la riapertura del sito di Taverna Re
Il premier: non saranno aperte discariche a Terzigno e Serre.

 

Dopo l’intesa raggiunta ieri sera tra governo e sindaci dell’area vesuviana e l’assicurazione del premier che non saranno aperte le discariche a Terzigno e Serre, in mattinata ci sono stati nuovi momenti di tensione tra forze dell’ordine e manifestanti che hanno cercato in mattinata di impedire l’accesso degli autocompattatori all’interno del sito di stoccaggio delle ecoballe di Taverna del Re a Giugliano (Napoli). Il sito è stato riaperto a seguito di un’ordinanza del presidente della Provincia e dovrebbe accogliere oltre diecimila tonnellate di rifiuti “tal quale”. A scatenare la rivolta è stato il fatto che c’era un preciso impegno sancito in passato che il sito, che accoglie oltre 6 milioni di tonnellate di spazzatura, non avrebbe più riaperto i cancelli.

Intesa bocciata dai manifestanti.
Ai manifestanti presenti questa notte alla rotonda di via Panoramica, la strada di accesso alla discarica di Terzigno (Napoli), l’intesa raggiunta tra i sindaci e il premier Berlusconi non è piaciuta. Il documento, sottoscritto in Prefettura a Napoli, è stato letto al megafono e accompagnato da dissensi, in particolare per quanto riguarda la cava Sari, la discarica fonte di gravi disagi per le popolazioni a causa dei miasmi che si sentono anche in queste ore e per l’inquinamento ambientale che, sostengono i manifestanti, sarebbe stato prodotto in maniera irreversibile. Secondo i rappresentanti dei comitati in lotta non ci sarebbero le garanzie chieste per la non riapertura e la bonifica della discarica. I manifestanti annunciano che il presidio continuerà. La manifestazione in programma nel pomeriggio, con la confluenza di cortei da varie città del Vesuviano non è stata organizzata «per festeggiare quello che non c’è da festeggiare, ma un momento di lutto per le popolazioni del territorio».

Movimento vesuviano: la lotta va avanti. «Non possiamo fermare la mobilitazione fino a risultati concreti e davvero rispettosi del bene pubblico»: è quanto sostiene il Movimento per la difesa del territorio dell’area vesuviana in un documento in merito all’accordo tra il premier Silvio Berlusconi e i sindaci dell’area vesuviana. «Noi – sottolinea il movimento – vogliamo che l’esclusione della discarica dalla cava Vitiello diventi legge senza se e senza ma, ma pretendiamo anche il blocco immediato e la bonifica della discarica in cava Sari. Esistono già analisi sulle falde acquifere della zona della cava fatte dalle autorità sanitarie che dicono che sotto quello sversatoio pluridecennale le acque sono perfino più inquinate che il percolato stesso della discarica. Quindi nessun sindaco può prendere impegni a nome nostro sull’interruzione della lotta».

ilmessaggero.

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«Nemmeno i marines scalfiranno
la resistenza civile di Terzigno»

«”I figli non si pagano” dice Filumena Marturano
Questo affermano pure i cittadini anti-discarica»

Si ordina l’ apertura della più grande discarica di rifiuti in Europa nel parco Vesuviano, in zona già gravata da uguale servitù. L’atto non è firmato dal comando di piazza di una truppa di occupazione straniera, ma dalla più screditata autorità pubblica di uno stato di diritto. Fraintesa la nozione di stato sovrano, ritiene di poter ridurre dei cittadini a sudditi di un impero d’oltremare. Dopo promesse affidate alla durata delle cronache del giorno dopo, e alla misericordia del vento, l’autorità si ripresenta su piazza affidando al suo luogotenente il pacchettino di soluzioni da quattro e quattr’otto.

Evidente la sproporzione tra i due termini: le ragioni di una rivolta per legittima difesa e l’incaricato dell’ affare. Un protettore civile deve proteggere con metodi civili: ha invece praticato sul posto l’invio di truppe e metodi militari. Stavolta non bastano più, nemmeno se richiamano effettivi dall’Afganistan smonteranno la vera protezione civile decisa dai cittadini di Terzigno e di altri comuni. È interamente loro il diritto a proteggersi da comunità civile contro la discarica subìta e quella gigantesca e prossima. Già la prima è da sanare.

È certo che produce danni fisici. Non solo a Terzigno, è gran parte del sistema di trattamento dei rifiuti a produrre le micidiali nanoparticelle. Si nega ufficialmente l’ evidenza, perchè non si adoperano, intenzionalmente, rilevazioni adatte a intercettarle. Sta di fatto che nel raggio di discariche e impianti di smaltimento si concentrano leucemie,neoplasie e altre maledizioni. Contro questa evidenza statistica e scientifica si compatta la barriera dell’omertà ufficiale, più serrata di quella mafiosa. E’ la dannata contropartita dell’ economia dell’ abbondanza: la nuova peste, prodotta dagli scarti mal trattati, che produce bubboni dentro anzichè in superficie. Questa unità di grandezza del malanno è al di fuori della portata di un vicerè di già provata approssimazione. Si fa gran caso e grancassa intorno ai pericoli della criminalità comune, si gonfiano mongolfiera modesti episodi di cronaca nera. Si istiga un bisogno artificiale di maggior sicurezza. (more…)

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Terzigno.

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