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Archive for agosto 2010

Anche la Francia, da noi spesso additata come esempio di “nucleare di successo”, ha i suoi “peccati nucleari”. Quelle cose che i francesi non devono assolutamente sapere.

L’IRSN (Istituto di radioprotezione e di Sicurezza Nucleare), ente francese il cui folgorante motto è “l’unica ambizione dell’IRSN è portare avanti la causa della sicurezza nucleare”, fornisce dati sulla contaminazione radioattiva in generale, e in particolare sui rilievi radiologici aerei (la quantità di polveri radioattive presenti nell’aria). Fornisce dati, dicevo, ma non tutti i dati. La scrematura tra ciò che l’Istituto conosce e ciò che pubblica è ampia. Soprattutto, l’ente non è obbligato a pubblicare tutti i dati, nemmeno su richiesta dei cittadini.
Come fare allora ad accedere ai dati rilevati (soprattutto dopo che i recenti incendi in Russia hanno risollevato le polveri radioattive del disastro di Chernobyl e dei test atomici riportandole nell’aria anche in Europa)? Non resta che appellarsi al tribunale, per ottenere che il giudice – magari sulla base del diritto del cittadino ad essere informato – costringa l’IRSN a pubblicare i dati. Ovvero: ci si appella al tribunale per ottenere che il giudice nomini un esperto che abbia accesso ai dati dell’IRSN.
È quello che ha tentato di fare l’AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti), nella persona del Presidente, Paolo Scampa, tramite l’avvocato Emmanuel Ludot, presso il Tribunale Amministrativo di Parigi. Il quale – giudice Sylvia Mille – ha respinto la richiesta (pare che ciò avvenga sistematicamente, senza eccezioni), per il seguente motivo: non vi sono in atto controversie legali nell’ambito delle quali tali informazioni potrebbero giovare al procedimento (sentenza del 16 agosto 2010, n° 1015026/11-7, allegata – in lingua francese). (altro…)
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«Un incontro inutile». Questa la risposta lapidaria e amareggiata che da’ Silvia, precaria della scuola, quando le si chiede com’è andato l’incontro con il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, che ieri mattina è andato a parlare con gli insegnanti precari in presidio permanente sotto i locali dell’ufficio scolastico provinciale di Palermo.
La protesta, iniziata il 13 agosto, non accenna a spegnersi anzi si radicalizza, tre insegnanti sono in sciopero della fame da più di una settimana. Un gesto estremo, «una forma di esasperazione,l’unico modo per farsi ascoltare dalle istituzioni – dice Silvia – quando ti licenziano le provi tutte, non hai molto da perdere».
Pietro Di Grusa (50 anni e collaboratore tecnico scolastico precario dal 1986) uno dei tre in sciopero della fame, è stato di nuovo colto da un malore ieri, dopo che già domenica scorsa era stato portato in ospedale. Lui, ostinato, appena dimesso era tornato al sit-in ed ora è a casa a rimettersi in sesto. Lo sciopero della fame è solo la punta dell’iceberg di una situazione drammatica: quest’anno in Sicilia perderanno il posto 6.000 lavoratori, 1.700 nella sola Palermo. A questi vanno aggiunti i 7.700 insegnanti licenziati nel 2009, che si ritrovano adesso senza ammortizzatori sociali, ovvero la possibilità di entrare in graduatoria grazie alle «Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico». È il cosiddetto «decreto salvaprecari», il ministero dell’Istruzione fa sapere che ne sta elaborando uno anche per quest’anno. Il Miur, come il governo, parla di emergenze, va avanti per urgenze, senza un progetto che dia garanzie di continuità né a chi nella scuola ci lavora né a chi ci studia.
Sulla protesta dei precari siciliani il ministro Gelmini non ha speso neanche una parola intenta com’era a lodare il comportamento della Fiat di Marchionne. (altro…)

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“Credo che le massime autorità dello Stato debbano poter esercitare con pienezza di poteri il loro mandato, come accade in Francia”. Lo dice il viceministro finiano Adolfo Urso, rispondendo al Corriere della sera sull’idea di regalare l’ennesimo “salvacondotto a Berlusconi”. Evidentemente Urso, un po’ confuso, è convinto che B. sia già stato eletto presidente della Repubblica. Altrimenti non avrebbe evocato la Francia, dove è appunto immune il presidente della Repubblica (e solo per i reati connessi con le funzioni esercitate all’Eliseo o in precedenti incarichi), ma non il primo ministro. Non vogliamo nemmeno prendere in considerazione l’altra ipotesi, e cioè che Urso non sappia dove sta di casa la Francia o la confonda con una repubblichetta delle banane, perché egli è noto come persona preparata (peraltro, soprattutto in vicende immobiliari. Naturalmente, se i finiani hanno deciso di suicidarsi nella culla prim’ancora di diventare partito, tradendo la tanto sbandierata “legalità”, che vuol dire “legge uguale per tutti” e che è costata l’espulsione dal Pdl di Fini e di alcuni discepoli, liberissimi di farlo. E se il Pompiere della Sera ha deciso di sponsorizzare la nuova campagna impunitaria pro B., è affar suo e dei suoi giornalisti. L’importante è che non si prendano in giro gli elettori e i lettori. Perché né in Francia né in nessun’altra democrazia esiste alcun tipo di immunità per il presidente del Consiglio e per i suoi ministri. Lo ha ben spiegato due anni fa, in occasione del lodo Al Fano, l’Associazione Italiana Costituzionalisti quando Angelino Jolie provò a raccontare la frottola dell’“allineamento con le altre democrazie”. Ma lo ha affermato persino l’Ufficio studi del Senato, nella relazione di accompagnamento al lodo poi bocciato dalla Consulta. In tutto il mondo libero l’immunità è prevista per i parlamentari e perlopiù soltanto per i reati di opinione, o al massimo per quelli “funzionali” (dunque in nessuna democrazia se ne parlerebbe per B., imputato per corruzioni, falsi in bilancio, frodi fiscali e appropriazioni indebite commesse in veste di padrone di Mediaset). (altro…)

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Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, è nata a Skopje il 26 agosto 1910. Il suo lavoro tra le vittime della povertà di Calcutta l’ha resa una delle persone più famose al mondo: ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1979, e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II.

“Io sono una piccola matita nelle mani di Dio”, così amava ripetere madre Teresa di Calcutta, la suora che sostituì l’odio e la tristezza con il perdono, la comprensione e l’amore. Oggi, nel giorno del centenario della sua nascita, il mondo la ricorda con veglie di preghiera, novene e convegni: da Reggio Calabria a Torino, da Parigi a Copenaghen, dalla sua terra natìa, l’Albania, all’India, sua patria d’adozione.

Ma questa piccola suora appartiene a tutti e in tutto il mondo sono presenti le missionarie della Carità, l’ordine che Madre Teresa fondò nel 1950 e che ancora oggi, da Gaza all’Afghanistan, portano un messaggio di speranza offrendo assistenza ai bisognosi, ai malati, ma, soprattutto, ai più poveri tra i poveri.  Niente e nessuno riusciva a fermare quella donna coraggiosa che, in nome di Dio, aveva voluto condividere tutto degli uomini: la povertà materiale dei rifiutati della terra e quella spirituale del silenzio di Dio. A tutti donava una parola di conforto, una carezza, un pasto caldo. E oggi il mondo la festeggia, aspettando la sua santificazione.

Il carisma e l’esempio di Madre Teresa sono sempre attuali e rappresentano un utile stimolo per ognuno di noi ad andare incontro e sostenere quanti sono meno fortunati e vivono ai margini delle nostre città.
In occasione del 100 anniversario della nascita di Madre Teresa di Calcutta avvenuta il 26 agosto 1910, il Campidoglio ha previsto un ricco programma di celebrazioni in onore della Religiosa beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003. (altro…)

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Sono una signora antica, ho 78 anni e una mattina di tre mesi fa, circa, sono caduta nel bel mezzo di una centrale piazza di Torino affollata di gente. Non era ancora tempo di ferie, non era ancora esploso il caldo tropicale, e numerose persone passeggiavano beatamente. Bene. Sono caduta, non mi riusciva di alzarmi e tutti i passanti tiravano diritto, belli, bianchi, di razza caucasica (ma forse non lo sanno) giravano la testa da un’altra parte e certo Cota non era lì. Perché aiutare un anziano caduto è foriero di seccature: e se poi occorre chiamare un’ambulanza? e se occorre accompagnare lo sventurato al pronto soccorso? Sapete chi mi ha soccorsa? Due extracomunitari, barboni, quelli che dormono sulle panchine sotto i cartoni, i quali sono accorsi con premura e tenerezza, cercavano anche di ripulirmi chiedendomi scusa se dovevano toccarmi. Hanno rifiutato la piccola mancia dicendo: «No, Mama, cuore». Ho ricevuto una bella lezione di altruismo e umanità. Questa lettera è il mio ringraziamento per esserci, anche se è possibile non abbiano il permesso di soggiorno. D’altra parte sono i soli a cedermi il posto sul tram; altro che i nostri giovani virgulti educati al loro solo ed esclusivo benessere! Dalla caduta ho riportato una frattura al piede, ma questa è un’altra storia.
Enrica Della Piana

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