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Archive for settembre 2010

Quel letto dove battibeccavano sotto le coperte, con il lenzuolo che andava su e giù dalla faccia di Sandra mentre quella di Raimondo stava nascosta dietro il giornale, che sembrava il terzo incomodo e faceva un rumore secco quando lui lo scuoteva. Quel letto non era solo la perfetta, minimalista scenografia dei loro indimenticabili sketch. Quel letto raccontava – e continua a farlo – una storia d’amore vecchia quasi quanto il mondo. E non per approssimazione. Una storia d’amore di quelle che, come dice il Cantico dei Cantici, sono più forti persino della morte. Anzi no: a essa soccombono quando uno non ce la fa più a vivere senza l’altro. E di questi tempi in cui per morire ci vuole sempre una ragione – anche di vecchiaia non si muore più, ma delle sue complicanze – facciamo un po’ fatica a capire che c’è ancora, così come c’è sempre stato, qualcuno che per nostalgia non regge più la vita.

Sono storie rare, e forse è giusto che sia così perché, se c’è una cosa che dovrebbe essere più forte dell’amore, è la vita: e così, perduto il partner di una vita, si tira avanti, ci si fa una ragione di quella perdita. Ma quando la vita è trascorsa così insieme come quel letto di Sandra e Raimondo lasciava intendere, al di là dei capricci (di lei) e del sarcasmo (di lui), allora succede che vivere senza non abbia più senso, e ci si lascia morire. Perché s’è infranto quel sogno difficile persino da spiegare a parole, tanto che preferiamo usare un mito antico. Nelle Metamorfosi di Ovidio Filemone e Bauci si trasformano in una quercia e un tiglio avvinti insieme. Erano vecchi e avevano chiesto una cosa sola al dio: morire insieme. Per risparmiare a uno dei due lo strazio insopportabile di veder morire l’altro. (altro…)

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 Repubblica.

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In questi giorni molto si è detto a proposito delle indagini che hanno coinvolto, forse per la prima volta in modo accurato, la banca del Vaticano (lo Ior) finito sotto indagine da parte della procura di Roma per violazione delle norme sull’anti-riciclaggio. Naturalmente gli esiti dell’inchiesta richiederanno del tempo, considerata anche la complessità della materia.

Può essere però molto molto interessante approfittare dell’occasione e di una bella paginata de La Stampa di ieri (purtroppo un poco nascosta…) per capire cosa è e come funziona l’Istituto Opere Religiose, penso che troverete anche voi interessante sapere che:

– il suo compito sarebbe quello di provvedere alla gestione dei beni mobili e immobili di persone fisiche e giuridiche e destinati a opere di religione e carità;
– lo Ior ha 44 mila conti correnti, tutti di religiosi e dipendenti vaticani oltre ad una piccola quantità di enti privati;
– gli interessi concessi vanno dal 4 al 12%, senza alcuna tassazione;
– gli utili della banca vengono destinati a opere di carità e iniziative del Papa;
– il presidente dello Ior riferisce direttamente a 5 cardinali scelti direttamente dal Papa;

– il suo bilancio e i movimenti svolti sono noti solo al Papa, al collegio dei cardinali, al prelato dell’istituto, al consiglio di sovrintendenza, ai revisori dei conti e alla direzione generale;
– lo Ior può spostare fondi all’estero, in altre banche, in assoluta riservatezza: la Città del Vaticano non aderisce alle norme antiriciclaggio;
– i clienti sono identificati solo con un numero cifrato e non con un nome, non esistono ricevute delle operazioni né libretti degli assegni, si opera solo con bonifici;
eventuali rogatorie devono passare dal ministero degli esteri, ma il Vaticano quasi mai le concede;
– lo Ior ha un patrimonio stimato in 5 miliardi di euro.

POLISBLOG

pasquinoweb.wordpress.com

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Cara Gelmini, lei continua a parlare di riforma epocale. In realtà si tratta di un grande pasticcio. I suoi tagli sconsiderati a fondi e personale mettono in ginocchio la scuola pubblica e depotenziano ai minimi storici l’offerta formativa a studenti e alunni. E in più di un punto contraddice alcuni articoli della nostra Costituzione e alcune leggi dello Stato che dovrebbe conoscere. Bisognerebbe che si informasse di più. Bisognerebbe che sapesse come i tagli alle elementari, cancellando la compresenza, di fatto cancellano il tempo pieno, fatto di tempi distesi e lavoro a piccoli gruppi di livello, laboratori e uscite didattiche, trasformandolo in una sorta di doposcuola che penalizza fortemente la qualità dell’apprendimento e dello star bene a scuola degli alunni. Bisognerebbe che tenesse sempre presente come i Paesi Ocse spendono in media il 5,7% del Pil per il loro sistema scolastico, mentre l’Italia spende solo un vergognoso 4,5%. E rileggesse la nostra Costituzione quando parla di scuola laica e gratuita. Mentre oggi i genitori degli alunni devono sborsare contributi. In alcuni casi anche di 150/200 euro. Per la normale manutenzione delle scuole pubbliche che frequentano i loro figli, che spetterebbe a lei. Scuole che vantano nei confronti del ministero dell’Istruzione crediti che vanno dai cento ai duecentomila euro.
Ancora: smetta, per favore, di raccontarci la favoletta del rapporto troppo alto tra docenti e studenti in Italia dimenticandosi sempre, colpevolmente, degli studenti disabili e dei docenti di sostegno. Che esistono, non sono ancora gettati dalla rupe. Non sa che questi docenti non sono calcolati, in altri Paesi, perché spesso legati al ministero della Sanità e non dell’Istruzione? Non si rende conto che i numeri che dà, in questo modo, sono palesemente falsi? (altro…)

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Per sostituire il vecchio organismo, una squadra con il compagno del ministro e il figlio di La Russa.

Sono cinque lettere di dimissioni in due mesi, a fine 2009, a far precipitare l’Automobile Club nella bufera, a decapitare l’ente che gestisce il Gp di Monza e un appetitoso patrimonio immobiliare e a sprofondarlo in un vortice di polemiche e sospetti, oggi raccolti in un esposto alla procura di Milano e Monza. Le dimissioni portano al commissariamento dell’ente. Con il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla che nomina commissario straordinario Massimiliano Ermolli, 38 anni, figlio di uno degli uomini più vicini al premier. E una lista di candidati che si forma per sostituire la vecchia governance, mettendo insieme tra gli altri lo stesso Ermolli junior, Geronimo La Russa, figlio del ministro della Difesa, e Eros Maggioni, il compagno del ministro Brambilla.

Nella lista anche due dei dimissionari che hanno fatto cadere il vecchio consiglio: Michele Nappi, da una vita in Aci e candidato presidente, e l’avvocato Gian Galeazzo Monarca. “Dimissioni non motivate  –  ricorda oggi Pier Lorenzo Zanchi, ex presidente del consiglio direttivo  –  . Poco prima avevo accusato i manager di Sias, la Società incremento automobili e sport che gestisce l’autodromo. Avevo parlato di rischio fallimento, perché l’80% del fatturato è legato alla Formula 1. Le dimissioni a catena servivano solo a provocare il commissariamento, il primo dell’Aci di Milano”.

Poco dopo il ribaltone. Anche se le elezioni si terranno il 22 luglio, saranno Ermolli, Maggioni e La Russa a governare l’Aci. L’altra lista in gara, “Per la trasparenza”, non è stata ammessa dallo stesso commissario Ermolli per vizi di forma, decisione che ha provocato un ricorso al Tar. “Noi sentiamo l’Aci come un’istituzione da difendere  –  dice Iacopo Bini Smaghi, uno dei candidati esclusi  –  . Vogliamo evitare che arrivi chi la spogli del suo patrimonio”. C’è il Gran Premio che vale circa 50 milioni di euro, ma anche un patrimonio di palazzi  –  tra cui corso Venezia 43 e 45  –  terreni, aree ora occupate da distributori di benzina che valgono altri 70 milioni. (altro…)

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La Camera, con voto segreto così come richiesto dal Pdl, ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni a carico dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino (Pdl). Questi i numeri del voto: maggioranza 297, favorevoli 308, contrari 285. Non hanno votato in 37. Si e’ votato sulla proposta del relatore di negare l’uso delle intercettazioni: votare si’ alla proposta, dunque, vuol dire negare l’utilizzo dei nastri, votare no vuol dire respingerla e dare parere positivo. La Giunta delle Autorizzazioni, a maggioranza, aveva proposto di negare l’utilizzo delle intercettazioni.

“Votiamo a favore delle intercettazioni, non votiamo e non voteremo contro il Governo”: la dichiarazione di voto di Benedetto della Vedova ha fatto capire che i finiani hanno votato con l’opposizione. Il voto segreto rende quindi complicato capire gli equilibri della maggioranza, che non ha ottenuto quei 316 voti che servirebbero per passare indenne ogni votazione. Bisognerà capire la composizione politica dei 37 assenti di oggi. Appare tranquillo il portavoce del premier Paolo Bonaiuti:  ”Avevamo detto che eravamo tranquilli e sereni e il voto di oggi lo conferma perchè se sommiamo quelli dei nostri che erano assenti o in missione si vede che abbiamo tranquillamente superato quota 320”.

ilfattoquotidiano

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L’attrice si è spenta a Milano a 79 anni. Non è riuscita a superare la scomparsa del marito Raimondo Vianello. Insieme per cinquant’anni, nella vita e nella carriera. Gli inizi nel varietà con Macario, poi tanti successi in tv, fra Rai e Mediaset. Fino all’addio alle scene, nel 2008, a causa della malattia.

LO aveva detto monsignor Faccendini, celebrando il funerale di Raimondo Vianello 1: “E’ innaturale pensarli separati”. Sandra Mondaini non ce l’ha fatta a superare un dolore che l’ha consumata 2. Non voleva più vivere senza Raimondo 3, neanche l’affetto di Raymond e Gianmarco, gli amatissimi figli adottivi, era riuscito a consolare Sandrina, l’altra metà di Raimondo: insieme per cinquant’anni. Un amore grande come quello di Giorgio Amendola e la moglie Germaine, scomparsa poche ore dopo il marito, stroncata dal dolore. Sandra se n’è andata cinque mesi dopo Raimondo. Malata da tempo, da dieci giorni era ricoverata al San Raffaele di Milano.

Sandra Mondaini non è stata l’ombra di Vianello, è stata tutta la vita al suo fianco, allegra, rumorosa, divertente; in genere, nelle coppie, uno è musone e l’altro ironico. In questo caso no, si erano davvero incontrati. Se telefonavi a casa loro e rispondeva lui, non risparmiava la battuta: “Vuole parlare con Sandra? Ah, meno male”. Lui doveva tornare a vedere la tv “perché – come spiegava lei – c’è sempre una partita da qualche parte, non immagina quante ne mandino in onda. Che barba”.

Si erano incontrati nel 1958, lei soubrette di Macario; nel 1962, davanti a una cotoletta, a cena insieme a Gino Bramieri, lui aveva fatto la più irrituale richiesta di matrimonio, al punto che lei era rimasta muta: “Non avevo capito se parlava seriamente: scherzava sempre”. Quella volta il giovanotto ironico, che sembrava un lord inglese e aveva appeso al muro la laurea in Giurisprudenza per fare il comico, aveva fatto sul serio. “Sono stata gelosa, certo – spiegava lei – ce n’erano tante più belle di me, ma alla fine eccoci qua. Oggi dove vuole che vada?”. Già.

Sandrina, come l’ha chiamata per una vita il marito, era nata a Milano nel 1931; il padre Giacinto era pittore e umorista del Bertoldo; lei si dispiaceva un po’ di aver lasciato gli studi, nei battibecchi – affettuosi – Raimondo le consigliava prudenza, di non “arrampicarsi in discorsi che poi non si sapeva dove sarebbero andati a finire”. Lei faceva finta di offendersi e potevano andare avanti così, senza un copione scritto, battute su battute. (altro…)

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Dev’esserci un colore da scoprire, un recondito accordo di parole

Dev’esserci una chiave per aprire nel muro smisurato questa porta

Dev’esserci un’isola più a sud, una corda più tesa e vibrante

Un altro mare che nuota in un altro blu

Un’altra intonazione più cantante

Poesia tardiva che non riesci a dire la metà di quel che sai

Non taci quando puoi, non sconfessi  questo corpo casuale e inadeguato.

Josè Saramago

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E’ dal suo blog che la regista di “Draquila”, Sabina Guzzanti, annuncia entusiasta la notifica di una nuova querela.
Querela d’autore la chiama, e in realtà un po’ lo è: è notizia di ieri che l’autore dell’inno che ci ha tormentato per tutta la campagna elettorale 2008 “Menomale che Silvio c’è” tramite il suo avvocato le ha fatto pervenire una lettera.
Secondo quanto sostenuto dal sentimentale cantautore (che per la cronaca si chiama Andrea Vantini) l’inno: «è stato da lui creato per celebrare oltre che l’uomo, il politico Silvio Berlusconi. L’opera in parola in altri termini è l’espressione degli ideali e della personalità dell’autore che attraverso la sua capacità creativa hanno trovato in essa la sua piena estrinsecazione».
Quindi, il genio musicale incompreso lamenta che «le suddette idee, valori e sentimenti sono stati del tutto ridicolizzati e offesi con grave pregiudizio del suo onore a seguito dell’uso distorto e strumentale della sua opera».
Ma la Guzzanti tranquillizza i suoi lettori assicurando che non si tratta né di una querela né di una diffida. Diciamo che quei 5 secondi presenti nel documentario dedicato al terremoto dell’Aquila, in cui «un gruppo di attori raffiguranti gli abitanti de l’Aquila» cantano commossi e “viscini viscini”  quel menomale che silvio c’è, travisano e distorcono «la corretta fruizione e percezione del contributo creativo del suo autore». Indi per cui è ferma intenzione dell’indiscusso genio delle sette note «agire in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi».
Quel che è giusto è giusto per carità, è una questione di arte. E’ come se qualcuno declamasse “A Silvia” di Leopardi di fronte ad una racchia che tutto c’ha tranne la beltà che splendea negli occhi suoi ridenti e fuggitivi. (altro…)

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La cosa più sconcia della legge ad personam numero 40, quella che darà all’Italia l’unico premier al mondo con l’autorizzazione a delinquere, è che non si cerca più nemmeno di camuffarla e imbellettarla con motivazioni giuridiche o esigenze generali. Anche perché il 99% di quanti ne parlano non hanno la più pallida idea di quel che dicono. I pochi che lo sanno, strappato anche l’ultimo velo d’ipocrisia, affermano esplicitamente che il nuovo “lodo” deve servire a una sola persona: quella che lo firma. Anzi c’è chi, come l’inesausto oppositore Piercasinando Furbini e i finiani, la votano solo se vale per B. e basta: se vale pure per i ministri, non se ne fa nulla. Vogliono proprio il nome del beneficiario nel testo. Quale testo? Cinque le ipotesi.
1) Lodo costituzionale Alfano-bis per immunizzare i presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio più i ministri: o con la sospensione dei processi sino a fine mandato, o con l’autorizzazione a procedere del ministro della Giustizia per avviarli.
2) Come sopra, ma senza ministri (versione Fli e Udc).
3) Nuovo legittimo impedimento per allungare quello di 18 mesi che scade l’estate prossima, cambiare le carte in tavola alla Consulta che il 14 dicembre esamina quello attuale e indurla a rinviare per guadagnare altro tempo.
4) “Processo breve” per sterminare centinaia di migliaia di processi, fra cui quelli a B.
5) “Processo lungo” per vietare ai giudici l’uso delle sentenze di Cassazione e di scremare i testimoni inutili, così anche i processi Mills e Mediaset durano qualche secolo. Essendo impossibile approvare cinque leggi in tre mesi, bisogna sceglierne una: quella che riesce meglio a fottere il Tribunale di Milano, la Corte costituzionale e il Quirinale in un colpo solo.
Il finiano Moffa, nomen omen, parla di “due scuole di pensiero: secondo alcuni basterà una prima lettura del Senato sul lodo Alfano-bis a far sì che la Consulta dichiari il rinvio; altri invece ritengono che sarà necessario varare un nuovo legittimo impedimento”. Traduzione: non c’è alcun motivo giuridico perché la Consulta, che deve valutare la costituzionalità del legittimo impedimento, rinvii la discussione perché forse fra due anni sarà legge costituzionale il lodo Alfano-bis; ergo bisogna spaventarla con un primo voto del Senato sul lodo (prima ci pensava la P3, ora purtroppo in galera); se poi non basta, si allunga il legittimo impedimento, così la legge su cui deve decidere la Corte cambia in corsa e si rinvia. (altro…)

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Annozero torna giovedi’ 23 settembre alle ore 21,00 ma il direttore Masi proibisce la messa in onda degli spot per pubblicizzare l’inizio della trasmissione.

Ecco l’ennesimo appello di Michele Santoro:

‘La vostra risposta è stata come sempre straordinaria ed entusiasta. Centinaia di migliaia di persone si stanno attivando sul Web per un gigantesco passaparola che ridicolizza qualsiasi tentativo censorio e ritardo burocratico. Se giovedì 23 settembre alle 21 troveremo il nostro pubblico ad aspettarci come ogni anno, senza che per Annozero siano andati in onda gli spot come per Porta a Porta o Ballarò, sarà solo perché voi avrete vinto ancora una volta: se un programma appartiene veramente al pubblico non è facile decidere per decreto di farlo morire. Si fa un gran parlare di regole, circolari e catechismi; e siccome stiamo celebrando l’unità d’Italia vorrei ricordare a tutti come Camillo Benso di Cavour rispondeva a chi gli chiedeva quale legge si dovesse fare per impedire gli abusi dell’informazione: “La legge migliore è nessuna legge”. 150 anni dopo c’è chi vorrebbe dimenticare Cavour per tornare al “visto si stampi, al timbro preventivo”. C’è troppo silenzio su questo, come sempre quando nel nostro Paese si parla di libertà. Voi però non state zitti: su You Tube circolano tanti spot spontanei che annunciano la partenza di Annozero; e chi vuole può adoperarli. Io però manderò a tutti i miei amici quello con Vauro protagonista. S’intitola: “Odissea nello spazio”. Diffondetelo anche voi! Un abbraccio.

Michele Santoro’

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Duffy-Mercy

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Dal momento che esiste una sostanza capace di prevenire l’influenza molto più efficacemente dei vaccini, tutti noi saremmo portati a pensare che gli scienziati avrebbero fatto di tutto per pubblicizzarla, giusto? In fin dei conti il nocciolo della questione non dovrebbe essere quello di proteggere bambini e adulti dalla influenza?
Uno studio clinico condotto dal dottor Mitsuyoshi Urashima presso la Divisione di Epidemiologia Molecolare nel Dipartimento di Pediatria presso la Università di Medicina di Minato-ku a Tokyo, ha rilevato che la vitamina D sia estremamente efficace nel prevenire la comune influenza nei bambini. Lo studio è stato pubblicato nel marzo 2010 dal Journal of Clinical Nutrition.

Si è trattato di un esperimento randomizzato su due gruppi il quale ha coinvolto 334 bambini, a metà dei quali sono stati somministrati 1.200 IU al giorno di vitamina D3, e alla altra metà un semplice placebo. Tale rigoroso studio è stato svolto seguendo scrupolosamente tutti gli standard scientifici più rigidi.
I risultati hanno detto che mentre 31 dei 167 bambini facenti parte del gruppo “placebo” hanno contratto la influenza durante i quattro mesi nei quali è proseguito lo studio, solo 18 dei 168 bambini del gruppo “vitamina D” la ha contratta. Questo significa che la vitamina D è stata responsabile di una riduzione assoluta di quasi l’8 per cento.
I vaccini antinfluenzali – secondo i più recenti dati scientifici – ottengono un 1 per cento di riduzione dei sintomi della influenza
(http://www.naturalnews.com/029641_vaccines_junk_science.html).
Ciò significa che la vitamina D sembra essere 800 volte più efficace rispetto ai vaccini per prevenire le infezioni influenzali nei bambini.
Per sostenere ulteriormente questi dati, sarebbe stato necessario effettuare un ulteriore studio clinico attraverso il quale porre a confronto diretto i supplementi di vitamina D con i vaccini antinfluenzali, attraverso una sperimentazione su un totale di quattro gruppi di individui:
Gruppo # 1 dovrebbe ricevere un placebo di vitamina D
Gruppo # 2 dovrebbe ricevere vitamina D (2.000 IU al giorno)
Gruppo # 3 dovrebbe ricevere una iniezione di vaccino antinfluenzale
Gruppo # 4 dovrebbe ricevere una iniezione placebo
Purtroppo un simile esperimento non potrà mai essere ufficialmente realizzato perché gli spacciatori di vaccini  sanno bene che proverebbe in maniera definitiva la inutilità dei loro vaccini. (altro…)

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Tra Maurizio Cattelan e la città di Milano c’è un rapporto speciale quanto proficuo, almeno a livello di comunicazione. Ricordate i fantocci di tre bambini impiccati in piazza XXIV Maggio? Si gridò all’orrore, ma il risultato fu centrato. E tra dinfesori dell’arte e detrattori orripilati, se ne parlò a lungo, con buon conto dell’artista veneto, non nuovo certo alle provocazioni. L’ultima delle quali ci porta direttamente a Carrara, dove nei mesi scorsi, in occasione della Biennale di Scultura sul tema Post-Monument, Cattelan ha realizzato un monumento a Craxi.

E mentre da un lato il Comune di Milano tenta di limitare la provocatoria esplosività dell’artista, imedendogli ad esempio di affiggere in città manifesti con un Hitler inginocchiato a pregare, dall’altro promuove massicciamente la mostra che dal 24 settembre porterà a Palazzo Reale tre delle sue opere più note ed  un inedito in piazza Alfieri: L.O.V.E.  Il giorno dell’inaugurazione è in programma un approfondimento all’accademia di Belle Arti di Brera, promosso dall’assessorato alla Cultura per presentare la mostra. L’appuntamento, ad ingresso libero, è per le ore 16  nella Sala Napoleonica, dove l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, assieme a Maurizio Cattelan e Francesco Bonami, curatore dell’esposizione, presenteranno l’evento agli studenti e ai docenti.

Dedichiamo questa mostra a coloro che studiano l’arte contemporanea e all’Accademia, luogo di formazione di un pensiero libero, indipendente e artisticamente consapevole”, annuncia l’assessore Finazzer Flory.

Maurizio Cattelan, contro tutte le ideologie” è la mostra che per la prima volta porta uno spazio pubblico milanese l’artista contemporaneo italiano che – piaccia o meno – è il più conosciuto e discusso del panorama artistico internazionale.

Scelta da Cattelan come sede del suo ritorno nel capoluogo lombardo, la Sala delle Cariatidi, riaperta per l’esposizione, ospiterà dal 24 settembre al 24 ottobre  “La nona Ora” (1999 ), una delle opere più rappresentative dell’artista.

“La Nona Ora” rappresenta il pontefice Giovanni Paolo II sul pavimento, ricoperto da una moquette rossa, della Sala delle Cariatidi – sala del potere e dei mali per eccellenza, distrutta dai bombardamenti nel 1943 – colpito dal peso di un meteorite che è il simbolo dei mali terreni che non risparmiano nemmeno una delle massime autorità spirituali. Il Papa, però, non soccombe sotto il peso del meteorite, ma si aggrappa al crocefisso e a Cristo in segno di speranza che salva. (altro…)

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Sono svaniti tutti, o quasi, gli 800 milioni destinati alla banda larga: ne sono rimasti solo 100, costituiti da finanziamenti statali e fondi delle Regioni, per la gestione dei quali il governo vuole coinvolgere le Regioni stesse.

Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha già interpellato i 20 Presidenti, che dovranno dividersi quello che resta di una somma mai arrivata a destinazione.

Non avranno, però, mano libera: i fondi serviranno a cablare in fibra 73 zone industriali considerate importanti, e non ancora raggiunte dalla banda larga; di queste, 59 saranno scelte da Confindustria e le altre dal Ministero stesso.

Viene da chiedersi se ci sia parentela tra le 73 aree e la prima fascia indicata dal documento interno del Comitato NGN Italia, trapelato la scorsa settimana in veste di “suggerimento” per l’AgCom.

Inutile dire che questo piano fa svanire le speranze di chi credeva che 800 milioni di sarebbero stati investiti per porre fine al digital divide, proprio mentre dall’Unione Europea arrivano le raccomandazioni per lo sviluppo di una rete di nuova generazione che copra l’intero Paese ed è considerata ormai indispensabile per sostenere la crescita.

liquida

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C’è una nuova legge in Rai che va oltre qualsiasi legge: non si muove foglia che Mauro Masi non voglia. Il direttore generale l’ha comunicato nella circolare del 24 agosto, poi affossata in consiglio di amministrazione, e insiste sulla linea editoriale dettata da un solo ufficio, il suo, e da una sola persona, se stesso. E così Masi continua a disseminare ostacoli e buche lungo il percorso, ormai ridotto, che porterà giovedì Michele Santoro in onda su Raidue.
STAVOLTA ha bloccato le pubblicità che annunciano il ritorno della trasmissione, uno spot di pochi secondi copiato – è quasi uguale – dalla prima stagione di Annozero proprio per evitare obiezioni. E invece Masi l’ha stoppato senza dire perché e dire cosa cambiare. E restano fermi i contratti di Marco Travaglio e di Vauro, nel frattempo la redazione ha cominciato a preparare la puntata del debutto. In una situazione d’emergenza, oscurati sino all’ultimo secondo, Santoro cerca di recuperare l’effetto Raiperunanotte, il passaparola che, nell’oscurità dell’informazione sospesa in campagna elettorale, accese il Paladozza di Bologna e migliaia di case collegate sul digitale, sul satellite e in Rete per sei milioni di persone.
FU un Annozero in trasferta organizzato in poche settimane e con decine di appelli. E Santoro chiama a raccolta il suo pubblico con un emblematico “aiuto!” sul sito della trasmissione: “Cari amici, sono di nuovo costretto a chiedere il vostro aiuto. Giovedì 23 settembre alle ore 21 è prevista la partenza di Annozero, ma la redazione è tornata al lavoro da poche ore e con grande ritardo, i contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del Direttore generale. Tuttavia, se non ci sarà impedito di farlo, noi saremo comunque in onda giovedì prossimo e con me ci saranno come sempre Marco e Vauro. Vi prego , come avete fatto con Rai per una Notte, di far circolare tra i vostri amici e tra le persone con cui siete in contatto questo mio messaggio avvertendoli della data d’inizio del programma. Nelle prossime ore vi terrò puntualmente informati di quanto avviene”. Perché le ore che mancano sono incerte. Dalla direzione di Raidue allargano le braccia: niente sappiamo, niente diciamo. E un po’ hanno ragione perché Masi ha commissariato i responsabili di rete, ormai s’arroga il diritto di selezionare ospiti e argomenti: ferma Carlo Lucarelli a Raitre, Filippo Rossi a Raidue e pratica ostruzionismo ovunque, almeno per altri due programmi sempre della terza rete. (altro…)

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Sempre più spesso una classe politica con “standard etici una tacca sotto quelli di chi inchiappetta i bambini” (Woody Allen) pretende d’insegnare ai giudici come fare i giudici: chi interrogare, intercettare, arrestare, assolvere, condannare. Il ministro Sacconi che, essendo stato craxiano, di manette dovrebbe intendersi un po’, spiega ai giudici di Torino che bisogna arrestare Rubina Affronte, la sciagurata attivista di un centro sociale, figlia di un magistrato fiorentino, che ha colpito Raffaele Bonanni con un fumogeno. Anche Gasparri, che quando si tratta di dire una scempiaggine non si tira mai indietro, vuole “capire dai magistrati di Torino perchè non è stata arrestata la ragazza” e non vorrebbe “che non fosse stata arrestata perché è figlia di un magistrato”. Stesse idiozie scrive Paolo Granzotto sul Giornale (e dove se no?). Il Pg di Torino, Marcello Maddalena, soddisfa subito la curiosità di cotali giureconsulti: la ragazza non è stata arrestata perché non si può, il Codice penale non prevede la custodia cautelare per il reato di lancio di oggetti pericolosi (altrimenti sarebbero in galera i responsabili di Radio Vaticana e di altre più note emittenti, indagati per lo stesso reato avendo diffuso onde elettromagnetiche cancerogene). “Polizia e magistratura – scrive Maddalena – si sono limitate ad applicare scrupolosamente la legge, che non contempla nessuna possibilità di misure restrittive della libertà personale, la cui adozione nei casi non consentiti comporterebbe addirittura una responsabilità dello Stato per ingiusta detenzione”. E toccherebbe pure risarcire la tipa. (altro…)

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Oggi si terrà in tutto il mondo il Park(ing) Day!

Come suggerito dal nome, per un giorno (day) un parcheggio pubblico (parking) verrà trasformato in un parco (park).

L’obiettivo è dimostrare l’esigenza di ulteriori spazi verdi cittadini, occupando per alcune ore un grigio parcheggio e rendendolo un posto più vivibile e, contemporaneamente, generare un dibattito critico per migliorare la qualità dell’ambiente urbano.

Su Marrai a Fura abbiamo spesso parlato di Guerrilla Gardening, Guerrilla Lighting, Carrotmob o manifestazioni come il déjeuner sur l’herbe. Tutte azioni dal basso, che coinvolgono direttamente la collettività e si contraddistinguono perché semplici, dirette e facilmente replicabili.

Il Park(ing) Day è sulla stessa lunghezza d’onda: è un evento annuale organizzato online (mondo virtuale) e realizzato concretamente offline (mondo reale), in numerose città e a livello mondiale.

L’idea è di Rebar, uno studio di arte e design di San Francisco, che nel 2005 ha ricreato in un parcheggio a tempo un piccolo parco, con tanto di erbetta, panchina e alberi, ritirando il tutto allo scadere del tempo consentito. (altro…)

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Beh, direte voi, il Sindaco Oscar Lancini dopo aver inaugurato, lodato, difeso, sbandierato, finanziato, ideato, forgiato ed esaltato la “Scuola Pubblica” di Adro, dopo averla marchiata a fuoco per oltre 700 volte con il simbolo della Lega Nord – banchi, tetti, porte, finestre, posaceneri – dopo averla intitolata, ma guarda un po’, all’ideologo leghista Gianfranco Miglio, dopo aver saturato il tutto con quell’inconfondibile verde padano e dopo aver riempito di intolleranza pure la pausa pranzo, come minimo c’avrà mandato il figlioletto, no?
Macché. Per il piccolo Lancini il Sindaco di Adro ha scelto la scuola privata, situata esattamente di fronte a quella pubblico-leghista, da giorni al centro dello scandalo. Curioso, non trovate? Il primo cittadino si giustifica così:

Io ho frequentato quella scuola lì. Mi sono trovato bene. Mi sembra migliore di quella pubblica. Attenzione: è un discorso generale, nazionale, sennò mi scoppia un casino. Faccio un sacrificio. Mi costa non poco. Penso che sia una scelta giusta. Ok?

 nonleggerlo.blogspot.com

 

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