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Archive for novembre 2010

pasquinoweb.

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Quarta e ultima puntata di “Vieniviaconme”. (Tutti i video a fine articolo).Fra gli ospiti, Dario Fo e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Fazio annuncia in diretta la morte del regista. Il capostruttura di RaiTre, Mazzetti: “Vorremmo fare altre quattro puntate in primavera, chissà che ne pensano i vertici di viale Mazzini…”

Forse è vero che siamo fatti della materia di cui sono fatti i sogni. La pipa di Pertini e Bearzot e quella di Luciano Lama, la barba di Tiziano Terzani, gli scarpini di Roberto Baggio, la tonaca di don Milani e il megafono di Fellini, gli occhi di Sofia Loren e la bicicletta di Marco Biagi. E’ l’elenco – parziale, quello completo è molto più lungo – di “ciò di cui tutti noi siamo fatti”, il puzzle di un’Italia da sogno, quella che autori e conduttori di Vieniviaconme hanno provato a evocare nel corso delle puntate. L’elenco di “ciò di cui tutti noi siamo fatti” è uno dei primi letti in trasmissione, dopo quello su “che cosa ho imparato con questo programma” con cui Fabio Fazio ha inaugurato l’ultimo appuntamento. Alcune immagini di repertorio ricordano al pubblico chi era Walter Tobagi, il giornalista assassinato nel 1980. A sua figlia Benedetta il compito di elencare “le cose che le ha lasciato suo padre”, a Francesco De Gregori quello di cantare Viva l’Italia. C’è anche un ricordo per Enzo Biagi. Nel cuore del programma irrompe la notizia della morte di Mario Monicelli 1. E’ Fazio a darla, in diretta.

Chiude il programma delle polemiche e dei record, spettatori aumentati di puntata in puntata (rispettivamente oltre 7 milioni e seicentomila, oltre 9milioni, quasi 10 con picchi di 11) e il merito di aver introdotto, con successo, un nuovo linguaggio televisivo, con l’invenzione degli elenchi che danno voce ad artisti o gente comune nella narrazione dell’Italia di oggi. La prova che “un’altra tv è desiderata da milioni di italiani”, come ha detto Saviano in un’intervista a Repubblica 2. Un fenomeno anche sul web, con oltre 11 milioni di pagine viste tra il sito ufficiale della trasmissione 3, quello della Rai e il canale Rai su YouTube. Quasi 200 mila i fan della pagina ufficiale Facebook.

Dopo aver parlato – fra i tanti argomenti – di “macchina del fango” e Unità d’Italia, ‘ndrangheta al Nord, eutanasia, rifiuti, omosessualità, tagli alla cultura, attualità politica, lotta dello Stato alle mafie, vittime del terrorismo, carceri, migranti, lavoro, condizione femminile, l’ultima puntata comincia con un monologo di Roberto Saviano sul terremoto in Abruzzo. “La casa dello studente era fatta male, è il simbolo della condotta criminale di chi costruisce senza rispettare le regole”, dice. E racconta le “piccole” storie dei giovani, Alessio, Davide, Michelone e tutti gli altri morti sotto le macerie. Quell’edificio “era una bomba a orologeria”, accusa l’autore di Gomorra. C’è Dario Fo che fa l’elenco ironico e attualissimo dei consigli del Principe di Machiavelli. Dopo la protesta degli studenti, anch’essa sotto forma di elenco (mutuata proprio dal format di Vieniviaconme) Saviano cita l’opposizione alla riforma Gelmini, che ha portato i ragazzi in cima ai monumenti e ai tetti dei rettorati. “Sui tetti si sogna. Si sogna un’università pubblica, libera e aperta”, dice una ricercatrice. E Domenico Starnone sottolinea che “la scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti”, mentre “la scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero”. C’è anche Milena Gabanelli, con l’elenco delle cause che incombono sulla testa di Report. “Il totale, per ora – conclude la giornalista – è di 251 milioni di euro”. (altro…)

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Quando vivi tra sogno è realtà .. e come stare su un peschereccio, cullata da onde e mari calmi.

Un viaggio dentro un viaggio, un intrigo di idee, un  viaggio dentro i tuoi pensieri..  all’improvviso mi sembra la mia destinazione vicina,
eppure so che è distante, terribilmente lontana per arrivare nei momenti del grande bisogno..
Un’attrazione la mia destinazione, un chiedermi se questo è una partenza o un punto d’arrivo..
Un arrivo di orizzonti carichi di attrazione di vita 
Le tue parole le ascolto, sono come valigie piene.. cariche di vita, di vissuto e desiderio di camminare,  sempre più lontano.
Le mie parole tu le ascolti, ci navighi dentro, sei come un pescatore che ritira le reti cariche del  racconto di una vita
nell’istante che il mio silenzio usce dal suo guscio.. 
Sento braccia forti sorreggermi, portarmi in porti sicuri ricchi di enormi emozioni..
Percepisco quel dolce navigare, la cui meta è il ritorno..

ilcamminocla

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Il genio creativo di Giorgio de Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978) sarà in mostra da venerdì 3 dicembre 2010
alle Scuderie del Castello di Miramare di Trieste. Un maestoso silenzio è un allestimento a cura di Roberto Alberton e Silvia Pegoraro, che presenta novanta lavori del pittore della metafisica. Circa 70 dipinti, e 20 tra disegni, acquarelli e inchiostri, che coprono un arco di tempo compreso tra gli anni dieci e gli anni quaranta.

Affascinato dalla cultura classica, con cui sente la possibilità di rinnovare il legame, De Chirico agli inizi del ‘900 divora libri di Nietzsche e Schopenhauer e dipinge La grande Tour (1915), Enigma della partenza (1914), Tempio di Apollo a Delfi (1909-10) e Vaso di Crisantemi (1912). Pian piano si fa strada la Metafisica, come esigenza di dare voce all’interiorità umana, una sorta di “lirismo antropologico” che trova un proprio tempo e spazio nei suoi quadri.

Ecco una nuova idea di piazza, che si svuota e si riappropria di significati, oggetti misteriosi che ispireranno molta della poetica surrealistica a venire. Il percorso espositivo prosegue con Interno metafisico e Gli archeologi (1925), Mobili nella valle (1927), Cavalli sulla Spiaggia (1928), Gladiatori (La Lutte) (1929), Ettore e Andromaca (1935).

A fianco dell’allestimento di De Chirico, fino al 27 febbraio 2011 all’interno del castello sarà visitabile anche Gli specchi dell’enigma. Artisti intorno a De Chirico, con lavori di Adami, Chia, Schifano e molti altri.

www.artsblog.it

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L’altroieri, pubblicando la notizia del rinvio a giudizio di Luca Cordero di Montezemolo a Napoli per abuso edilizio, falso e deturpamento di bellezze naturali, non immaginavamo di dare la stura a una forsennata campagna politico-mediatica contro di lui proprio nel momento in cui ha deciso di sacrificarsi per noi e “sento di dover fare qualcosa per il nostro Paese”. Come avvoltoi assetati di sangue, tutti i giornali e i tg si sono avventati sulla notizia incuranti della presunzione di innocenza e della benchè minima pietas umana, colpendo Montezemolo sopra e sotto la cintola fino a lasciarlo esangue sul selciato. E, per fargli ancora più male, hanno usato una tecnica avveniristica, finora inedita nel panorama della stampa mondiale: la notizia subliminale. Funziona così: la notizia non si dà esplicitamente, ma la si lascia perfidamente intendere fra le righe, in un gioco impietoso di dire-non dire che alla fine si rivela micidialmente letale per la povera vittima. Qualche esempio. Corriere della sera di giovedì: “…ItaliaFutura diventa ‘la casa dei tanti italiani che credono sia arrivato il momento di uscire dal proprio particolare’…”. L’uso del termine “casa” è tutt’altro che casuale: evidente il riferimento alla villa di Anacapri ampliata e ristrutturata – secondo l’accusa – contro le norme edilizie e paesaggistiche con la connivenza dei vigili urbani, che avevano ricevuto in dono una bella Fiat Panda e manifestavano una certa riconoscenza nelle ispezioni ai lavori abusivi. Non contento, il Corriere rincara impietosamente la dose con un’altra frase-civetta: “Montezemolo dipinge un Paese … in cui va ‘ricostruito il senso morale e civico’…”. Potevano scrivere ripristinato, rifondato, ricreato. Invece no: dicono proprio “ricostruito”, alludendo ancora una volta alla villa maledetta. Ieri poi il quotidiano più vicino a Montezemolo torna a tradire il suo azionista con un’altra stoccata in codice: “La sua analisi è spietata. E sono bordate, a destra come a sinistra … I leader dell’opposizione ‘in questi due anni hanno guardato dal buco della serratura, sono andati sui tetti, ma non hanno espresso una cultura alternativa”. Ma c’era proprio bisogno di scrivere “serratura” e “tetti”? (altro…)

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La protesta non sembra fermarsi al mondo dell’istruzione, la rivolta stavolta coinvolge dei professionisti e colpisce un Ordine Professionale, quello degli Psicologi. Un bombardamento postale – “mail bombing”– all’indirizzo dell’Ordine degli Psicologi del Lazio e Nazionale per protestare contro il silenzio dell’Ordine e denunciare il mancato confronto tra università e professionisti in tema di riorganizzazione della storica Facoltà di Psicologia di Roma alla Sapienza.

Il nuovo statuto dell’ateneo romano, anticipando di un anno il Decreto Gelmini, ha di fatto ridotto a 11 le Facoltà, 3 sono di Medicina e di queste una ha aggregato i 3 Dipartimenti delle due ex-Facoltà di Psicologia e 4 di Medicina II, diventando così Medicina e Psicologia. «La Psicologia ha impiegato quasi un secolo per conquistare una precisa identità scientifica e professionale», ha scritto nel 2008 Francesco Avallone, oggi prorettore della Sapienza, alla luce dei fatti si direbbe che per smantellare questi cento anni di storia sia bastato un anno di lavoro.

Ma davvero l’Ordine degli psicologi non ne sapeva nulla? «No, l’Ordine non è stato coinvolto e non ha potuto fare che una presa d’atto visto la totale autonomia delle Università. Quindi non è stato possibile condividere le scelte fatte, lasciandoci l’amaro in bocca per la rinuncia – spiega il presidente del Lazio Marialori Zaccaria – la nascita di questa nuova Facoltà comporta comunque il mantenimento delle rispettive autonomie “aggregando” e non “accorpando” sette Dipartimenti che daranno vita a diversi corsi di laurea secondo le rispettive competenze.».

L’Ordine del Lazio sembra però condividere con i suoi iscritti qualche preoccupazione: «E’ sotto gli occhi di tutti che l’avvenuta rinuncia ad una Facoltà di Psicologia autonoma, in cambio della Facoltà di Medicina e Psicologia, è la conseguenza di una cultura dominante nel Paese che, in nome della riduzione dei costi ad ogni costo, non crede al valore strategico della conoscenza, come principale risorsa per il futuro dell’Italia nel mondo globalizzato. E soprattutto non c’è né volontà né coraggio, di “fare salute”, di utilizzare la Psicologia come una enorme risorsa per il nostro Paese». Certo appare bizzarro che non si sia aperto almeno un dibattito interno visto che il vice presidente dell’Ordine del Lazio è anche un docente di Psicologia 1, improbabile pensare che non sia neanche arrivata l’eco di quanto stava accadendo alla Sapienza. (altro…)

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L’ELENCO. Dieci milioni di spettatori, oltre il trenta per cento di share, cifre superiori al Grande Fratello per un programma fieramente antitelevisivo. I politici usati dalla tv e non viceversa. Un fronte di critiche trasversali, da Grillo a Libero, e un altrettanto trasversale successo di pubblico. La signora Welby che fa più ascolti del festival di Sanremo, gli sfollati dai campi rom più dell’Isola dei Famosi. Nel nome della più bella canzone di Paolo Conte si è compiuta una rivoluzione nel costume televisivo.“Con la volontà rispondo sì, con la ragione no. Diciamo che un’altra tv è desiderata da milioni d’italiani. Ma la reazione dell’establishment politico-televisivo è stata tale da farmi pensare che sia troppo presto. La Rai non sopporta che la tv pubblica diventi strumento di un vero dibattito sociale, culturale. L’hanno permesso perché non se n’erano accorti, non se l’aspettavano. E nemmeno noi. Ma la prossima volta sarà impossibile”.

Fabio Fazio, allora un’altra tv è possibile e quindi un’altra Italia?

Karl Kraus diceva: la satira che il potere riesce a capire, viene giustamente censurata. Vale anche per “Vieni via con me”. Al principio erano soltanto preoccupati che parlaste di Berlusconi, e invece…
“Non l’abbiamo quasi mai nominato, tolta la prima puntata. Siamo il primo programma già nel dopo Berlusconi”.

Nonostante questo, vi sono saltati addosso tutti. Perché?
“Abbiamo fatto una tv riformista e non c’è cosa che spaventi più del riformismo. La rissa a somma zero di altri talk show in fondo è del tutto innocua”.

Era un programma non ideologico, Saviano e lei non lo siete, gli ospiti hanno raccontato storie. La signora Welby e il signor Englaro hanno raccontato tragedie di famiglia. Come si spiega che il cda Rai abbia chiesto di far replicare a un’esperienza di vita con un comizio ideologico di un movimento integralista cattolico?
“Accettare quella replica dei Pro Vita avrebbe significato ammettere che Mina Welby e Beppe Englaro avevano parlato in favore della morte. Non esiste direttiva Rai che possa impormi un’assurdità del genere”.

Più che un programma, siete stati il fenomeno sociale di queste settimane, insieme alla lotta universitaria. Anche la vostra era una specie di “occupazione”?
“Il parallelo mi piace e mi è piaciuto che gli studenti abbiano adottato nelle lotte lo strumento dell’elenco. Sono segnali che sta accadendo qualcosa di profondo nella società italiana, che parte dai due luoghi principali di formazione dell’opinione pubblica, la scuola e la televisione. E riguarda i valori, l’identità”. (altro…)

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