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Archive for giugno 2012

Vista dall’Italia, l’opinione pubblica tedesca sembra credere che la crisi economico-finanziaria stia attaccando gli Stati sovrani dell’area mediterranea, risparmiando il cuore virtuoso dell’Europa più forte. Io credo invece che la prospettiva sia sbagliata e soprattutto che la verità sia più allarmante. L’attacco è all’Europa stessa attraverso la sua periferia più debole: è alla moneta come strumento e simbolo dell’unità del continente, e dunque è a tutto il processo politico, storico e culturale di costruzione europea che ha evitato conflitti per quasi settant’anni.
Vista dalla Germania, immagino che l’Italia sembri un problema troppo complicato per provare a risolverlo, e troppo serio per essere ignorato. (altro…)

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Il lavoro non è un diritto ma deve essere guadagnato.
Le cure mediche non sono un diritto, ma devono essere guadagnate anche con sacrifici.
L’istruzione non è un diritto, ma il posto a scuola va guadagnato.

Di questo passo, con questo governo di tecnici, mi chiedo quali diritti rimangono in mano a noi peones, che non siamo figli di papà, che non abbiamo santi in paradiso (e in Vaticano), che non siamo raccomandati.
Che dice il nostro presidente della Repubblica?

Le famiglie italiane non riescono a pagare il mutuo? Che importa, MPS per ripianare i suoi debiti usa i tremonti bond e licenzia qualche migliaio di dipendenti. (altro…)

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Il Ddl punto per punto.

Per entrare in una azienda, una ideale composta da 30 dipendenti, le forme contrattuali rimangono sostanzialmente le stesse di oggi. I contratti a tempo, i Co.co.pro, l’apprendistato, le partite Iva, l’associazione in partecipazione, il lavoro interinale o la somministrazione restano intatte salvo restringimenti e modifiche.

Assunzioni. Per il contratto a tempo indeterminato, il contratto di riferimento è mitigato. Nella nostra azienda ideale si assumeranno, ad esempio, apprendisti non più in proporzione di 1 a 1 per ogni maestranza qualificata ma in ragione di 3 a 2. La nostra impresa se vorrà assumere nuovi apprendisti dovrà averne assunto almeno il 50 per cento nei 36 mesi precedenti e il contratto dovrà durare minimo 6 mesi. La nostra azienda, per quanto vincolata a trasformare in contratto a tempo intedeterminato un rapporto di lavoro dopo 36 mesi, può però stipulare un contratto a tempo determinato senza il “causalone”, cioè senza specificare i requisiti, quando è il primo contratto e dura fino a un anno. In compenso, per ogni contratto a tempo determinato verserà l’1,4 per cento in più, rispetto all’1,31 per cento di base, per finanziare l’indennità di disoccupazione, la nuova Aspi. (altro…)

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Scure su province, tribunali e consulenze, stretta sul pubblico impiego.

MOTORI al massimo per la spending review che, dopo il rinvio di martedì scorso, verrà esaminata già domenica sera a palazzo Chigi, da Mario Monti e Vittorio Grilli, presumibilmente appena rientrati da Bruxelles. Il vertice è stato già informalmente convocato: vi parteciperanno oltre a Giarda, Patroni Griffi e Enrico Bondi, anche i vari ministri di spesa che saranno chiamati a dare le ultime rifiniture al decretone, composto da decine e decine di articoli, che sarà varato dal consiglio dei ministri il giorno successivo, lunedì. Monti mira così a chiudere il cerchio della blindatura dei conti italiani ed è pronto a rientrare per il varo immediato della doppia operazione di l’attacco agli sprechi e di «manutenzione » dei conti pubblici. (altro…)

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MENTRE le tesorerie dei partiti con poche significative eccezioni non disdegnerebbero di incassare per intero la rata di luglio del finanziamento pubblico, la legge annunciata a suon di tromba, che quella rata dovrebbe dimezzare a beneficio delle popolazioni terremotate, segna il passo ed è ormai quasi impossibile che venga approvata in tempo utile, visto che luglio è arrivato. Batte la fiacca il Parlamento e ora latita anche il Governo che pure della questione è stato investito da un ordine del giorno bipartisan approvato nella prima commissione del Senato lo scorso 20 giugno, quando, su sollecitazione del Pd, si è dovuto prendere atto che senza un decreto legge ogni impegno volerebbe via come promessa nel vento. Ma dall’esecutivo non è giunto sino ad oggi nessun provvedimento e la stessa attenzione generale sul tema sembra scemata. Prima si contavano giorni e minuti, ora tutto rischia di finire in cavalleria. C’è altro sul piatto, per carità, ma questo tema non è affatto secondario: dal punto di vista economico come sul versante della complessiva credibilità di sistema. (altro…)

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Pensavamo di aver visto tutto, sulla trattativa Stato-mafia: politici che trattano con Cosa Nostra facendo ammazzare Borsellino per salvarsi la pelle; carabinieri che negoziano con i mafiosi invece di arrestarli; politici che ritrovano la memoria vent’anni dopo perché costretti dal figlio di un mafioso; un magistrato consigliere del Quirinale e lo stesso capo dello Stato che s’immischiano nelle indagini per darla vinta a un ex ministro a sua insaputa che non riconosceva nemmeno Borsellino; intellettuali e giuristi sempre pronti a denunciare le interferenze politiche nelle indagini che tacciono o financo le legittimano; commentatori “p rogressisti” che negano la trattativa o addirittura la giustificano. Invece mancava qualcosa: Paolo Cirino Pomicino che spiega la vera storia della trattativa sul Foglio di Giuliano Ferrara. Essa – rivela il Cirino – non iniziò, come ingenuamente si pensava, nel 1992, quando politici e carabinieri si affidano a Ciancimino perché li metta in contatto con Riina. Bensì nel ’93, quando governa l’unico premier della storia colluso con la mafia: Ciampi, “un signore garante di quella borghesia azionista che ideò e spalleggiò la destabilizzazione degli assetti democratici dal ’91 al ’93 con la doppia tenaglia della criminalizzazione dei finanziamenti elettorali non dichiarati (la criminalizzazione di un reato, roba da matti eh?, ndr) e delle presunte contiguità mafiose”. Quel Ciampi che era pure colluso col “Pci di Occhetto”, “vero azionista” del suo governo e fautore della “scorciatoia giudiziaria”. Prima e dopo Ciampi, invece, l’Italia fu governata da fieri avversari della mafia, tipo Andreotti e Berlusconi, naturalmente estranei a qualsivoglia trattativa. (altro…)

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Se tutti “seguono”, chi dirige? Se lo chiede Thomas Friedman sul New York Times e su questo giornale (ieri), in un eccellente editoriale, “Il potere dei followers”, nel quale ragiona sulla coincidenza, non casuale, tra trionfo dei nuovi media e crisi delle leadership mondiali. Classi dirigenti risucchiate dall’ossessione di “piacere alla gente”, e condannate a saperlo in tempo reale, non sono più in grado di concentrarsi sul diritto-dovere di fare scelte e fare programmi (cioè di fare il proprio mestiere di classe dirigente) senza farsi schiacciare da quel costante aggiornamento sulle opinioni e le emozioni di massa che sono Twitter, Facebook e i media sociali in genere. È come se ogni gesto, ogni parola fosse continuamente sotto il ricatto di un fischio o di un applauso. (altro…)

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Stasera riprende la partita che non finisce mai. La storia, però, finora l’abbiamo fatta noi.

Italia-Germania è una partita di calcio che per molti di noi dura da tutta la vita, tanto che ha finito per assomigliarle un po’. La mia è cominciata un’estate di 42 anni fa. Sono quel bambino in corridoio, davanti alla porta del salotto, con i piedi nudi per non fare rumore e l’occhio destro schiacciato contro il buco della serratura.

Sono andato a letto alle dieci come da accordi: la semifinale della Coppa Rimet arriva a mezzanotte in diretta via satellite dal Messico, ma domani a scuola c’è un esame, per cui è scattato l’emendamento Cenerentola. A cena papà mi è sembrato nervoso, come se non fosse solo una partita. Io non so nulla dei tedeschi, mentre conosco a memoria la formazione dell’Italia, riserve comprese. Anzi, soprattutto le riserve, dato che il mio Poletti, terzino del Toro, per una evidente congiura è stato confinato in panchina. A una certa ora papà è passato in stanza a controllare: dormivo come un pascià. (altro…)

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La galleria di personaggi che esce fuori dall’ inchiesta di Palermo, Caltanissetta e Firenze, è insieme spaventosa e ridicola, degna di questo buffo e crudele Paese, e a farla apparire tale questa galleria di personaggi, sono gli avvenimenti di questi ultimi giorni di cui tutti abbiamo sentito parlare, ne abbiamo scritto per chi fa questo mestiere e ognuno di noi si è fatto un’idea, proviamo a focalizzare però l’attenzione su alcuni incontri.” Nicola Biondo

Intervista a Nicola Biondo, giornalista

Il 41 bis 
Buongiorno a tutti, mi chiamo Nicola Biondo sono un giornalista siciliano, autore di “Il patto la trattativa stato – mafia” e proprio di questo oggi parleremo. Le polemiche le abbiamo seguite tutti in questi ultimi 10 giorni, riguardante l’inchiesta palermitana sulla trattativa Stato – mafia.
Proviamo a fissare dei punti, ci sono 12 indagati e è la storia di un accordo che i magistrati raccontano nell’ arco di 20 annittraverso parecchie testimonianze. Perché questo accordo? (altro…)

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«Io ve lo dico, se ci volete far stare qui fino al 12-13 di agosto, sono problemi vostri. A quel punto ve la dovrete trovare voi una maggioranza, in bocca al lupo».

Come appunto ribadiva anche ieri il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, “in Italia si lavora troppo poco” … basti pensare che i lor signori percepiscono la bellezza di 12937,92 euro al mese (circa 430 euro al giorno) di stipendio, per appena 67,34 ore lavorative al mese (contro le 40-45 ore a settimana di un operaio che però prende1000 euro scarsi al mese) …

Fabrizio Cicchitto (tessera P2 n° 2232 , fascicolo n.° 945, data di iniziazione 12 dicembre 1980), in parlamento da 20 anni e 26 giorni, ha pure il coraggio di dare “ultimatum” sulle ferie, altrimenti ve la dovrete trovare voi una maggioranza” …

Questi si che sono i veri problemi del paese!

Da stopcensura.com

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“Se mi ricandiderò? Al momento opportuno il Pd farà le sue valutazioni ed io le mie … non sono una persona che ha dimostrato attaccamento alla poltrona.”

La “perla” del giorno arriva dall’inossidabile Massimo D’alema, in parlamento (ad oggi) da ben 23 anni e 78 giorni …

Si affacciò nel mondo politico addirittura alla tenera età di 14 anni quando si iscrisse nel1963 alla Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), della quale nel 1975 divenne Segretario locale (dopo aver militato per diversi anni nel Pci,la sua prima tessera è del 1968), fino a raggiungere l’ambito posto di deputato nel 1987 nel Pds, di cui diventò prima coordinatore e poi nel 1994 Segretario nazionale. Il 17 maggio 2006 viene nominato ministro degli Affari Esteri e vicepresidente del Consiglio nel secondo Governo Prodi, senza dimenticare che dal 2000 al 2007 aveva ricoperto anche la carica di Presidente dei Ds. La sua ascesa continuò nel 1997-98 quando divenne prima  Presidente della Bicamerale e poi Presidente del Consiglio dal 1998 al 2000.  (altro…)

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I giorni che ci separano dal “decisivo” Consiglio Europeo di Bruxelles scorrono tra grandi cadute (lunedì) e piccoli rimbalzi (martedì) delle Borse mondiali, e in particolare delle Borse europee. E parallelamente si avvicina un altro attesissimo e diversissimo confronto, quello tra le nazionali di calcio di Italia e Germania, che si svolgerà proprio mentre i capi di Stato e di governo europei saranno riuniti nella capitale belga. I leader di Bruxelles sarebbero contenti di un pareggio che farebbe bene all’Europa, le squadre che si affronteranno allo stadio nazionale di Varsavia devono mirare a una vittoria netta che farebbe bene al calcio. (altro…)

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Sono persone prive di scrupoli, affaristi spregiudicati. La mossa ampiamente annunciata con cui il centrodestra ha fatto mancare ieri il numero legale, nella seduta della Commissione di Vigilanza che avrebbe dovuto nominare i nuovi consiglieri di amministrazione della Rai, è uno schiaffo al governo Monti che ha già designato il presidente e il direttore generale. Ma è soprattutto un’offesa alla tv di Stato, al pluralismo e alla libertà d’informazione. E anche l’ennesima, spettacolare, indecente rappresentazione di quel conflitto di interessi che spinge tuttora Silvio Berlusconi ad anteporre la sua azienda al Paese, gli affari privati agli obblighi e ai doveri pubblici.
Per fare qualche esempio facilmente comprensibile, è come se il proprietario della Coca-Cola impedisse di rinnovare il board della Pepsi-Cola. Come se il presidente della Bmw bloccasse il ricambio al vertice della Mercedes. O ancora, per usare all’inverso un paradosso di casa nostra, è come se Montezemolo e Della Valle paralizzassero le Ferrovie dello Stato per favorire i collegamenti del loro treno Italo.
È improbabile che Berlusconi voglia tirare la corda fino a tirare il collo al governo Monti, a provocare cioè una crisi per andare alle elezioni anticipate. Ma, in questa situazione, nessuno può onestamente escluderlo. (altro…)

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ALLA vigilia del vertice europeo di domani, l’economista greco Yanis Varoufakis scruta l’incaponita ottusità delle politiche con cui i governi dell’Unione pretendono di salvare la moneta unica, e si stupisce di fronte a tanto guazzabuglio dei cuori e delle azioni. Un’attesa quasi messianica di palingenesi si combina all’abulia dei politici, alla pigrizia mentale degli economisti, alla sbalorditiva mancanza di leadership. Ancora una volta siamo alla vigilia di un vertice definito cruciale. Ci sarà un prima e un dopo, decideremo cose grandi o fatalmente naufragheremo. In Italia, chi punta allo sfascio annuncia che Monti avrà fallito, se fallisce il summit: come se il guazzabuglio europeo fosse suo, come se le responsabilità di Berlusconi si dissolvessero in quelle del successore. (altro…)

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In televisione, dopo un paio di stagioni di requie, c’è un improvviso affollamento di Santanché, Cicchitto, Gasparri e perfino Brunetta, con il Berlu in camicia nera (alla Hugh Hefner: non è fascista, è burino) che fa finta, come sempre, di sapere quello che dice. È un memento, l’improvviso ritorno a una realtà che è rimasta come sospesa per lunghi mesi. Il governo Monti è stato ed è tante cose, ma principalmente ne abbiamo approfittato, chi più chi meno, per prenderci una specie di anno (speriamo) sabbatico. Se abbiamo chiuso un occhio su parecchie cose è perché non ci pareva vero di poter interrompere per un poco quella pazzesca somministrazione quotidiana di persone inverosimili e parole inverosimili che, forse troppo pomposamente, abbiamo chiamato “berlusconismo”. (altro…)

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C’ è da leccarsi i baffi a leggere le cronache politiche. Succulente novità avanzano all’orizzonte, in grado di sbaragliare finalmente l’irresponsabile ondata di antipolitica che rischia di travolgere tutto e tutti. Nel centrodestra si affaccia un giovane e imberbe virgulto che promette bene come futuro leader: un certo B. Per cominciare, è “pronto a fare il ministro dell’Economia” in un governo presieduto da Alfano” (e da chi, se no?). Poi si vedrà, da cosa nasce cosa, non poniamo limiti alle aspirazioni dei ragazzi. Musica nuova in cucina anche nel centrosinistra, che non vuole essere da meno: se gli elettori del Pd fanno i bravi, potrebbe regalare loro un premier coi fiocchi: Casini, già portaborse di Bisaglia e Forlani, già maggiordomo di Forza Italia nel primo e nel secondo governo B, già sostenitore di una sessantina di leggi vergogna. (altro…)

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