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Archive for novembre 2012

LA LEGGE AUTORIZZA LA PRODUZIONE ED ESCLUDE I CUSTODI. LA PROCURA DI TARANTO PENSA AL RICORSO ALLA CONSULTA.

Il decreto “salva-Ilva” non è una sorpresa per la Procura di Taranto. I magistrati che indagano i vertici aziendali per disastro ambientale lo avevano messo in conto. Non esprimono opinioni ufficiali, ma qualche commento trapela nei corridoi del tribunale di via Marche. A sollevare le maggiori perplessità è il fatto che il provvedimento legislativo, se approvato, possa annullare di fatto il pericolo “attuale e concreto” che incombe sugli operai e sui cittadini di Taranto. Un pericolo per il quale la magistratura ionica ha disposto il sequestro senza facoltà d’uso, confermato dal Tribunale del Riesame e contro il quale non è mai stato depositato ricorso in Cassazione. Un provvedimento giudiziario, quindi, divenuto definitivo che viene cancellato da un colpo di mano del governo, ormai palesemente alleato dello stabilimento siderurgico. (altro…)

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Dunque il governo Monti varerà un decreto per neutralizzare le ordinanze del gip di Taranto, in parte già confermate dal Riesame, che sequestrano gli impianti “a caldo” dell’Ilva e i magazzini rigurgitanti di prodotti finiti e semilavorati. Il fatto che quegli impianti siano l’arma del delitto che per decenni ha avvelenato Taranto e sterminato centinaia di persone e che quei magazzini pieni siano corpo di reato, cioè la prova che l’Ilva ha violato l’ordine di tenere i forni accesi non per produrre, ma per risanare, non interessa a nessuno. Quando certe porcherie le faceva B., almeno qualcuno a sinistra strillava.
Nel 2008, mentre la Protezione Incivile finiva sotto inchiesta per lo scandalo dei rifiuti a Napoli, B. trasformò per decreto le discariche e l’inceneritore di Acerra in aree di interesse strategico, controllate dall’esercito e sottratte alle leggi europee, nazionali e regionali (ne furono sospese ben 44), per potervi sversare e bruciare qualunque sostanza, anche tossica, ed espropriare le procure campane (l’unica abilitata a indagare era quella di Napoli). (altro…)

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Non è vero che la più grande produttrice torinese di gaffe sia Elsa Fornero. Ne esiste una che da anni si è delocalizzata all’estero: a Parigi, pour la précision. E’ accaduto che Carla Bruni rompesse un estenuante silenzio per dichiarare a Vogue che la sua generazione non ha più bisogno del femminismo. Ignoro quante femministe ci siano in Francia. Di certo però ci sono molte femmine dotate di telefonino che hanno intasato la rete di messaggi per la ex Première Madamin. Il più caloroso: «La mia generazione ha bisogno del femminismo, ma il femminismo non ha bisogno di Carla Bruni». Ho avviato una breve inchiesta fra le mie colleghe. Cynthia: «Senza il femminismo lei non sarebbe dov’è e non potrebbe dire le scemenze che dice». Anna e Raffaella: «Facile non avere bisogno del femminismo quando sei una privilegiata». Michela: «La situazione è peggiorata da quando il femminismo non c’è più». Tonia: «Il soffitto di cristallo che impedisce alle donne di salire nella scala sociale da noi è ancora di piombo». Barbara: «Non il femminismo ma il rispetto della femminilità continua ad avere bisogno di lotte».  (altro…)

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Se Taranto fosse in America, attorno alle mura dell’Ilva in fiamme sfilerebbero i predicatori e i pazzi. Direbbero che l’incredibile coincidenza tra il danno prodotto dagli uomini e il colpo di maglio del tornado è segno di maledizione, di colpa da scontare, dell’ira di Dio. (E diciamolo: ieri, alla notizia, anche il più laico e disincantato di noi ha pensato che l’accanimento del destino su quel preciso luogo d’Italia ha qualcosa di sovrannaturale…). Ma non siamo in America. E, tra i tanti svantaggi, abbiamo il notevole vantaggio di essere meno suggestionabili da quelle panzane parabibliche. (altro…)

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UNA spallata dopo l’altra al servizio sanitario pubblico, fino a farlo vacillare. Le manovre e i tagli si abbattono sulla sanità ormai con cadenza annuale: una botta da quasi 2 miliardi nel 2011, poi da 4 quest’anno e alla fine, nel 2014, addirittura da 11 e mezzo. La stagione delle riduzioni è iniziata con il governo Berlusconi ed è proseguita con quello Monti. Se ieri il presidente del consiglio ha espresso dubbi sulla sostenibilità del sistema, una recente ricerca del gruppo Ambrosetti parla chiaramente di un futuro default provocato dall’impennarsi della spesa sanitaria. E chissà se riusciranno a tenere in piedi il sistema le «nuove forme di finanziamento » auspicate sempre da Monti. Il punto di partenza dovrebbero essere la franchigia voluta dal ministro alla salute Renato Balduzzi, per far pagare ai cittadini le spese sanitarie in base al loro reddito. (altro…)

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TARANTO. ORMAI le città sono due. La Taranto delle persone, e quella dell’Ilva. E come se non bastasse, proprio ora la Taranto delle persone è stata dichiarata la città più invivibile d’Italia. L’ingresso della Direzione dell’Ilva – un luogo tanto meno solenne ma assai più influente del Municipio cittadino – era sconsacrato ieri da un lenzuolo con su scritto: “Senza lavoro, nessun futuro”. Dentro, la mattina, lo slogan gridato dal grosso corteo di operai che avevano lasciato i loro posti per radunarsi in quello spazio padronale era: “I padroni dell’azienda siamo noi!”. (altro…)

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“Le proiezioni di crescita economica e quelle di invecchiamento della popolazione mostrano che la sostenibilità futura dei sistemi sanitari – incluso il nostro servizio sanitario nazionale, di cui andiamo fieri – potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento e di organizzazione dei servizi e delle prestazioni”, ha detto Monti intervenendo in videoconferenza alla presentazione del progetto del Centro di biotecnologia Ri.Med, in corso a Palermo.

Lo avrei capito, il presidente Monti, se avesse detto che le 174 morti a Taranto, per l’inquinamento dell’ilva, non sono più sostenibili.
Se avesse detto che l’incremento di casi di tumore tra la popolazione, anche infantile, non è più una cosa sostenibile in un paese civile. E che dunque occorre un nuovo modo per fare impresa. (altro…)

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IL TESTO VERRÀ VOTATO IN AULA GIOVEDÌ PROSSIMO, PROBABILE CHE IL GOVERNO METTA LA FIDUCIA.

Minuti contati. Ha pochissimo tempo il Senato per l’approvazione del decreto sui costi della politica. Il provvedimento scade il 9 dicembre ed entro quella data dovrà essere convertito in legge, pena la decadenza. Ecco perché si rincorrono voci su un possibile ricorso alla fiducia da parte del governo per non perdere gran parte delle norme presentate con tanta enfasi. ALLA CAMERA sono stati fatti cambiamenti radicali, ma non c’è tempo per poter intervenire di nuovo e ripristinare alcune parti (buone) del testo originario. Come quelle sui tagli ai vitalizi. Nonostante nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Palazzo Madama siano stati presentati oltre 370 emendamenti (che anche se solo parzialmente approvati, costringerebbero a un ritorno del testo alla Camera e questo si rivelerebbe esiziale) si cercherà di evitare di mettere mano al testo. (altro…)

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Due settimane fa il Fatto ha organizzato cinque forum con i candidati alle primarie del centrosinistra. Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci sono venuti e hanno risposto alle nostre domande. Bersani invece si è dato, preferendo i soliti, comodi salotti tv. Nemmeno un sms per spiegarsi e scusarsi (non con noi: con i lettori). Peccato, perché di cose da chiedergli ne avevamo tante, e ora qualcuna in più. Ieri la nostra Paola Zanca ha avvicinato lui e il suo portavoce per avere una risposta a una domanda semplice semplice: intende restituire il finanziamento elettorale che Emilio Riva, padrone dell’Ilva, gli versò sei anni fa? La risposta la trovate a pag. 4, ma in sintesi è questa: no. Forse il segretario del Pd non ha ben colto l’importanza della questione: gliela riassumiamo nella forma delle cinque domande che gli avremmo posto se avesse accettato il confronto con noi. (altro…)

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NON si sentiva proprio il bisogno di questa ultima esternazione di Monti che adombra la possibilità che il sistema sanitario nazionale possa venir smantellato, o ridotto, a favore di un allargamento dello spazio per le assicurazioni private. Maliziosamente, qualcuno potrebbe pensare che, dopo aver colpito la sanità (come la scuola) in modo indiscriminato e a colpi d’accetta, rendendone sempre più difficile il funzionamento, ritenga che essa sia ormai così squalificata agli occhi dei cittadini da potersi permettere di prevederne la messa in liquidazione. Che la sanità italiana sia in affanno è sotto gli occhi di tutti, ma le cause di questo affanno sono molto meno chiare e univoche di quanto vogliano far credere le parole di Monti. E tra queste cause c’è anche il modo un po’ sconsiderato con cui si sta procedendo a contenerne i costi. (altro…)

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Vicende come quella dell’Ilva alimentano un sospetto radicale. Che questa crisi non finirà mai: nel senso che questo sistema produttivo, questa organizzazione del lavoro, questi modelli di consumo hanno concluso la loro parabola ascendente, imboccando la china declinante. Se questo è vero – se, cioè, la crisi è davvero “strutturale” o “di sistema” come dicono in parecchi – chiunque annunci la fine della crisi mente; o si sbaglia; o si sente in dovere di dare conforto. L’agonia di un sistema – o di una civiltà – fa comunque parte della fisiologia della storia umana. La cosa davvero interessante da sapere e da capire, oggi, è dove sono, nel mondo e Italia, i semi della società futura e di una nuova economia; dove e perché nascono nuovi lavori e dunque nuovi posti di lavoro (quelli vecchi sono destinati ad assottigliarsi sempre di più); quali sono le persone e i luoghi che continuano a pensare il futuro e soprattutto ad architettarlo. (altro…)

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Partito con difficoltà quasi 130 anni fa, l’acciaio italiano potrebbe oggi finire peggio, vittima della noncuranza con cui l’Italia sta affrontando le proprie scelte industriali: di una viscerale incomprensione dei processi economici e industriali da parte della magistratura e di un atteggiamento a dir poco non lungimirante della società proprietaria.

La costruzione della prima grande acciaieria italiana non fu decisa in base a calcoli economici ma a considerazioni militari e, forse, anche clientelari: si scelse Terni, città isolata dai mercati di consumo del Nord e con forti problemi di trasporti e comunicazioni. Lo si fece su pressione della Marina Militare, che non voleva dipendere dall’estero per l’acciaio necessario alla costruzione delle corazzate e che vedeva nell’isolamento una garanzia contro possibili invasioni straniere. Diversi studi indicano però anche possibili interessi personali del ministro competente, un copione italiano con radici antiche: alcuni suoi amici e parenti possedevano terreni nella zona e vi avevano già impiantato una fonderia.  (altro…)

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Capita di rado che un articolo di giornale faccia spuntare i lucciconi. A me è successo con la storia raccontata da Laura Bogliolo sul «Messaggero». In apparenza parla di una signora di 34 anni, Isabella Viola, morta domenica 18 novembre per un malore sulla banchina della stazione Termini a Roma. In realtà dentro quella donna c’è tutto. C’è la pendolare che si sveglia alle 4 ogni mattina per andare a preparare le brioche in un bar del quartiere Tuscolano. C’è l’orfana precoce che la vita ha costretto a crescere in fretta, come se già sapesse di non poterle concedere troppo tempo per esprimere i propri talenti. C’è la mamma di quattro figli che sulla sua pagina Facebook scrive: «Una donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo». (altro…)

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Il Pd vuole attendere le primarie. Pdl diviso sulle preferenze, scontro Verdini-Quagliariello.

ROMA — Ancora un nulla di fatto in commissione sulla legge elettorale che dovrebbe andare in aula al Senato domani. E adesso si profila l’ipotesi, caldeggiata in questa fase dal Pd, di un rinvio della discussione in assemblea. Perché l’accordo sul famoso “premietto” non si trova con i democratici che chiedono il 10 per cento al primo partito e il Pdl disposto a concedere al massimo il 5 per cento E non riesce a sbloccare la situazione neanche l’ultimo tentativo di mediazione di Roberto Calderoli che continua a limare e riproporre i suoi premi a scaglione. Il tempo, intanto, scema paurosamente. Saltata al riunione della commissione Affari costituzionale di ieri, a Carlo Vizzini e ai suo commissari rimane solo una riunione stasera. (altro…)

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Il Senato ribalta il voto, la nuova legge sul binario morto.

ROMA — Stavolta la “morte” non è né presunta, né apparente, è proprio definitiva e conclamata. La tentata legge sulla diffamazione, che mandava in galera i giornalisti fino a un anno, ma salvava i direttori multandoli con 100mila euro, è stata sepolta al Senato sotto 123 voti. Quelli del Pd, dell’Idv, dell’Udc, dei rutelliani. La pattuglia radicale si astiene. Il Pdl si sfila. Annusa l’aria della sconfitta certa col voto segreto sull’articolo uno, il cuore del ddl, e chiede al Pd di rinunciarci. All’inevitabile e scontato niet (Finocchiaro: «Non se ne parla nemmeno lontanamente…»), si rifugia nell’abbandono e nella fuga. Il Pdl, che pure aveva votato nell’anonimato l’emendamento leghista sull’anno di carcere, adesso scopre «la necessità della trasparenza», l’obbligo «dell’assunzione di responsabilità di fronte al Paese». (altro…)

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Ma l’ex premier: cambiare tutto. I sostenitori di Alfano: 100 mila firme per lui.

ROMA — Alla fine anche il Pdl, in piena rivolta anti-Berlusconi, vive la sua simbolica presa della Bastiglia. Accade nel pomeriggio l’impensabile, un drappello di ex An — guidati dal coordinatore provinciale di Roma Francesco Lollobrigida — arriva fin sotto palazzo Grazioli e srotola uno striscione blasfemo: «Basta dinosauri ». Mutuando proprio la battuta del Cavaliere, che giorni fa aveva detto di avere «un dinosauro nel cilindro» (ovvero la “sorpresa” sarebbe stata egli stesso). E non è tutto, perché altri ragazzi, una cinquantina, spinti da Fabio Rampelli, king maker della Meloni, hanno dato vita a un flash mob sotto l’altro palazzo del Pdl, a via dell’Umiltà, per pretendere che le sospirate primarie del partito si facciano davvero. Con loro anche Andrea Augello: «Sta succedendo una cosa inaccettabile. Berlusconi ha dichiarato che forse lui si candida lo stesso. (altro…)

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“Nascosto l’inquinamento a Taranto”. Interviene il governo.

TARANTO — Ancora manette e sequestri sull’Ilva di Taranto. L’azienda annuncia la chiusura, mentre gli operai si barricano in fabbrica. La crisi del colosso dell’acciaio pugliese rischia di tirarsi dietro gli altri impianti italiani del gruppo Riva, con una spaventosa emorragia di posti di lavoro. Una vera emergenza nazionale che spinge il governo ad intervenire, con una riunione urgente programmata per giovedì a Palazzo Chigi. Il nuovo blitz si è abbattuto sulla grande fabbrica all’alba di ieri, a quattro mesi esatti dai primi arresti. E dal sequestro di sei reparti dello stabilimento. (altro…)

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