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Archive for marzo 2013

BersaniBERSANI IERI ASPETTAVA ANCORA UNA TELEFONATA DI NAPOLITANO, MA LA SUA LINEA È FALLITA. MOLTI PRONTI A SALTARE SUL CARRO DEL GOVERNO DEL PRESIDENTE.

Pier Luigi Bersani ieri pomeriggio ancora aspettava una telefonata definitiva di Napolitano che gli comunicasse ufficialmente come interpretare la sua posizione. Prima pre – incaricato, poi congelato. Poi forse dimissionato in diretta tv. Oppure congelato fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. E poi chissà, come ieri almanaccava qualche bersaniano. Il segretario democratico era partito per Piacenza perché Napolitano gliel’aveva detto, che non se ne faceva nulla. Quanto meno nell’immediato. E lui Pier Luigi era ancora appeso a un filo. Un filo che immediatamente dopo le comunicazioni mattutine del Colle alcuni vicinissimi interpretavano come l’approdo delle due commissioni descritte da Napolitano. (altro…)

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E COSÌ Giorgio Napolitano farà alla fine ciò che voleva fare sin dall’inizio.
Proverà a dare vita a un governo per le riforme, un governo che faccia almeno la legge elettorale e no, a votare subito non si andrà, è proprio impossibile: il capo dello Stato resterà in carica «fino all’ultimo giorno del suo mandato», fino al 15 maggio.

I TEMPI per uno scioglimento delle Camere che consenta di rivotare a giugno svaniscono insieme all’imperativo di chi diceva “o governo Bersani o voto subito”. Non ci sarà né l’uno né l’altro, pazienza per i regolamenti di conti interni al centrosinistra e al Pd, il destino del Paese viene prima. E così Napolitano, comparso ieri davanti ai giornalisti energico e in vena di battute, niente affatto sfinito di dolori e di stanchezza come assicurava ieri chi voleva le sue dimissioni per tornaconto personale, ha riavvolto il nastro dall’inizio e ha ripreso il comando della nave — quello della scena politica non l’ha mai abbandonato. (altro…)

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I Saggi.

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Ci sono due prerogative in virtù delle quali potrei fare parte dei “dieci saggi” nominati dal Capo dello Stato. Sono, infatti, come ciascuno dei dieci, un maschio ultracinquantenne. Non sono una femmina e non sono un giovane. Ma lungi dal rassicurarmi, questo riconoscermi nel segmento sociale chiamato a reggere le sorti delle istituzioni mi inquieta non poco. Perché conferma la natura ancora sostanzialmente patriarcale della nostra società. Sebbene contrastata da un voto che ha spedito in Parlamento moltissime donne e molti giovani, questa natura mostra una tenacia insopprimibile. Può darsi che a questa tenacia corrisponda un contenuto di necessità: che, cioè, nessuno meglio di un consesso di maschi anziani sia in grado di prendere decisioni utili al Paese. (altro…)

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CON VIOLANTE E QUAGLIARIELLO IL COLLE SFORNA L’OPERAZIONE PD-PDL CHE BERSANI NON VOLEVA.

Il loro biglietto di presentazione potrebbe essere questo: “Ci chiamiamo Violante e Quagliariello e non risolviamo problemi”. Pulp Fiction da inciucio del Sabato Santo. Luciano Violante, dalemiano di strettissima osservanza del Pd, e Gaetano Quagliariello, berlusconiano poi montiano del Pdl di nuovo berlusconiano, sono due dei quattro saggi politici indicati da Giorgio Napolitano. Dal gennaio del 2012 la coppia Violante&Quagliariello si è vista o sentita tutti i giorni per ben sette mesi, quando la strana maggioranza del Monti, ABC (Alfa-no, Bersani, Casini), non aveva più timore di mostrarsi in pubblico. Dal Colle era arrivato, in quell’inverno di Palazzo ormai lontano, e allora ancora ignaro del boom pentastellato, un appello a fare la legge elettorale per sostituire l’orrido porcellum.  (altro…)

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NapolitanoÈ stata colpa dei veti incrociati, dei rilanci impossibili di tutte le forze politiche uscite “non vincitrici” dalle elezioni, della debolezza della presidenza di Giorgio Napolitano, mutilata dal semestre bianco e per questo impossibilitata a mandare il Paese nuovamente al voto sciogliendo le Camere. A oltre un mese dalle elezioni politiche di febbraio, con un premier pre incaricato (il segretario del Pd Pier Luigi Bersani) dimenticato nel congelatore, e uno dimesso che potrà rimanere in carica (il senatore a vita Mario Monti), Giorgio Napolitano rilancia.

DOPO aver meditato le proprie dimissioni per risolvere l’impasse istituzionale su Palazzo Chigi e avvicinare l’elezione del presidente della Repubblica (le Camere in seduta comune sono già convocate per il giorno 15 aprile), il capo dello Stato ci ha ripensato (“resterò fino all’ultimo giorno del mio mandato”) e ha varato una inconsueta manovra.  (altro…)

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Nella repubblica specialista in tavoli, tavolini, comitati e commissioni perditempo era inevitabile che, a conclusione del più inutile giro di consultazioni che si ricordi, il capo dello Stato invece dell’incarico di governo abbia deciso di creare due bei gruppi di lavoro e di assegnare dieci incarichi ad altrettanti supposti esperti. Essi dovrebbero partorire, in un paio di settimane, quelle presunte riforme economiche e istituzionali con cui da un ventennio la peggiore classe politica dell’orbe terracqueo prende in giro gli italiani.

Intendiamoci, Giorgio Napolitano va capito: giunto all’epilogo del settennato, si ritrova a gestire una crisi politica ingestibile cosicché, stufo di perdere tempo con partiti che già pensano alle prossime elezioni e usano i microfoni del Quirinale per farsi propaganda, ha pensato di mollare la patata bollente al suo successore. C’era solo il problema di arrivare al 15 maggio. (altro…)

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