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Archive for maggio 2014

RodotàStefano Rodotà Il professore e la Costituzione.

L’anno scorso incombeva la minaccia di scardinare l’articolo architrave, il 138 della Costituzione. Oggi il pericolo arriva dal combinato disposto di Italicum più riforma del Senato: Libertà e Giustizia organizza anche quest’anno una manifestazione in difesa della Carta, il 2 giugno a Modena. Tra i “professoroni” che parteciperanno c’è anche Stefano Rodotà: “L’anno scorso, dopo la festa della Repubblica, prese avvio un lavoro sfociato nella manifestazione del 12 ottobre, La via maestra. In quei mesi si era diffuso un orientamento, largamente condiviso, contro la modifica del 138. Quell’ipotesi poi cadde: dunque non è stato un lavoro inutile”.   (altro…)

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ilva

IN AIUTO DELLA FAMIGLIA IL GOVERNO SOSTIENE I NUOVI “CAPITANI”. PRESENTE ANCHE EMMA MARCEGAGLIA, PRESIDENTE DELL’ENI. RISCHIA SOLO BONDI.

Un cambio di passo per l’Ilva”. Così ha detto Matteo Renzi ieri, nel corso della direzione Pd, parlando della crisi dello stabilimento di Taranto. “Un cambio di passo per l’Ilva”. Le stesse, identiche, parole aveva utilizzato la scorsa settimana il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, chiedendo al governo, a nome dei “padroni dell’acciaio”, di finirla con il commissario Enrico Bondi inviato a Taranto dalla famiglia Riva, e poi entrato in rotta di collisione con questi dopo la nomina a commissario straordinario. Il cambio di passo auspicato da Renzi ha iniziato a prendere forma ieri pomeriggio in una girandola di incontri tra l’esecutivo, i “padroni dell’acciaio” e la famiglia Riva, con i sindacati a fare da osservatori. (altro…)

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GLI euroscettici (Francia compresa) sono circa un quarto degli elettori del continente. Una forte, fisiologica minoranza che la “frittata socialista e democristiana”, per dirla con Matteo Salvini, basta e avanza a tenere a bada. Per giunta — lo testimonia lo stravagante incontro tra Grillo e Farage: a partire dall’acconciatura, due mondi incompatibili — sono un insieme molto spurio, e la prevalente natura xenofoba e antistatalista di molti di quei partiti e partitini non basta a dare una fisionomia d’insieme.
Il vero rischio è che lo spauracchio antieuropeista si riveli in tempi brevi meno temibile di quanto pareva prima del voto; e che, di conseguenza, il notabilato presuntuoso che regge le sorti della politica dell’Unione ritenga di averla fatta franca e continui a sottostimare il disagio dei Paesi e dei ceti più deboli. (altro…)

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michele-viettiTomo tomo, cacchio cacchio, il vicepresidente del Csm Michele Vietti rilascia una lunga intervista alla Stampa. Dopo un’ora di colloquio col presidente della Repubblica e del Csm Giorgio Napolitano, anche sul “caso Milano”: cioè sul dissidio esploso fra il procuratore Edmondo Bruti Liberati, l’aggiunto Alfredo Robledo e i rispettivi sostenitori. Una guerra che, fortunatamente, non riguarda magistrati corrotti o collusi, né indagini insabbiate o inventate, dunque non avrà conseguenze su processi in corso: riguarda quale pool, capeggiato da quale aggiunto, doveva seguire questo o quell’indagine; e quando Tizio o Caio dovevano essere iscritti nel registro degl’indagati. Le assegnazioni dei fascicoli devono seguire rigidi criteri di competenza per materia (reati contro la PA, delitti economici, CO-criminalità organizzata, reati ambientali…). (altro…)

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announo

Quarto appuntamento con Announo, il programma condotto da Giulia Innocenzi e realizzato con la squadra di Servizio Pubblico, in onda giovedì alle 21.10 su La7 e in diretta streaming su ilfattoquotidiano.it.

Titolo della puntata, “Viva Maria?”: è giusto legalizzare le droghe leggere? Dopo la decisione della Corte Costituzionale di bocciare la legge proibizionista Fini-Giovanardi, che equiparava le droghe leggere a quelle pesanti, il tema della legalizzazione torna ad essere un tema politico. Il pronunciamento della Consulta, infatti, sembrava l’occasione per discutere sulle droghe leggere, come la marijuana usata da 3,5 milioni di italiani, e magari per alleggerire la pressione sulle carceri, dove una parte del sovraffollamento è causato dalla vecchia legge. La nuova norma approvata in Parlamento, invece, si è limitata a rivedere le tabelle, ed anche l’uso terapeutico resta un miraggio a causa di burocrazia e pregiudizi. (altro…)

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Greenpeace
E’ una sera piovosa ed è ormai buio quando partiamo in convoglio verso il porto di Ijmuiden, in Olanda. Ad aspettarci la piattaforma GSP Saturn.
Veniamo da  diversi Paesi europei e nell’aria si respira una ferma e pacifica determinazione.
Il mostro di ferro  poggia su  quattro “gambe” che lo tengono ancorato al fondo del mare, e sono in atto i preparativi per il rimorchio fino al porto di Rotterdam, dove si adagerà’ su una nave che la porterà mare di Pechora.
Un ennesimo passo di Gazprom verso la forsennata e irresponsabile corsa all’oro nero, raggiungibile dal ghiaccio artico che si ritrae sempre più in fretta.
Il nostro obiettivo è impedire la partenza della piattaforma e lanciare un messaggio condiviso da più di 5 milioni di persone: fermiamo la follia di Gazprom, salviamo l’Artico.

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CliniDIRETTORE GENERALE AL MINISTERO DAL 1989: GESTISCE POTERE, CONTATTI E INCARICHI IN TUTTO IL MONDO.

Èla fine di un regno durato un quarto di secolo. Quello di Corrado Clini, direttore generale al ministero dell’Ambiente dal 1989: ci arrivò in quota Psi (lo volle Giorgio Ruffolo) dopo una breva carriera alla corte di Gianni De Michelis. 25 anni in cui Clini è stato spesso il vero ministro gestendo progetti di bonifica e cooperazione per miliardi di euro. Solo quelli in Montenegro e Sudamerica, su cui indaga la Procura di Roma, valgono 214 milioni. L’ex ministro di Mario Monti – oggi finito ai domiciliari per aver distratto fondi destinati a progetti di cooperazione (dice la Procura di Ferrara) – è stato una potenza, anche internazionale. È il sistema Clini, su cui non tramontava mai il sole.   (altro…)

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Vauro

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novirestachepiangere

Dopo le autoflagellazioni, le richieste di autocritica, il maalox, le dimissioni chieste a Grillo senza specificare peraltro da quale carica da miracolati della politica usciti allo scoperto, forse è il caso di cercare un minimo di obiettività e di realismo nel valutare il risultato elettorale. Il M5S ha oggi 17 europarlamentari da zero, è il secondo partito del Paese e il primo movimento, ha, per ora, un nuovo sindaco e partecipa a 12 ballottaggi in città importanti come Livorno, Modena, Fano e Civitavecchia, oltre 500 nuovi consiglieri comunali. Il M5S è nato nell’ottobre del 2009, il Pd, pur con continui cambi di nome dal dopoguerra, allora si chiamava Pci. Per una mutazione completa dovrebbe chiamarsi PDC (Partito democratico cristiano), un preludio al nome finale, DC, per chiudere il cerchio. I nipotini di De Mita, i selfie storici di Renzie e di Letta e di Alfano con De Mita sono rintracciabili in rete, hanno fagocitato la sinistra come un pitone inghiotte un topo e il bello che è i post comunisti sono pure contenti.

La nostra affermazione, anche se non possiamo nascondere che volevamo arrivare prima del PD, è stata trasformata in una sconfitta storica, una Caporetto, una Waterloo. Ma quanto vino (scadente) bevono prima di scrivere? Il M5S è qui per restare e per contare in Europa. Siamo la prima forza di opposizione in Italia (l’unica in realtà dopo decenni), in attesa di diventare forza di governo. La maggioranza relativa degli italiani che hanno tra 18 e 29 anni vota M5S. E’ solo una questione di tempo. Poi tutto cambierà e ai partiti e ai loro media asserviti non resterà che piangere.

Da beppegrillo.it

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Berlusconi“Siamo con l’acqua alla gola”. Ma dopo la debacle quasi 40 senatori chiedono di ridiscutere le riforme.

ROMA – La resa dei conti dentro Forza Italia è solo iniziata. E il fuoco di fila di interventi, nell’ufficio di presidenza di ieri durato quasi cinque ore nella sede del partito, è stato solo il primo tempo. Silvio Berlusconi è costretto a tenere aperta la partita.
Raffaele Fitto — che ha rovesciato sul tavolo tutto il peso dei suoi 284 mila voti — chiede e ottiene una nuova convocazione per discutere di primarie e riorganizzazione. Si terrà dopo il ballottaggio che rischia di trasformarsi nell’ultimo «bagno di sangue».
La riunione di ieri si conclude con un documento stringato, frutto di mediazione con i più critici. (altro…)

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iovineIl superboss pentito Iovine: “Nella rete tutti i partiti” E nelle rivelazioni di O’ Ninno spunta Alemanno

“Omicidi, affari e soldi ai politici così sono diventato il re di Gomorra”.

PRIMI VERBALI DEL CAPO DI GOMORRA: “ERAVAMO I RE DEGLI APPALTI”
Ho cominciato a uccidere negli anni Ottanta». Ecco il racconto di Antonio
Iovine.

SANTA MARIA CAPUA VETERE .
«Ho cominciato a uccidere negli anni Ottanta. È iniziato tutto con l’aggressione alla famiglia Nuvoletta, da parte di Antonio Bardellino». Così nasce un padrino. Da killer a mente strategica dei casalesi. Ecco il racconto che Antonio Iovine sta consegnando ai pm Antonello Ardiduto e Cesare Sirignano, con l’aggiunto Giuseppe Borrelli. Verbali depositati nel processo per collusioni contro un ex sindaco Pd, Enrico Fabozzi, oggi consigliere alla Regione Campania nel gruppo misto.
LA LATITANZA E GLI OMICIDI
«Ho partecipato all’omicidio del vigile urbano di San Cipriano. Poco prima c’era stato quello di Antonio Bardellino nell’88, in Brasile: mi chiesero di andare con loro, ma io non vi partecipai perché non avevo il passaporto per partire. In quel periodo, trascorrevo la latitanza a Toulon, presso Nizza. Ci riunivamo in una grande villa, ero con mia moglie e mia figlia. Avevamo creato una compagnia di amici. Tra gli omicidi da me commessi prima del 1988 ricordo quello di Nicola Griffo. Poi quello di tale Ciccillo ‘ o suricillo ( il topolino, ndr) di Casal di Principe, ucciso nei pressi di una discoteca, e poi il quadruplice omicidio di Pagano, Mennillo, Orsi e Gagliardi per il quale sono stato condannato. E ancora: poi anche quello di Liliano Diana, nel marzo del 1991. Nello stesso periodo fu ammazzato, a Cascais, in Portogallo, Mario Iovine: da uno straniero assoldato da Nunzio De Falco. Nel 1991 mi arrestarono, sono stato dentro fino al ’95. All’uscita dal carcere, la mia prima preoccupazione fu quella di capire perché era stato ammazzato mio fratello».
LA CAMORRA IMPRENDITRICE
«Da quando sono uscito dal carcere, il clan ha assunto una dimensione essenzialmente imprenditoriale, di cui io e Michele Zagaria siamo stati senz’altro i principali protagonisti. Si tratta di un sistema che vede coinvolti imprenditori e funzionari pubblici e consente di controllare l’assegnazione e l’espletamento degli appalti nei diversi comuni controllati dal clan. Non c’è stato bisogno, tante volte, non solo di usare la violenza, ma addirittura nemmeno di parlare in maniera esplicita. I funzionari pubblici sono stati costantemente corrotti. All’imprenditore offrivamo una sorta di pacchetto completo: che comprendeva anche il fatto che lui si rapportava esclusivamente con me e poi io provvedevo di volta in volta a regolare i conti con chi territorialmente aveva diritto a una quota»
LA REGOLA DEL 5 PER CENTO
«Si tratta di una mentalità che possiamo definire
“casalese” che ci è stata inculcata fin da giovani. È quella che posso definire la regola del 5 per cento, della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che prima ancora che i camorristi, ha diffuso sul nostro territorio proprio lo Stato che è stato del tutto assente nell’offrire delle opportunità alternative e legali alla nostra popolazione. Tanti gli appalti. Tra i grandi lavori che abbiamo gestito, l’affare della rete di distribuzione del gas metano nei sette comuni dell’agro
aversano, e anche il Polo calzaturiero».
I RAPPORTI CON LA POLITICA
«C’erano soldi per tutti, un sistema completamente corrotto. Qui va considerata anche la parte politica e i sindaci, i quali avevano interesse a favorire essi stessi alcuni imprenditori in rapporti con i clan: per avere vantaggi durante le campagne elettorali in termini di voti e finanziamenti. Non faceva alcuna differenza il colore politico del sindaco perché il sistema era ed è operante allo stesso modo. Anche una personalità come l’ex parlamentare Lorenzo Diana, che pure ha svolto una dura azione politica di contrasto, ha permesso che continuassimo ad avere questi appalti anche quando c’erano sindaci della sua parte politica». Ma Diana replica
a Repubblica: «Iovine si metta d’accordo con se stesso. Perché voleva uccidermi, allora? Sette pentiti hanno raccontato che il clan voleva farmi saltare in aria. Sono sotto scorta da 18 anni, per le mie denunce».
IL BUSINESS COL MINISTERO
«A Villa Literno si dovevano realizzare le piazzole per le ecoballe dei rifiuti: un settore nel quale giravano molti soldi e qui la faceva da padrone Michele Zagaria che, con il fratello Pasquale, aveva rapporti privilegiati con la struttura della Regione che doveva assegnare questi lavori e decidere i siti per le piazzole. Un altro affare riguardava il rimboschimento: lavori appaltati attraverso finanziamenti del ministero dell’Agricoltura. Se non sbaglio, i finanziamenti si riferiscono al periodo in cui il ministro era Alemanno: lui venne a San Cipriano per una manifestazione elettorale, su invito di mio nipote Giacomo Caterino, anch’egli in politica, tanto che è stato candidato alle elezioni comunali e provinciali ed è stato anche sindaco di San Cipriano». Ma Alemanno (estraneo alle indagini) smentisce: «I fatti risalgono a un periodo antecedente la mia gestione al Ministero. La nostra amministrazione è quella che ha scoperto lo scandalo “Forestopoli”. Quanto a quel comizio,
era un normale appuntamento elettorale e su Caterino non gravava alcun sospetto».
70MILA EURO AL MESE
«Nel luglio 2007 ero in vacanza ad Ajaccio, in Corsica, con la famiglia. Mentre eravamo sulla spiaggia di Porticcio, mio figlio Oreste mi disse che nella spiaggia a fianco si trovava Michele Zagaria, che noi chiamavano in via convenzionale “zio Angelo”». Erano entrambi superlatitanti, da una dozzina d’anni. «Ci vedemmo al ristorante, ci demmo appuntamento a settembre per trovare un comune accordo su alcune cose. Ma Zagaria era ormai mosso solo dal suo interesse per i soldi. Ho gestito la cassa del clan fino al 2008. Ogni mese il clan dei casalesi poteva contare su circa 350 mila euro di introiti, senza contare gli incassi personali che ciascun capo poteva ottenere. Riuscivo a racimolare con tutti questi affari tra i 130 e i 140mila euro al mese; avevo l’onere di versarne 60mila per gli stipendi». Ne restavano per lui almeno 70mila al mese.
Un lusso che ora appartiene al passato, per Iovine. «Voglio cambiare vita e chiudere una pagina. Ho 50 anni, e credo sia giunto il momento di avere una vita più giusta della precedente».

Da La Repubblica del 29/05/2014.

 

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BonsantiSandra Bonsanti Presidente di Libertà e Giustizia.

Settant’anni (per quasi tutta l’Italia) di libertà dal regime fascista. E ora? “Il Paese di oggi sembra aver tradito il grande sogno democratico dei padri fondatori: un paese devastato da corruzione e disuguaglianze insopportabili, mentre prolifera un meccanismo oligarchico che crea consenso e chiede fedeltà”: recita così l’invito di Libertà e giustizia alla manifestazione indetta per lunedì 2 giugno a Modena (piazza XX settembre, dalle 14 alle 17:30). Ci saranno, tra gli altri, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Carlo Smuraglia, Marco Travaglio, Elisabetta Rubini, Gian Carlo Caselli, Alberto Vannucci, Maurizio Landini e Gustavo Zagrebelsky. (altro…)

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Lavoro

RAPPORTO ISTAT: PAESE VECCHIO E STATICO. DAI 15 AI 34 ANNI CHI È SENZA OCCUPAZIONE SI RIVOLGE A CONOSCENTI O PARENTI E, IN CINQUE ANNI, SONO EMIGRATI IN 100.000.

L’Italia prova a ripartire ma il mercato del lavoro stagna e a stare peggio sono i giovani: disoccupati, in cerca di raccomandazioni e in fuga per l’estero. È questo il ritratto del Paese secondo il rapporto annuale dell’Istat: trovare impiego è difficile, quando ci si riesce è grazie a conoscenze e se nemmeno queste bastano l’unica soluzione è l’emigrazione. 

   Negli ultimi 5 anni sono stati 1,8 milioni i giovani espulsi dal mercato del lavoro e il tasso di occupazione per gli under 35 è sceso al 40,2%, 10 punti in meno rispetto al 2012. Rimane forte il divario tra uomini (trova lavoro il 45,5%) e donne (34,7%), ma anche tra nord (50%) e sud (27,6%). In aumento sono anche i cosiddetti Neet (not in education, employment or training), i giovani che non studiano nè lavorano, che in Italia sono 2,4 milioni, di cui 500mila solo nel 2013.   (altro…)

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Ha ragione Serra sull’importanza della classe dirigente ma mancano nella citazione anche Renato Soru indagato per aggiotaggio e evasione di 7 milioni e Nicola Caputo indagato per truffa, che non hanno solo rischiato ma sono stati realmente eletti all’Europarlamento e la lista degli inquisiti, imputati e condannati supervotati e’ lunga.

 

ALCUNI cinquestellati sono furibondi con Floris perché ha invitato Alfredo Ronzino, grillino parecchio goffo, che ha esposto se stesso e la sua parte politica a una estesa derisione mediatica. Ma Ronzino era candidato alle europee; e ha avuto 26 mila voti, rischiando (è il caso di dirlo) di finire all’Europarlamento. E dunque: di chi è la responsabilità della brutta figura, di chi lo ha lanciato sulla scena pubblica candidandolo o di chi lo invita a parlare in uno show politico la cui funzione è, appunto, far parlare i politici?Esiste, in quel movimento giovane e impetuoso, non tanto un problema “di linea” o “di toni”, quanto un problema di classe dirigente grosso come una casa. Del quale i problemi “di linea” e “di tono” sono ovvia conseguenza. (altro…)

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politica italianaGli elettori hanno sempre ragione. Ma chissa quanti di quelli di Pd & FI sanno che, quando torneremo alle urne per le elezioni politiche, non potremo scegliere i nostri parlamentari preferiti (come abbiamo appena fatto per gli eurodeputati)? Infatti l’Italicum partorito da Matteo&Silvio nel patto del Nazareno (a proposito: quando verra desegretato?) prevede le liste bloccate del Porcellum, solo un po’ piu corte, quindi i deputati li nominera la Casta. Non potremo neppure scegliere i nostri senatori preferiti: il Senato delle Autonomie partorito da Matteo&Silvio nel patto del Nazareno (a proposito: quando verra desegretato?) li fa nominare direttamente dal presidente della Repubblica, dai consiglieri regionali e dai sindaci, cioe dalla Casta. Gli elettori hanno sempre ragione, ma che dire degli 11.882 cittadini campani che, dopo aver barrato il simbolo di Ncd, hanno pure scritto nero su bianco sulla scheda il nome di Paolo Romano, appena arrestato per tentata concussione, che poi e’ l’estorsione commessa dal pubblico ufficiale. (altro…)

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banconota-slot-machine

Non c’è limite alla vergogna. Nell’emendamento presentato dal Governo in materia di autoriciclaggio, al comma 2 è prevista una norma che favorisce erende non punibile il riciclaggio di denaro sporco tramite le slot machines/VLT. Come? Inserendo le parole “un ulteriore vantaggio” nel comma 2.

COME AVVIENE IL RICICLAGGIO

Il meccanismo è semplice ed era stato spiegato da Nadia Toffa in un recente servizio su “Le Iene”. Una denuncia aveva già messo in azione i parlamentari M5S. Un giocatore entra in una sala slot ed inserisce denaro nella macchinetta slot/VLT schiacciando il bottone “riscuoti vincite”. Il tutto senza giocare. In questo modo la slot machine erogherà il tagliandino che consentirà a chi ha inserito il denaro di passare all’incasso per la stessa somma inserita precedentemente. Questo senza che risulti una giocata. (altro…)

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Ci sarà un giorno in cui nessun politico o funzionario di Stato finirà sotto inchiesta per avere intascato soldi pubblici a palate. Però oggi non è ancora quel giorno. Oggi è il giorno di Corrado Clini, direttore generale e già ministro dell’Ambiente del sobrio Monti, dislocato agli arresti domiciliari con l’accusa di avere sobriamente collezionato mazzette per il risanamento ambientale di Iraq, Cina, Montenegro, insomma del mondo intero tranne che dell’Italia, dove più che di un risanamento ci sarebbe bisogno di un sanatorio per rinchiudervi i pochi pazzi che si ostinano a volerle bene. Nella danarosa vicenda non manca nessuno degli elementi classici della trama: le false fatture, i conti cifrati in Svizzera dai nomi creativi (Pesce e Sole, un tocco d’ambientalismo), il coinvolgimento di una «femme fatale», la compagna del protagonista che a Cosenza fa l’assessore alla sostenibilità ambientale e, a parere degli inquirenti, si sosterrebbe benissimo da sola, molto meglio dell’ambiente.   (altro…)

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eu

Passeremo diverso tempo ancora a discutere di queste elezioni che sono state molto più importanti delle precedenti, da un punto di vista storico. Nel 2009, ad esempio, votammo ad un anno (forse due se consideriamo il 2007 come data di inizio) dal manifestarsi della crisi. Ma, sino a quel punto la crisi aveva colpito essenzialmente gli Usa risparmiando molto l’Europa. Oggi è proprio la vecchia Europa nell’occhio del tifone, logorata da cinque anni di crisi continua e senza che se ne veda l’uscita. E, conseguentemente, i risultati hanno sconvolto la mappa politica del continente. Una prima osservazione: anche se si parla di elezioni “europee”, di fatto si tratta solo della sommatoria di elezioni nazionali. (altro…)

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L'inchiesta

Lo studio: da nord a sud costi diversi per i pazienti Da 13 a 45 euro per gli stessi esami del sangue.

ROMA  – Gli italiani saranno forse tutti uguali davanti alla legge, ma per quanto riguarda il diritto alla salute non sembra proprio. Tra i costi degli esami e tempo necessario per avere un appuntamento col medico, il nostro paese sembra una giungla in cui perdersi. Perché tutto cambia a seconda del reddito e soprattutto in base a dove vivi. Basta fare qualche decina di chilometri e gli stessi identici test clinici possono costare anche il triplo e la lista di attesa allungarsi a dismisura. Così per farsi visitare da uno specialista in Valle d’Aosta il 35 per cento dei pazienti aspetta una settimana, nel Lazio questa fortuna capita solo al 14 per cento di loro.
A fotografare il rapporto degli italiani col sistema sanitario, nell’anno in cui per la crisi economica il 13 per cento ha rinunciato a farsi curare, è Altroconsumo. L’associazione, ha messo a confronto quanto si paga per lo stesso servizio da nord a sud, raccontando con un questionario distribuito a 5000 persone come gli italiani boccino la loro sanità regionale. Su una votazione da 1 a 100 punti ne hanno dati in media solo 57. (altro…)

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No tav

Completo, segreto, silenzioso dietrofront. Oltre ad avere quasi dimezzare i finanziamenti alla Tav Torino-Lione, l’Unione Europea ha messo nero su bianco di non farci passare le merci e di utilizzare invece per queste lo storico traforo del Frejus. Ma proprio il trasporto delle merci doveva essere la pietra angolare della Tav. E’ stupefacente venire a conoscenza di informazioni ufficiali così importanti e che riguardano così da vicino la spesa pubblica italiana con oltre un anno diritardo e solo perchè le ha rese disponibili on line qualche giorno fa la testata francese Reporterre. Eppure…

Antefatto. Il traforo ferroviario del Frejus fra Italia e Francia (per i francesi: traforo del Mont Cenis) risalirà pure ai tempi di Cavour, ma è stato ammodernato due anni fa ed è in grado di trasportare anche gli autocarri caricandoli a bordo dei vagoni ferroviari; è usato ben al di sotto delle sue potenzialità; il traffico merci fra Italia e Francia attraverso il Frejus è in netto calo dal 1997 circa, mentre sembrava in aumento all’inizio degli Anni 90, quando l’Unione Europea ha cominciato a parlare della necessità di costruire un nuovo corridoio ferroviario. (altro…)

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