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Archive for ottobre 2014

Tasse

L’OBIETTIVO È IL PAREGGIO DI BILANCIO: DAL 2016 SALGONO IVA E BENZINA, GIÙ LE DETRAZIONI. CERTO SI PUÒ ANCHE TAGLIARE ANCORA, MAI COMUNI GIÀ AVVERTONO: “SIAMO AL DISSESTO”.

Ventisette miliardi di tasse nascoste, rimandate a domani per non ammetterne l’esistenza oggi. Questa è la scommessa di Matteo Renzi, quella che innerva la sua legge di Stabilità elettorale, il motivo per cui tutti nel palazzo si sono convinti che il voto a primavera è inevitabile. Funziona così: il nostro deficit deve andare a zero entro il 2017, è il famoso pareggio di bilancio inserito in Costituzione ai tempi di Mario Monti anche da quelli che oggi lo contestano e sottoscritto dai governi italiani nei Patti stipulati in Europa. Come lo facciamo? Ma con la spending review, ovviamente. Solo che al momento la revisione della spesa è una bufala e i tagli quasi interamente lineari di Renzi e Padoan sul 2015 lo dimostrano: ieri, per dire, i Comuni e le nuove province sono andati a chiarire a Palazzo Chigi che così muoiono i servizi ai cittadini (scuola, trasporto, strade, sociale, verde e quant’altro) e molte città rischiano comunque il dissesto.   (altro…)

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Lettera del M5S inviata a tutti i parlamentari della Repubblica

Gentile collega,
da ormai due mesi si cerca invano di eleggere i due giudici costituzionali di spettanza parlamentare. Nomi anche importanti sono stati passati nel tritacarne della gara senza che si giungesse a nulla. Ormai è chiaro che la logica della spartizione fra alcuni partiti, per cui ciascuno piazza il proprio candidato ed offre i voti per quello dell’altro, non funziona più e l’unico modo per uscirne è quello di trovare nomi di garanzia largamente condivisi. Noi crediamo che questo sia il momento di basare la nostra azione di parlamentari, indipendentemente dalla forza politica che rappresentiamo, sullo spirito con il quale i Padri Costituenti avevano pensato l’elezione di un organo di garanzia come la Corte Costituzionale e il Csm. L’alto quorum richiesto andava proprio contro la logica di spartizione di potere che in questi mesi si è imposta. (altro…)

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La vertenze
ROMA – Centosessanta aziende, 155.000 lavoratori dei quali 28.000 già dichiarati in esubero. Non c’è solo la ThyssenKrupp, al ministero dello Sviluppo Economico: negli ultimi 12 mesi si sono svolte quasi 300 riunioni nei tavoli convocati dalla Unità Gestione Vertenze. Nel 2013 sono stati sottoscritti 62 accordi, ma trovare soluzioni diventa sempre più difficile. Non ci sono settori che si salvano: le vertenze sono distribuite tra l’agroalimentare, la siderurgia, l’informatica, l’elettronica, la chimica, il tessile. A volte la crisi aziendale è determinata da una situazione generale legata alla produzione, come è per le acciaierie, da Terni all’Ilva di Taranto a Piombino. Ma altre volte si tratta semplicemente di decisioni prese dall’alto, per ragioni strategiche che non hanno nulla a che fare con le difficoltà del mercato: è il caso della Guaber di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, destinata a chiudere entro il giugno del 2015 perché la Henkel intende concentrare la produzione nella sede di Milano, trasferendovi solo una parte dei lavoratori.

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Vauro

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Botte da orbi

LA POLIZIA MANGANELLA GLI OPERAI DELLA THYSSEN DI TERNI CHE VOLEVANO ANDARE AL MINISTERO. 4 FERITI, COLPITO ANCHE LANDINI: “IL PREMIER SPIEGHI”.

È incredibile quello che è successo, non ha nessuna ragione. Hanno picchiato i lavoratori solo perché avevano chiesto di fare un corteo pacifico fino al ministero. Ma la risposta è stata la carica”. Maurizio Landini si sfoga con i suoi subito dopo aver assistito, da segretario generale della Fiom, a una delle giornate più cupe della sua vicenda sindacale. I 500 operai delle acciaierie Thyssen di Terni erano venuti a Roma per chiamare in causa il governo tedesco e hanno organizzato un presidio davanti all’ambasciata di Germania, in piazza Indipendenza. Ma si sono trovati sotto una carica improvvisa della polizia, violenta e precisa, tanto da spedire all’ospedale quattro militanti della Fiom tra cui due dirigenti nazionali. Uno di loro, Gianni Venturi, è caduto in terra ed è stato manganellato anche in quella posizione. I colpi raggiungono in pieno lo stesso Maurizio Landini, a stento protetto da Fabio Palmieri, che lo accompagna da anni.   NON ERA MAI avvenuto che un segretario generale del sindacato fosse colpito dai manganelli. (altro…)

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OperaiAcciaieria vittima delle multinazionali, un forno verso la chiusura Sostegno agli operai in sciopero a oltranza da una settimana.

TERNI così lontana dall’Adriatico e dal Tirreno fu scelta come luogo ideale per installare la produzione strategica dell’acciaio. Nessuno avrebbe potuto attaccarla. Era la fine dell’800. Ora nel ventunesimo secolo Terni è rimasta senza difese. Vittima della cinica logica delle multinazionali, dello spostamento del baricentro produttivo dell’acciaio dall’Europa all’oriente cinese, delle regole europee, della debolezza italiana, infine. «Siamo una città semi paralizzata», dice il sindaco Leopoldo Di Girolamo (Pd) che nel giugno del 2013 si beccò lui una manganellata in testa mentre partecipava a una manifestazione proprio per difendere il futuro dell’Ast, Acciai speciali Terni. Allora era in mani finlandesi, quelle dell’Outkumpu. Che aveva comprato le produzioni inox dai tedeschi della ThyssenKrupp.

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Picchiano gli unici onesti

Ai tempi di Scelba, quando la celere caricava (e ammazzava) i lavoratori in sciopero, i ruoli apparivano chiari: per il sindacato erano le manganellate del governo dei padroni e per i comunisti col pugno chiuso era quello lo sbocco dell’insanabile conflitto tra la classe proprietaria e il lavoro dipendente. Quando la polizia di Berlusconi fece del G8 di Genova una macelleria messicana, la sinistra all’opposizione spiegò che la destra al potere aveva in fondo mostrato la sua sostanziale natura fascista. Ma non è affatto nell’ordine delle cose che nell’autunno 2014, sotto il governo guidato da Matteo Renzi e dal Pd, gli operai delle acciaierie di Terni, colpiti da licenziamenti di massa e giunti in corteo pacifico a Roma, vengano picchiati a sangue dai reparti antisommossa e ciò dopo altri pestaggi pretestuosi avvenuti in altre città. (altro…)

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SUL limite tra libertà di stampa e tutela della dignità delle persone si discute da sempre e sempre si discuterà, essendo quel confine suscettibile di grandi variazioni a seconda dei punti di vista (è come la questione dei “limiti della satira”: nessuno sarà mai in grado di disegnarli con precisione sulla mappa della pubblica sensibilità). Proprio perché la questione è complicata, e di bruciante interesse pubblico, si potrebbe fare un passetto in avanti evitando di definire “legge bavaglio” qualunque provvedimento che intenda offrire una difesa alle vittime di diffamazione. Essere diffamati, o leggere notizie false sulla propria persona, non è un incidente indolore, è un’offesa grave.

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L'informazione

Niente da fare, è più forte di loro. Per i corazzieri la lingua è il secondo muscolo involontario: si rizza e scatta da solo, col pilota automatico, e non c’è verso di sedarlo. Un po’ come il braccio teso del dottor Stranamore. Non è bastato il fatto che l’altroieri Giorgio Napolitano abbia risposto per oltre tre ore a una sessantina di domande di magistrati e avvocati nel processo sulla trattativa Stato-mafia, andando ben oltre la striminzita letterina con cui credeva di cavarsela e dimostrando che quelle domande era giusto farle e che di cose interessanti da dire ne aveva parecchie. Non volendo ammettere il ceffone che han preso dall’amato Monarca non appena è riuscito a liberarsi di loro, le cozze appiccicate al suo scoglio fanno di tutto per nascondere ai loro eventuali lettori la parte utile della sua testimonianza: quella in cui, primo esponente delle istituzioni del 1992-’93 a farlo, Napolitano ha rivelato che Scalfaro, Ciampi, Spadolini e lui erano perfettamente consci della matrice corleonese e del movente ricattatorio delle stragi: lo Stato che di lì a poco cominciò a calarsi le brache con la revoca del 41-bis a 334 mafiosi detenuti era sotto ricatto e sapeva benissimo di esserlo. (altro…)

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“Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”
Tutto in una giornata: gli arresti per ndrangheta al nord, che coinvolgono politici locali.
E il rapporto dello Svimez sul futuro del sud:

” Un Sud a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013) e a non fare figli, infatti nel 2013 continuano a esserci più morti che nati. Un Sud dove la popolazione continua a impoverirsi, con un aumento del 40% di famiglie povere nell’ultimo anno, perché manca il lavoro, tanto che al Sud l’80% dei posti di lavoro nazionali è stato tra il primo trimestre del 2013 e del 2014. Sono alcuni dati che emergono dal Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2014 presentato oggi al Tempio di Adriano a Roma.”

Un nord senza aziende e con le periferie che si stanno trasformando in bombe sociali.
Un sud senza aziende, senza giovani, senza più turismo, senza più beni culturali. (altro…)

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RosTREDICI ARRESTI. IN CARCERE ANCHE EX CONSIGLIERE COMUNALE DEL PD DI RHO MARIANO COMENSE, LE RICHIESTE DI VOTI AL BOSS AI DOMICILIARI IN VILLA.

Politica, affari, controllo del territorio. Storia di ’ndrangheta in Lombardia. Ieri tredici arresti. In carcere finisce gente legata al clan Mancuso e anche vecchie conoscenze dell’antimafia. Persone che, scontata la galera, tornano a fare l’unica cosa che gli viene bene: il mafioso. Ne è consapevole il procuratore aggiunto Ilda Boccassini che ieri ha commentato: “Dal giro è difficile staccarsi. Se ne esce solo da morti o collaborando con lo Stato”.   L’inchiesta Quadrifoglio condotta dal Ros, agli ordini del colonnello Giovanni Sozzo, fotografa una mafia che da un lato allarga il “suo capitale sociale” mettendo a libro paga poliziotti e funzionari dell’Agenzia delle entrate, e dall’altro non sente più nemmeno il bisogno di mimetizzarsi. In galera finisce anche un ex consigliere comunale del Pd di Rho imparentato con alcuni boss e accusato di aver addomesticato il Pgt (ex piano regolatore, ndr) locale favorendo la cosca Galati. Non manca Expo con un’impresa riconducibile al clan che ha lavorato in subappalto alla Tangenziale esterna di Milano. (altro…)

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Damiano: prioritario aumentare i fondi per i disoccupati E Forza Italia va in piazza: “Casa day” contro le tasse.
ROMA – La battaglia ricomincia dalla legge di Stabilità e dal Jobs Act. La sinistra dem prepara un mucchio di emendamenti e li definisce «correzioni indispensabili », mentre sul fronte renziano si temono «agguati» al governo, in particolare in commissione Lavoro a Montecitorio dove i “nodi” verranno al pettine già la prossima settimana.
«Scorrerà del ketchup…». Pippo Civati ironizza sulla capacità che la sinistra dem avrà di reggere lo scontro con Renzi. Ma il braccio di ferro è in atto. Oggi si vede la corrente “Area riformista” di Roberto Speranza, Alfredo D’Attorre, Davide Zoggia e Nico Stumpo. Colloqui, più che una vera e propria riunione, ma con l’obiettivo di un’assemblea entro un mese. Un’assemblea di programma e tematica, che prenda spunto dal disagio, dalla protesta e dalle richieste della piazza della Cgil di sabato scorso.

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Vauro

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Camusso - LandiniLA CAMUSSO VUOLE ASPETTARE DICEMBRE: SPERA CHE LA CRISI AFFONDI IL PREMIER.

La sfida è mortale. Matteo Renzi vuole la Cgil fuori dal terreno di gioco. Susanna Camusso ha una sola vera speranza, che il rottamatore imploda a breve, travolto dagli implacabili numeri della crisi. In subordine, la Cgil può solo cercare di guadagnare tempo per rinviare la resa. Così nella sede romana di Corso Italia è già iniziata la discussione organizzativa sullo sciopero generale che Maurizio Landini della Fiom vuole già a novembre, a costo di farlo solo con i metalmeccanici, e che Camusso vorrebbe rinviare a dicembre. A quel punto le partite di Jobs Act e legge di stabilità saranno già concluse, ma non importa, se Renzi non si schianta sarà in ogni caso una lunga marcia.   LO SCARTO tra le illusioni e la realtà Camusso l’ha misurato nelle sole 48 ore che hanno separato la trionfale manifestazione di sabato scorso e lo schiaffone che si è presa lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi. (altro…)

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Manifestazione CGIL

Camusso: ecco perché non parla con noi, ma solo con le corporazioni Manovra e Jobs act si possono cambiare. Faremo lo sciopero generale.

ROMA – A un certo punto Susanna Camusso interrompe questa intervista, si alza, sigaretta in mano, e va verso la bacheca del suo ufficio con affaccio su Villa Borghese. Tra foto, messaggi, ricordi e volantini della Cgil, c’è un lancio di agenzia con una dichiarazione di Sergio Marchionne del 2 ottobre scorso. Parla del mercato del lavoro, l’ad di Fca, della necessità di togliere «i rottami dai binari». Ed è questo, spiega, il compito affidato a Renzi. Precisa: «L’abbiamo messo là per quella ragione lì».
Il segretario generale della Cgil si risiede: «Vede, quella dichiarazione non è mai stata smentita. A me colpisce molto che un cittadino svizzero che ha spostato le sedi legale e fiscale della Fiat all’estero possa dire del nostro presidente del Consiglio “L’abbiamo messo là” e che lo possa fare senza suscitare alcuna reazione».

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La copertina

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Il ricatto mafioso

TRE ORE E MEZZA DI TESTIMONIANZA SU TUTTE E 40 LE DOMANDE DEI MAGISTRATI, PIÙ QUELLE DEI LEGALI. E LA CONFERMA DELL’IPOTESI ACCUSATORIA SULLO STATO RICATTATO DAI CORLEONESI.

Lo Stato sapeva di essere sottoposto a un ricatto da parte di Totò Riina nel 1993. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha raccontato ieri ai magistrati di Palermo saliti a Roma tra mille polemiche appositamente per sentirlo al Quirinale.   Erano due i principali filoni sui quali i pm si attendevano risposte dalla testimonianza del Capo dello Stato: la lettera di dimissioni del 18 giugno 2012 di Loris D’Ambrosio, nella quale il consigliere giuridico del Colle scriveva a Napolitano “Lei sa che di ciò ho scritto anche di recente su richiesta di Maria Falcone (nella prefazione di un libro, Ndr). E sa che, in quelle poche pagine, non ho esitato a fare cenno a episodi del periodo 1989- 1993 che mi preoccupano e fanno riflettere; che mi hanno portato a enucleare ipotesi – solo ipotesi- di cui ho detto anche ad altri, quasi preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”. (altro…)

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Ascoltare un libro letto a voce alta è una di quelle godurie impalpabili che molti di noi non si concedono più dall’infanzia. Rivedo mia madre, seduta di sbieco sul letto, con una collana di favole tra le mani. Io, che già allora mi distraevo di continuo (e senza neanche avere l’iPhone), le strappavo il volume dal grembo per tornare alla pagina precedente e capire chi diavolo fossero quei sette nani. Lei si riprendeva il libro e mi sgridava: «Massimo, fai uno sforzo! Se la mia faccia ti distrae, chiudi gli occhi. Le storie più belle sono quelle che si leggono a occhi chiusi». Li chiudevo così bene che mi addormentavo quasi subito. Ma evidentemente continuavo ad ascoltare le sue favole anche nel sonno, perché me le ricordo ancora.

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UN QUARTO delle case italiane è disabitato, ma la superficie cementificata (secondo i dati del censimento 2011) è raddoppiata negli ultimi vent’anni. La produzione di cibo mondiale sarebbe in grado di sfamare dodici miliardi di persone (stima Fao), ma circa un miliardo degli attuali viventi patisce la fame, e secondo alcune stime non viene consumato circa il quaranta per cento del cibo disponibile. È dunque la cattiva o maldestra o iniqua gestione di ciò che abbiamo, a doverci preoccupare; non la quantità insufficiente di beni, ma la qualità scadente della loro distribuzione e — soprattutto — della distribuzione del potere d’acquisto tra gli umani. Nel mondo non si muore di fame perché non c’è cibo a sufficienza, ma perché mancano i soldi per comperarlo. (altro…)

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La triade
La Triade dello Stato sapeva del ricatto: poi il governo sbracò
NAPOLITANO RICORDA LE CONSULTAZIONI CON SCALFARO E SPADOLINI SULLA PISTA CORLEONESE E IL MOVENTE DI ”AUT AUT” ALLE ISTITUZIONI. MA I SERVIZI DEPISTAVANO.

Chissà che cosa scriverà, ora, chi aveva teorizzato che la testimonianza di Napolitano era inutile, superflua, un pretestuoso accanimento dei pm di Palermo a caccia di vendette per il conflitto di attribuzioni, un pretesto per “mascariare” il presidente della Repubblica agli occhi degli italiani e del mondo intero, per trascinarlo nel fango della trattativa Stato-mafia, per spettacolarizzare mediaticamente un processo già morto in partenza sul piano del diritto, naturalmente per violare le sue prerogative autoimmunitarie, e altre scemenze. Quel che è accaduto ieri nella vecchia Sala Oscura del Quirinale è la smentita più plateale e, per certi versi, sorprendente di tutti gli inutili (quelli sì) fiumi d’inchiostro versati per un anno e mezzo da corazzieri, paggi e palafrenieri di complemento che, con l’aria di difendere Giorgio Napolitano, hanno guastato forse irrimediabilmente la sua immagine pubblica, spingendolo a trincerarsi dietro segreti immotivati, privilegi inesistenti, regole riscritte ad (suam) personam e spandendo tutt’intorno a lui una spessa e buia cortina fumogena che ha indotto molti cittadini a sospettare. (altro…)

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