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Archive for aprile 2015

I responsabili

“TENGO FAMIGLIA”

C’È CHI PENSA AL FUTURO E ABBANDONA PIER LUIGI, DALLA CORRENTE SINDACALE DI DAMIANO A BOCCIA CHE SI TRINCERA DIETRO LA “SUA” BASE: GLI ISCRITTI DI BARLETTA HANNO VOLUTO COSÌ.

Ma Lattuca che fa? Ha votato?”. “Ah, eccolo che sta andando, sarebbe stato un peccato, è un bravo ragazzo”. Cortile di Montecitorio mentre si vota la fiducia. Un drappello di renziani è radunato sotto a un gazebo. Si fuma e si scruta il monitor che riprende l’aula. Lattuca si chiama Enzo ed era il più giovane dei deputati bersaniani. Il drappello è in ansia per lui e alla fine il mistero si scioglie positivamente per loro.   (altro…)

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PDFabbri, deputata pd, non vota la fiducia e si dispera. Quelli di Sel sfilano con le fasce nere al braccio e c’è chi sventola un libro del costituente dc Dossetti. Ma lo strappo si consuma a sangue freddo, senza clamori.

ROMA – E al secondo giorno fu subito fiducia. Il tabellone di Montecitorio fissa i numeri della prima vittoria di Renzi : 352 sì e 207 no. Non c’è più il sangue che bolle, la rabbia di martedì scorso. Anzi, c’è un’aria stanca, anemica, quasi distratta. Ieri niente più insulti e piazzate, niente presunte passioni da difendere facendo vibrare l’aula. Quelli di Sel sfilano composti davanti alla presidenza con la fascia nera del lutto sul braccio, i CinqueStelle guardano disgustati laggiù, tra i banchi del centrosinistra, «le pecore» del dissenso sull’Italicum, incapaci di sottrarsi all’egemonia renziana, un’unica deputata del Pd, Marilena Fabbri, bolognese, cede alle lacrime. Non ha votato la fiducia e si dispera. Ma è l’eccezione. Il partito registra la spaccatura a sangue freddo.

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ItalicumL’ITALICUM HA LA PRIMA FIDUCIA: 352 SÌ E 207 NO. E ORA IL GOVERNO È PRONTO A TRATTARE CON BERSANIANI E BERLUSCONIANI SULL’ELETTIVITÀ DEI SENATORI.

Maria Elena Boschi quando esce dall’aula di Montecitorio ha un sorriso smagliante. Quei 365 sì alla fiducia sull’Italicum sono un risultato più che soddisfacente. “La legge elettorale come pistola per andare alle urne? Ma con questi numeri come si fa a parlare di caduta del governo?”. Il commento tra i renziani di ogni ordine e grado è unanime. Preoccupazione sulle due fiducie di oggi, sul voto finale segreto alla legge di martedì prossimo o sul futuro del governo? Nessuna. “Due ex segretari, un ex premier, un ex capogruppo e un ex presidente del partito non sono stati determinanti”, dicevano i fedelissimi. E dunque, sanzioni in vista? Nessuna.   (altro…)

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SE LA passione politica è una virtù, sia lode all’impeto quasi apoplettico con il quale il capogruppo Brunetta ha denunciato alla Camera l’avvento, sulle ali dell’Italicum, del «fascismo renziano». La sua vociante invettiva di due giorni fa basterebbe da sola a scongiurare il pericolo che quell’aula diventi “sorda e grigia”. Ma poiché, oltre alla passione, anche la logica è una virtù politica, diventa inevitabile domandarsi come mai Brunetta consideri così mostruosa una legge alla quale il suo stesso partito ha lavorato con tanta lena per lunghi mesi, dal patto del Nazareno fino all’elezione di Mattarella. È una domanda, questa, del tutto indipendente da ogni valutazione sull’Italicum. Lo si consideri pessimo, mediocre oppure ottimo, il suo iter ha come singolare caratteristica “tecnica” quella di essere stato prima laboriosamente concepito, poi furiosamente osteggiato da un partito, Forza Italia, che evidentemente non brilla per lucidità. (altro…)

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vignetta-italicumCi scrivono molti elettori Pd, soprattutto renziani pentiti: “Perché nessuno dice e fa niente?”, “L’avesse fatto Berlusconi, saremmo tutti sotto la Camera e il Quirinale”. C’è la stanchezza che pervade molti alla sola idea di tornare a mobilitarsi, dopo l’illusione che, uscito B. da Palazzo Chigi, tornasse ipso facto la democrazia. C’è l’incredibile servilismo di stampa e tv, mai così compatte nell’occultare le vergogne del nuovo Capo. C’è l’impresentabilità degli avversari di Renzi, sua unica vera assicurazione sulla vita: se a contrastare l’Italicum sono la minoranza Pd e FI che l’avevano votato due volte, il bulletto può campare cent’anni. C’è il silenzio indecente di Mattarella, Grasso e Boldrini alle esequie della democrazia parlamentare. E c’è il nanismo dei protagonisti di governo e di opposizione: ogni loro parola, anche la più impegnativa e altisonante, diventa subito barzelletta.Chi può allarmarsi se uno sfigato grida al fascismo? (altro…)

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expo

MANCANO DUE GIORNI E IL NOSTRO PADIGLIONE NON È COMPLETO. ECCO LE IMMAGINI DEI CANTIERI (VIETATI AI GIORNALISTI). INTANTO I COSTI SONO LIEVITATI: PER IL PALAZZO PAGHEREMO 93 MILIONI DI EURO.

Sarebbe piaciuto a Pier Paolo Pasolini il nome scelto dai manager di Expo 2015 per l’edificio destinato a rappresentare il nostro biglietto da visita all’esposizione universale che si apre il primo maggio. Se il Palazzo di Pasolini era una metafora della politica italiana, ‘Palazzo Italia’ è una metafora del nostro paese. Se potesse parlare questo edificio con la pelle bianca bella ed elegante racconterebbe che il suo disegno è stato realizzato dalla Proger Spa insieme all’architetto Michele Molè, riuniti nell’associazione Nemesi. Nel novembre 2012 Nemesi vince un concorso internazionale con un disegno avveniristico che rappresenta il genio italico delle costruzioni.   Il palazzo, secondo il progetto, doveva costare alla collettività 40 milioni di euro. (altro…)

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BossiA giudizio per truffa e peculato 56 ex componenti del Consiglio lombardo. Già condannati i pd Spreafico e Costanzo.

MILANO – È stata una grande abbuffata. Tra il 2008 e il 2012, quasi tre milioni di euro di rimborsi erogati ai gruppi consiliari lombardi, sono stati usati per fini diversi da quelli politici.
Così ha stabilito, ieri mattina, il gup di Milano Fabrizio D’Arcangelo, rinviando a giudizio 56 consiglieri — 5 ancora in carica — , condannandone 3 a pene fino a due anni con il giudizio abbreviato, assolvendone cinque nel merito. Truffa e peculato le accuse per politici e assessori dell’allora maggioranza del governatore Roberto Formigoni (coinvolto anche il cognato, Giulio Boscagli). Compreso Renzo “Trota”, indicato dal padre Umberto Bossi come suo erede.

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