Triskel182

L’AMACA del 20/08/2015 (Michele Serra)

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PER misurare quanto siamo ancora distanti dal concetto di Europa, basta e avanza lo stupore, in qualche caso l’indignazione, per la nomina di sette “stranieri” alla guida di altrettanti musei italiani. Già la parola “stranieri” (stessa etimologia di “estraneo”) ha un suono comicamente provinciale se applicato agli abitanti di un continente che, visto sul mappamondo, è appena una grossa penisola dell’Eurasia. Possiamo definire “straniero” un tedesco, un austriaco, un inglese? Può esserlo rispetto a un patrimonio culturale, quello italiano, che dal Rinascimento in poi (e prima ancora nell’età classica) è straordinariamente cosmopolita? La cultura tedesca (dalla quale proviene la maggior parte dei nuovi direttori “importati”) ha, con la tradizione greco-romana, un rapporto stretto e profondo.

Ovviamente le scelte del ministero sono opinabili dal punto di vista tecnico- professionale, e perfettamente criticabili, come dimostra il commento piuttosto irato dell’italo-franco-alsaziano Philippe Daverio. Ma nessuna critica può reggersi a partire dalla nazionalità dei prescelti, che è appena una variante locale della matrice europea della cultura e dell’arte italiane. Campanilisti fino al ridicolo nella nostra tradizione nazional-strapaesana, in genere siamo bendisposti nei confronti degli altri europei, al punto di essere sospettabili di esterofilia. Ma è un pregio, non un difetto. Cerchiamo di non perderlo.

Da La Repubblica del 20/08/2015.

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