OGNI volta che l’imam Tal dei Tali si premura di informarci che “il vero Islam non prevede di uccidere gli omosessuali” (et similia), abbiamo il dovere di ringraziarlo per la notizia e però anche di comunicargli, subito dopo, che quello che “il vero Islam” prevede e non prevede è, in materia di rispetto dei diritti umani, irrilevante. Per sapere che non si uccidono le persone omosessuali basta e avanza l’evidente diritto delle persone omosessuali di non essere uccise, e di essere omosessuali senza che nessun prete o padreterno possa pretendere alcunché da loro. Punto.
Che cosa dica in proposito l’Islam — o altre confessioni religiose — è certamente utile al dibattito interno alle comunità dei fedeli, tra i quali ci auguriamo che prevalga, alla fine, l’opinione che gli omosessuali non vadano ammazzati, le donne non vadano lapidate, eccetera.
Ma è, come dire, un problema interno a una religione attualmente squassata da una spaventosa guerra intestina, e da rigurgiti arcaici che sono conseguenza dell’auto-esclusione dalla modernità. Noi che siamo, ci piaccia o no, la modernità, abbiamo l’urgenza di far sapere agli imam, anche a quelli amichevoli e civili, che non è sulla base del timor di Dio, ma su quella del rispetto degli uomini che non uccidiamo.
Da La Repubblica del 16/06/2016.
[…] convivenza più civile e socialmente allargata”. Accostate queste parole a quelle dell’Amaca di Michele Serra di ieri: ” Noi che siamo, ci piaccia o no, la modernità, abbiamo […]