
ROMA – Dalla Consulta è in arrivo un netto invito al Parlamento a scrivere una nuova legge elettorale che superi le due leggi oggi esistenti, l’Ita-licum e il Consultellum, il primo per la Camera, il secondo per il Senato, entrambe frutto di un intervento della stessa Corte che ha decretato la parziale incostituzionalità dei testi originari. L’Italicum è stato bocciato il 25 gennaio, il Consultellum due anni fa. Il verdetto della Corte, che deve motivare perché ha dichiarato incostituzionale l’Italicum, sarà discusso giovedì prossimo e sarà pubblicato la settimana seguente.
Conterrà alcuni “moniti” alla politica con l’invito a dare all’Italia un’unica legge omogenea. L’effetto sarà una sferzata al Parlamento e un appello alla politica a trovare un’intesa, ma si risolverà anche in una frenata per chi, come Renzi, in assenza di un accordo, ipotizza di andare comunque a votare al più presto anche con le leggi esistenti.
LA CONSULTA ACCELERA
Tra il 13 e il 14 febbraio la Corte renderà pubbliche le motivazioni con cui ha bocciato l’Italicum. Ma già giovedì 9, i 13 giudici leggeranno la sentenza scritta dal relatore Nicolò Zanon. Un nuovo voto la renderà definitiva. Sul testo vige il massimo riserbo, ma un paio di anticipazioni sono possibili, una di importanza strategica, e cioè cosa ci sarà scritto su Italicum e Consultellum. La sentenza raccomanderà la necessità di uniformare i due sistemi per garantire al contempo da un lato la rappresentatività, dall’altra la governabilità. Ma solo giovedì si potrà capire quanto saranno pesanti le parole della Corte e quanto obbligheranno il Parlamento a cambiare le leggi esistenti.
MOTIVAZIONI URGENTI
La Corte ha subito, in questi giorni, un pressing non da poco sui tempi delle motivazioni. Pressioni che si sono riversate su Zanon, il costituzionalista milanese designato dall’ex presidente Napolitano, intento a scrivere il testo che, per quanto si può capire, in larga parte è già pronto. Il nervosismo alla Corte è palpabile. L’ipotesi di leggere collettivamente la sentenza già oggi si è rivelata impraticabile. Il presidente Paolo Grossi ha avuto di fronte a sé due strade, rinviare la lettura a lunedì 13 o anticiparla di qualche giorno. Ha prevalso la seconda. Poi toccherà agli uffici il drafting di un testo che, come la sentenza sul Porcellum, contiene moltissimi riferimenti normativi e giurisprudenziali, nonché moltissime citazioni giuridiche e resterà un punto di riferimento in materia elettorale. Sarà Grossi, oggi, a ufficializzare la data.
I MONITI
Già il 25 gennaio, la sera della decisione, dalle indiscrezioni è parso chiaro che la sentenza non si sarebbe limitata a spiegare perché la Corte aveva deciso di salvare il premio di maggioranza e i capilista bloccati, di bocciare il ballottaggio e la possibilità, per le candidature multiple, di consentire la scelta libera del collegio dove essere eletti, sostituita invece dal sorteggio. Nelle motivazioni ci sarebbero stati anche dei “moniti”, dei suggerimenti alla politica in materia elettorale. Uno proprio sul sorteggio, definito una sorta di “tappo” per far fronte a uno svarione costituzionale, che però sarebbe opportuno sostituire con un criterio più adeguato. Poi il piatto forte, la compatibilità tra il nuovo Italicum in versione Consulta e il Consultellum, legge residua del Porcellum per il Senato proprio dopo la bocciatura della Corte nel 2014. Questo “monito” occuperà uno spazio significativo nella sentenza Zanon, sarà un invito netto al Parlamento a uniformare i due sistemi. Dopo la riunione collegiale si capirà quanto imperativo sarà il consiglio sulla inutilizzabilità di Italicum e Consultellum così come sono in vigore al momento.
I TEMPI DELLA POLITICA
A questo punto la riunione della commissione Affari costituzionali della Camera di giovedì 9, che segna l’avvio della discussione in Parlamento con l’obiettivo di portare in aula il testo già il 27 febbraio e discuterne poi a marzo con i tempi contingentati, sicuramente dovrà essere aggiornata di qualche giorno, forse di una settimana. E siamo al 15-16 febbraio. La scadenza del 27 è stretta, ma con sedute fiume ci si potrebbe anche arrivare.
Articolo intero su la repubblica del 06/02/2017.




















L’ha ribloggato su ilgrandetsunami.
Bastano pochi giorni per fare la legge elettorale, ma i pidioti stanno perdendo altro tempo… Io aspetto ancora poco…