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Archive for Maggio 2017

Il nuovo idolo assoluto è Simona Vicari, senatrice ex schifaniana e ora alfaniana, ovviamente indagata per corruzione, che s’è dimessa da sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti. La Procura di Palermo la accusa di aver infilato un emendamento nella legge di Stabilità che dimezzava l’Iva (dal 10 al 5%) sui trasporti marittimi urbani in cambio di un Rolex da 5.800 euro, omaggio tangentizio dell’armatore Ettore Morace che, già che c’era, le aveva pure assunto il fratello Manfredi (incaricato della consegna dell’orologio alla sorella). “Sei stato davvero un tesoro”, lo ringraziò lei al telefono. Poche ore dopo le dimissioni, ha rilasciato una strepitosa intervista al Corriere: un monumento alla nuova politica 2017, da delibare parola per parola. (altro…)

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La sentenza della Cassazione che obbliga lo straniero che vive in Italia a conformarsi ai nostri valori (e implicitamente a quelli occidentali) è aberrante, inquietante, pericolosa. Lo straniero che vive in Italia ha il solo obbligo, come tutti, di rispettare le leggi dello Stato italiano. Punto. Il sikh che girava con un coltello kirpan, sacro nella sua cultura, doveva essere condannato perché in Italia è vietato andare in giro armati. Se si accettasse il principio enunciato dalla Cassazione un italiano che vive in un Paese islamico dovrebbe, in conformità alla cultura di quel Paese, farsi musulmano. (altro…)

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Una percentuale che si è dimezzata dal 2010 al 2015, secondo i dati del governo.

Crollo verticale anche per gli investimenti pubblici con finalità ambientali, fermi a 4,3 miliardi di euro l’ultimo anno (-61% rispetto al 2010).

Pubblicando il suo 25esimo Rapporto annuale, ieri l’Istat ha offerto una fotografia impietosa di un’Italia dove il progressivo allargarsi delle disuguaglianze tra i propri cittadini moltiplica le fratture sociali, con pesanti ricadute sulle possibilità di sviluppo (sostenibile) per l’intero Paese. A questa prospettiva è però indispensabile aggiungerne una seconda, volta a indagare quantità e qualità del capitale naturale posseduto dalla nazione: quella ricchezza “invisibile” che ci assicura ogni giorno acqua e aria pulite, cibo, materie prime, svago. Per recuperare la speranza in un futuro migliore è imprescindibile conoscere (per valorizzare) al meglio il presente. (altro…)

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Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare e preferisce ascoltare la sua voce.
Sui posti di lavoro, la cui crescita, vanto del governo passato è crollata con la cessazione degli sgravi.

“Lavoro, contratti stabili al palo: in due anni crolla il tempo indeterminatoNel complesso ci sono 322mila nuovi posti di lavoro, ma quelli fissi sono solo 17mila: frenano del 58% sull’anno scorso, che era già stato a ritmo ridotto rispetto al 2015 incentivato

Sui voucher che escono da una parte (e dunque niente referendum) per forse rientrare dalla finestra, per le aziende sotto i 5 dipendenti: giusto il numero di giocatori una squadra di calcetto. (altro…)

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Il prossimo 31 maggio comincerà l’esame della proposta di legge che riforma l’accesso agli assegni per gli ex politici. Un ddl che per il Coordinamento nazionale di consiglieri ed ex consiglieri regionali ha “un’unica finalità: sanzionare un’intera classe politica “. Gli ex amministratori locali invitano dunque i deputati a colpire “la Presidenza della Repubblica e la sua Struttura, la Corte Costituzionale e la sua struttura, la Magistratura di ogni ordine e grado, l’Avvocatura dello Stato”. Persino i giornalisti.

Una diffida bella e buona, a metà strada tra l’ingiunzione e un volantino propagandistico, è stata inviata dagli ex consiglieri regionali italiani alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati e ai capigruppo della Camera. Una lunga lettera per dire che i vitalizi non si toccano, che i diritti acquisiti sono intangibili, che nessuno si sogni di cambiare con una legge il trattamento economico a favore di chi ha svolto funzioni pubbliche nelle Regioni italiane. (altro…)

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Qualche considerazione sulla telefonata tra Renzino e Renzone.

1. Faccio molta, molta, molta fatica a credere che Renzino non sapesse che Renzone fosse intercettato. Era evidente. E’ vero che Renzino non è esattamente Einstein, ma se non avesse saputo una cosa così ovvia sarebbe stato davvero a livelli ninamorici.

2. Renzino (si fa per dire) avrebbe quindi recitato la parte del figliol prodigo, a favor telecamera, media e magistratura. Purtroppo, non essendo Einstein ma solo Renzino, è riuscito a sbagliare anche qui. Per esempio consigliando a Renzone di non citare la mamma, altrimenti poi interrogavano pure lei. Non gliene riesce proprio una, poveretto. (altro…)

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Niente preferenze, Parlamento di nominati, porte aperte al voto di scambio e ingovernabilità: la porcata di Matteo Renzi è servita. La legge elettorale che ha proposto è una nuova legge truffa, pensata per ingannare gli elettori e distorcere la volontà popolare, ma soprattutto per consentire a Pd, Forza Italia e Verdini di governare insieme nonostante siano espressioni di una minoranza di elettori. (altro…)

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Le due facce della crisi del lavoro: meno rapporti a tempo indeterminato (-7,6%), più macchinari sofisticati.

ROMA – Crollano i posti stabili. Si impennano i macchinari super evoluti. Colpa degli incentivi che vanno e vengono, dal lavoro a Industria 4.0. Con una conseguenza paradossale: le imprese cambiano pelle, ma automatizzando non creano lavoro aggiuntivo. Questo ci dicono i nuovi dati Inps e Ucima (Confindustria) relativi al primo trimestre dell’anno.
Tre mesi, d’altro canto, ancora fiacchi per crescita (il Pil avanza di uno 0,2%, quando la media Ue è a +0,5) e produzione (cala dello 0,3%).

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Spunta la frase di un deputato repubblicano durante la campagna elettorale. Poi la retromarcia: “Uno scherzo” L’ira del presidente per la nomina di Robert Mueller: “Così si divide il Paese”. Lieberman verso la guida dell’Fbi.

NEW YORK. «Sono vittima della più grave caccia alle streghe nella storia americana», protesta Donald Trump. È la sua “seconda reazione” alla nomina di uno Special Counsel fatta dal suo stesso Dipartimento di Giustizia: nella persona di Robert Mueller già capo dell’Fbi, magistrato competente e rispettato, con fama di indipendenza. Mueller assume la direzione delle indagini sul Russiagate, i sospetti di complicità fra la squadra Trump e il governo di Mosca. (altro…)

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Un post in cui spiega di volere la “andare fino in fondo” nell’inchiesta della procura di Roma, condito da una serie di attacchi frontali al Fatto Quotidiano e a Marco Lillo. Niente scuse per la bugia sul giornalista e ancora nessuna parola sul virgolettato più interessante del colloquio telefonico intercettato con suo padre.

E tre. Per la terza volta in tre giorni Matteo Renzi interviene su facebook per parlare dell’indagine Consip. Un post in cui spiega di volere la “verità” sull’inchiesta della procura di Roma, condito da una serie di attacchi frontali al Fatto Quotidiano e a Marco Lillo.  “È una gogna mediatica, ma le intercettazioni mi fanno un regalo”, aveva detto l’ex premier il giorno della pubblicazione da parte del nostro giornale della telefonata intercettata con il padre Tiziano. Tre giorni dopo continua a lanciare attacchi sia al Fatto che all’autore di quello scoop. (altro…)

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Martedì 9 maggio 2017, 9 e 40 del mattino: dopo mesi di silenzio e traversie in tribunale, Denis Verdini entra nel palazzo dei gruppi di Montecitorio, in via del Vicario. Imbocca l’ascensore, sale al terzo piano e si infila nella stanza di Ettore Rosato, capogruppo democratico alla Camera.

È quel giorno e in quella stanza che prende forma, poco più di una settimana fa, il sistema elettorale che adesso Renzi vuole approvare in fretta e furia, per andare a votare il prima possibile. (altro…)

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Per i magistrati di Roma la telefonata del padre dell’ex premier però non è utilizzabile.

Matteo Renzi lo ha detto chiaro a Otto e mezzo il 3 marzo: “Se ci sono dei ricatti (…) c’è il dovere di fare i processi, noi siamo persone per bene e non abbiamo paura dei processi”. E poi ancora con riferimento alle pressioni sull’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni: “No no, parliamoci chiaro quando c’è l’espressione ‘ricatto’ non c’è nulla di politico”. (altro…)

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Sul numero chiuso nelle università, che sta agitando le facoltà umanistiche della Statale di Milano, non riesco ad andare d’accordo con me stesso. Una voce mi dice che non serve a nulla sfornare legioni di disoccupati e parcheggiarne altrettanti in uno stagno esistenziale nel quale pullulano i fuoricorso e gli abbandoni. Ma un’altra voce, pericolosamente connessa con il cuore, mi ricorda la confusione che agitava i miei diciotto anni e rifiuta l’idea che a quell’età si possa essere già chiamati a una prova definitiva per il proprio destino, dentro o fuori, basata oltretutto su test abborracciati e talvolta pilotati. Per accordare le due voci dovrei abitare un mondo dove prima si mettono in grado le università di esercitare il loro mestiere — che non è quello di esamifici — dotandole di aule e professori adeguati. E poi, soltanto poi, si stabiliscono le modalità di accesso.

Per fortuna quel mondo esiste. Ma altrove, non qui. In Italia la fatiscenza delle strutture impedisce di affermare con certezza che la dispersione scolastica dipende dalla pigrizia degli studenti e non dalla desolazione degli ambienti in cui sono costretti a muoversi. E questo nonostante le lacrime da coccodrillo della politica, che denuncia il tasso mortificante di laureati, ma non ha mai investito nell’istruzione una quota significativa del barile di tasse spremuto dai contribuenti. Trovo bizzarro atteggiarsi ad alfieri della meritocrazia come se si fosse a Oxford senza essere Oxford. La Statale è ancora una delle migliori. Altrove si fa lezione nei cinema, e non è un bello spettacolo.

Da il corriere.it

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NON leggo più una riga sulla legge elettorale. In parte è una dichiarazione di impotenza: ci capisco zero, dal punto di vista politico e aritmetico. In parte è una rivendicazione: è oltraggioso che un cittadino debba in qualche modo preoccuparsi per un obiettivo che fa parte, direi per contratto, delle competenze dei parlamentari. È come pagare un taxista perché ti porti da qualche parte e accorgersi che non sa come arrivarci. Ti viene da dirgli: mi scusi ma è il suo mestiere, si arrangi, metta il navigatore, chieda a un suo collega, tiri a indovinare, qualunque cosa purché non mi coinvolga. Si chiama delega, è uno dei grandi comfort della democrazia, a costo di dover smentire Gaber quando cantava (altri tempi) “la libertà è partecipazione”.

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Sentite che bella frase: “Le registrazioni ristabiliscono il confine tra realtà dei fatti e pietose bugie. Invece di attaccare la stampa che fa il suo mestiere, al Nazareno dovrebbero fare chiarezza di fronte al Paese”. È del premier Paolo Gentiloni. Purtroppo non è di oggi sull’intercettazione segreta dei Renzi’s svelata da Marco Lillo, ma del 2009 su quelle ad alto tasso erotico fra B. e Patrizia D’Addario. Infatti “al Nazareno” va sostituito con “a Palazzo Grazioli”. Il resto sarebbe perfetto, se oggi Gentiloni o un altro del Pd avessero il coraggio di ripeterlo. Invece dicono tutt’altro. Attaccano la stampa che fa il suo mestiere (non esageriamo: solo il Fatto) e non fanno chiarezza di fronte al Paese sul contenuto di quelle registrazioni, che ristabiliscono il confine tra realtà dei fatti e pietose bugie. Quelle di Renzi, però. Invece di dire quel che hanno sempre detto delle intercettazioni, anche segrete, di B., dicono quello che diceva B. Fu lui il primo a confondere l’intera democrazia con il suo culetto che, per quanto cospicuo, non fa neanche capoluogo. (altro…)

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“Noi eravamo abituati a sentir dire che quest’inchiesta non stava né in cielo né in terra. In privato c’è un uomo che dice esattamente il contrario di quello che dice in pubblico”. Così il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio, intervistato da Giovanni Floris a DiMartedì (La7) sulle intercettazioni che vedono coinvolti l’ex premier Matteo Renzi e il padre Tiziano: “C’è un Renzi che abbia avuto il sospetto che il padre era intercettato. (altro…)

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Il mio intervento alla conferenza stampa al Parlamento europeo
#Migrantopoli: la chiamano ospitalità ma è solo business”.

“L’82% dei migranti che arriva in Europa sbarca in Italia. Di questi migranti l’Italia si fa carico per il 98% della spesa. Noi italiani ci mettiamo quattro miliardi e mezzo di euro all’anno. L’Unione Europea solo 91 milioni di euro.

La rotta Mediterranea è un problema di tutta l’Unione Europea. E bisogna lavorare per chiudere la rotta del Mediterraneo. In questi giorni tutti parlano di un rafforzamento dell’asse Franco-Tedesco. Bene, lavorino per chiudere la rotta mediterranea, come hanno chiuso altre rotte in passato.

 

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Con una proposta approvata all’unanimità il consiglio regionale del Veneto ha istituito una commissione speciale d’inchiesta sull’inquinamento delle falde acquifere da Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche impiegate per diversi usi industriali tra i quali l’impermeabilizzazione di pentole e tessuti. La contaminazione, resa nota nel 2013 da uno studio del Cnr, coinvolge una popolazione di circa 350 mila persone e una vasta area tra le province di Vicenza, Padova e Verona. (altro…)

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