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Migranti, botta e risposta Raggi-Viminale. E M5s sceglie la linea dura: “Convergenze con Lega. Ma no alleanze”

A meno di 48 ore dal flop alle amministrative, la sindaca della Capitale ha scritto al prefetto chiedendo una moratoria sugli arrivi di nuove persone. A cui ha risposto il ministero dell’Interno dicendo che anche il Campidoglio deve fare la sua parte. La controreplica: “Servono regole”. Intanto si apre il dibattito dentro il Movimento. E Lega e CasaPound applaudono. Renzi: “Più garantiti da Minniti che da Di Maio”.

Il botta e risposta tra la sindaca di Roma Virginia Raggi e il Viminale si è trasformato in una discussione sulle alleanze e sulla linea del Movimento 5 stelle. A meno di quarantotto ore dal flop nelle urne, i grillini hanno scelto la linea dura sui temi di sicurezza e accoglienza.

L’occasione è stata una lettera al prefetto della Capitale da parte della prima cittadina con cui si chiedeva una moratoria sui nuovi arrivi. Una richiesta a cui ha replicato il ministero dell’Interno dicendo che Roma deve fare la sua parte e accogliere almeno altre 2mila persone. “Lo faremo, ma servono regole”, ha controribattuto la sindaca. Ma non finisce qui: non è un caso che la questione sia stata sollevata a poche ore dai risultati negativi della amministrative e già in tanti, dentro e fuori il Movimento ci vedono una svolta a destra alla ricerca di voti. Se Luigi Di Maio ha difeso la scelta e ha accusato il governo “di essere fuori dal mondo”, dall’altra parte c’è chi non ha nascosto i suoi malumori. Il deputato Girolamo Pisano, ad esempio, ha dichiarato che “se alle parole seguiranno atti concreti lui se ne andrà”. Sul tema si sono espressi però anche due big: Carlo Sibilia e Alfonso Bonafede, che hanno ammesso esserci “punti di congiuntura con la Lega Nord“. Diversa la posizione del deputato Roberto Fico che chiude su tutti i fronti: “L’alleanza con il Carroccio non esiste e non c’è nemmeno una convergenza sui temi”. Su una cosa sono tutti d’accordo, ovvero sul fatto che non ci saranno alleanze: “È escluso”, dicono tutti in coro. Ma la faccenda non è scontata, tanto che lo stesso Grillo ha deciso nel primo pomeriggio di intervenire sul blog ribadendo quelli che lui chiama “i puntini sulle i“: “Il Movimento non fa alleanze né con il Pd né con la Lega, né con altri”. Il leader M5s è andato oltre annunciando che il Movimento si asterrà al Senato sul provvedimento che introduce lo ius soli (in Aula il 15 giugno). Chi applaude alla presa di posizione è l’estrema destra. Casapound, ma anche il leader del Carroccio Matteo Salvini rivendicano la paternità delle proposte M5s: “Meglio tardi che mai”, ha detto il leader della Lega Nord. “Il tema migranti esiste, nessuno lo nega ma a chi è a casa sul divano chiedo se si sentono più sicuri con al Viminale Minniti o Di Maio o Tofalo che è andato in Libia e ha trattato con la parte sbagliata. La questione esiste, è grave come quella della sicurezza. Ma M5S oggi  – dice il segretario del Pd Matteo Renzi a Otto e mezzo – ha fatto un capolavoro: avendo perso le amministrative hanno cambiato argomento ma la sicurezza o l’immigrazione si risolvono con l’atteggiamento di chi la spara più grossa per creare un diversivo o con la serietà di Minniti?”.

La risposta del Viminale – La sindaca Raggi nelle scorse ore ha inviato una lettera al prefetto chiedendo una “moratoria sull’accoglienza” e schierandosi contro l’ipotesi di altre strutture di accoglienza “peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica”. Una circostanza che, secondo la sindaca, è “impossibile, oltre che rischioso”. Dal Viminale, però, è arrivato nel giro di poche ore lo stop a ogni sospensione. “Molte città sono in difficoltà”, si legge nella replica anticipata da Repubblica, “ma anche la Capitale deve fare la sua parte. L’ondata di sbarchi non si ferma: quest’anno ci dobbiamo preparare ad accogliere duecentomila migranti”. Dal Viminale, in pratica si chiede a Roma di fare di più sul fronte dell’accoglienza. “Sappiamo delle tensioni che circolano, ma purtroppo i numeri sono questi e tutti devono fare di più. Stando alle quote concordate con l’Anci, la capitale con la sua provincia potrebbe ancora accogliere duemila richiedenti asilo. Milano e il suo hinterland possono arrivare a cinquemila, Roma e provincia devono trovare posto a duemila migranti in più“, spiegano dal ministero guidato da Marco Minniti. In questo momento l’Italia accoglie 180 mila migranti. A guidare la classifica delle regioni “più ospitali” è la Lombardia col 13%, poi ci sono Lazio e Campania col 9%, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna con l’8%, Toscana, Puglia e Sicilia col 7%. Secondo il ministero dell’Interno, però, entro fine anno si arriverà a dover portare i posti alla cifra tonda di duecentomila. Lo prevede l’accordo del 10 luglio 2014: alle regioni spetta una percentuale di migranti uguale alla propria quota del Fondo nazionale per le politiche sociali. Entro la fine del 2017, quindi, la Lombardia dovrà passare da venticinquemila posti a ventottomila, la Campania da sedicimila a oltre dicannovemila. E anche Roma, come dice il Viminale, dovrà fare la sua parte. In giornata, poi, è arrivata la controreplica della sindaca con una nota ufficiale: “Roma fa la sua parte e continuerà a farla come anche tutte le altre città grandi e piccole. L’accoglienza dei più fragili è prima di tutto un dovere morale che deve tuttavia essere attuato con regole precise e in maniera controllata per evitare sacche di illegalità e fenomeni opachi come quelli visti in passato proprio qui a Roma. Solo in questo modo sarà possibile tutelare seriamente chi ne ha diritto senza creare scontri sociali”. Una sorta di disgelo istituzionale confermato successivamente anche dalle notizie arrivate dal Viminale, da dove è filtrato che il ministro Minniti riceverà presto Virginia Raggi, dopo la richiesta di incontro avanzata dalla prima cittadina. Il modello su cui punta il Viminale – da quanto si apprende – è quello dell’accoglienza diffusa, promosso un mese fa a Milano da sindaci e prefetto, con i migranti distribuiti in più Comuni possibile. Quanto alla pressione sopportata da Roma, i numeri sarebbero in linea con gli accordi sottoscritti con l’Anci.

Casapound: “Prese di posizione uguali alle nostre”. Salvini: “Meglio tardi che mai”
All’intervento della Raggi applaude l’estrema destra. In prima fila addirittura Casapound: “Dopo i risultati elettorali hanno iniziato a prendere una deriva che assomiglia al nostro programma”, ha commentato il vicepresidente Simone Di Stefano a RadioCusano Campus. “Soprattutto a Roma, siamo contenti che Virginia Raggi abbia annunciato delle prese di posizioni che sono uguali alle nostre. Anche se alla fine siamo certi che non farà nulla di concreto. Non ci fidiamo più del Movimento 5 stelle, ma Casapound applaude comunque all’intervento di Virginia Raggi, ben sapendo che non se ne farà nulla perché il Movimento è un’accozzaglia di comunisti mancati”. Toni entusiasti addirittura dal leader del Carroccio Matteo Salvini: “A me interessa che alla parole seguano i fatti. La Raggi dice basta immigrati, Grillo dice basta campi rom, vediamo se alle parole seguiranno i fatti, qui non si tratta di essere leghisti o grillini, si tratta di chiedere un po’ di ordine e un po’ di tranquillità ai cittadini. Io guardo i risultati, non le etichette. Anche se ho qualche dubbio, visto che M5s non ha fatto vedere fino ad ora grandi miglioramenti a Roma e a Torino. Comunque, se dovesse essere, meglio tardi che mai”.

Lo scontro nel Movimento, Sibilia: “Con la Lega ci può essere una convergenza”. Pisano: “Se succede io me ne andrò”
Non è un caso che si sia aperto il dibattito sulla questione migranti proprio dopo le amministrative. Il crollo nelle urne e la crescita di Lega Nord e Fratelli d’Italia ha fatto pensare ai vertici che su alcuni temi serva una presa di posizione più netta. Per questo non sono passate nemmeno quarantotto ore prima di vedere pubblicata sui giornali la lettera della sindaca Raggi al prefetto per chiedere una moratoria sull’accoglienza. Ma dentro il Movimento non tutti sono d’accordo con questa linea. Chi la difende è oggi su la Stampa è il deputato Carlo Sibilia: “Con la Lega ci può essere una convergenza”, ha dichiarato, “se si libera dei suoi elementi più propagandistici. Se vuole fare un ragionamento serio, senza posizioni estremiste. Per intenderci: la Lega è il partito di Umberto Bossi che diceva di voler sparare sui barconi. Ecco, se si ripuliscono di queste forme di propaganda, si può aprire un ragionamento. Ma è ancora presto per parlarne. Sicuramente c’è più vicinanza con loro, su questi temi, che con il Pd, che sento vorrebbe ripopolare le zone disabitate d’Italia, come i borghi, con i migranti”. E quindi la difesa delle dichiarazioni delle ultime ore: “È giusto che cominciamo a definire meglio i temi che interessano alla gente e a dare delle risposte ad esigenze che sono sotto gli occhi di tutti”, ha spiegato ricordando che “le entrate indiscriminate in Italia non aiutano nessuno, né i migranti né noi”. Totalmente diversa la posizione del capogruppo M5s alla Camera Roberto Fico: “Per me l’alleanza con la Lega semplicemente non esiste, non è sul piatto. E non c’è nemmeno una convergenza sui temi, basta guardare i nostri atti parlamentari”. Sul tema dei campi rom a Roma, con la giunta Raggi “è stato avviato un percorso per uscire da questa situazione. E giusto che se ne parli. Il tema va affrontato, da un punto di vista umanitario”, ha detto Fico. Critico anche il deputato Girolamo Pisano che a Repubblica ha detto: “Per ora sono solo chiacchiere ma temo diventeranno atti concreti, temo che presto si passerà all’azione, che le parole si trasformino in provvedimenti… Io l’ho detto ai miei amici 5 stelle di Salerno, tra un po’ ci tocca mettere la cravatta verde. E a quel punto io me ne andrò”. Quindi, a domanda diretta, ha ribadito il suo “mai” con il Carroccio. “Tutto porta a pensare che si andrà a votare con un sistema proporzionale. e vuoi governare, ti devi alleare. Con chi? La risposta è quasi naturale, è chiaro da tempo che pensano a Salvini”, ha spiegato Pisano che scherza: “Magari arriveranno persone più docili di me”.

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