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doposci

Matteo Salvini con i doposci a Otto e mezzo, bufera su Twitter: sciacallo.

Se proprio vogliamo insistere sulla metafora zoologica, più che uno sciacallo Matteo Salvini è un allocco. Perché nel paragonarlo al mammifero che si nutre dei resti dei cadaveri, quando “contrappone le disgrazie dei terremotati ai presunti agi e conforti degli infelici immigrati” (Repubblica) si sottintende che dal pasto nauseabondo egli ricavi preziose proteine elettorali. Mentre come sappiamo le goffe calzature inquadrate dai bravi operatori di La 7 lo hanno, al contrario, esposto al pubblico ludibrio, come era del resto inevitabile. Continua a leggere »

neve

Dopo la valanga – Sindaco e capo della Provincia hanno chiesto inutilmente l’invio delle turbine per raggiungere l’hotel, quella in dotazione era ferma: rotta dal 6 gennaio.

La turbina della Provincia di Pescara preposta alla pulizia delle strade anche per la zona di Farindola era ferma in officina a Penne, undici chilometri più a valle, dal 6 gennaio per la rottura del cambio e dell’asse di trasmissione. Questa turbina è il mezzo che con tutta probabilità prima di ogni altro, se non fosse stato guasto già da 12 giorni, avrebbe proceduto sulla strada provinciale 72 verso l’albergo Rigopiano, dopo gli allarmi scattati mercoledì 18. Continua a leggere »

recupero-rigopiano
Avendolo perso al cinema, Ho avuto la fortuna di vedere il film di Gabriele Mainetti “Lo chiamavano Jeeg robot”: un po’ film d’azione, un po’ anche favola moderna di un paese che, minacciato dalle bombe di un nemico insidioso, ha bisogno del suo super eroe per salvare le persone.
Finisce così, il film: il ladruncolo che diventa supereroe suo malgrado (Claudio Santamaria), che dopo aver sconfitto il suo nemico (un grandissimo Luca Marinelli), si rende conto che ora dovrà usare i suoi poteri per salvare tutti.

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trump

Da facebook.com/vaurosenesi

grassoIl presidente del Senato: “Si arrivi al 2018”. E i big del Pd annuiscono.

“Mi devo augurare che la legislatura duri fino al 2018 per approvare provvedimenti importanti”. Nero su bianco, con tanto di titolone in prima sul Corriere della Sera, Pietro Grasso, presidente del Senato, si prende l’onere (e di certo punta pure all’onore) di dire quello che ai piani alti della politica molti pensano, ma nessuno esplicita in maniera così chiara. Indicare la data di fine della legislatura non è compito della seconda carica dello Stato, ma Grasso si può rifugiare nel fatto che – non avendo un ruolo nello scioglimento delle Camere – esprime un’opinione.

Che non sia del tutto opportuna lo dicono le reazioni – tutte però non ufficiali – tra l’infastidito e il perplesso di molti (più sul metodo che sul merito, in verità). Continua a leggere »

Come si salutano i lettori con cui hai trascorso ventotto anni della tua vita, gli ultimi diciotto dentro questo rettangolo di parole che minacciava di chiamarsi l’Aiuola e invece – non per merito mio, ma del direttore di allora Marcello Sorgi – divenne il Buongiorno? Sul giornale di domani ci sarà spazio per i ricordi e i passaggi di consegne. Ma oggi voglio dirvi soltanto grazie. Grazie per gli applausi e per le pernacchie, per le segnalazioni e per i rimbrotti. Grazie soprattutto per avere trasformato la lettura dei miei deliri quotidiani in un’abitudine, al punto che quando mi ammalavo o andavo in vacanza venivo inseguito dalle vostre rimostranze: «Ma si può sapere che fine ha fatto?».   Continua a leggere »

Mai cambio della guardia fu più carico di significati. Il pronipote di schiavi sembrava un principe. Il miliardario americano sembrava un miliardario americano, prototipo umano che specialmente nella versione di Trump — decisamente estrema — è la cosa meno simile a un principe mai vista sotto il cielo. Il suprematismo bianco ne usciva a pezzi, il nuovo presidente ne è il peggior testimonial possibile. Si poteva intuire, risalendo per li rami, che il cow-boy bisavolo di Trump, quando entrava nel saloon con lo stuzzicadenti in bocca, non era molto più chic del bisavolo di Obama nei campi di cotone. E almeno gli avi di Obama cantavano il blues, e non quel terribile country con la giacca bianca piena di frange.

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