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Il segretario si dimette e avvia il congresso lampo: “Non potete chiedermi di non candidarmi. I ricatti sono peggio delle separazioni”.

A sera, dopo l’Assemblea del Pd che ha quasi consumato la scissione, concludendosi però con l’ennesimo rinvio (alla Direzione di martedì, dove andrà costituita la Commissione per fare le regole del congresso), neanche Matteo Renzi sa bene quale sarà il quadro che si troverà davanti nelle prossime settimane. L’addio di Pier Luigi Bersani e soci sembra ormai davvero solo una formalità. Se è così, Renzi farà il congresso, ma non si sa contro chi. Forse contro Andrea Orlando. Un confronto che rischia di non essere abbastanza forte. Continua a leggere »

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Gianni Cuperlo ha aperto la puntata di ieri sera: cosa succederà al PD? Si aprirà uno spiraglio per evitare la scissione? “Il Pd è il principale investimento che la sinistra ha fatto nell’ultimo quarto di secolo .. la scissione renderebbe la sinistra più fragile”.
Ma nonostante le parole di Boccia, di Veltroni, il segretario non ha parlato, non si è alzato a dire “ho capito le loro parole”: se ora si aprisse la diga (per usare la metafora di Delrio), non sappiamo cosa succederà.

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Quindici fattorini di una multinazionale che consegna pasti a domicilio hanno perso il posto per avere protestato contro l’esiguità del salario: due euro e settanta a commissione. Qualche lettore «diversamente giovane» obietterà che anche lui, all’alba dei suoi vent’anni, veniva pagato a cottimo. Si chiamavano «lavoretti», ma oggi i diminutivi hanno perso ogni accezione poetica e si protraggono ben oltre la giovinezza, configurando una condizione permanente di precariato a cui la tecnologia ha aggiunto un tratto insopportabile di disumanità. Continua a leggere »

totoScissi dentro. “Bersani ai renziani: fermatevi” (Il Messaggero, 17.2). “Appello di Renzi: non andatevene” (Corriere della sera, 17.2). “Renzi: ‘Evitare scissioni, venite al congresso’” (la Repubblica, 17.2). “Una rottura adesso è incomprensibile” (Dario Franceschini, Pd, ministro dei Beni Culturali, ibidem). “Merola: ‘Ridicolo il divorzio per il congresso’” (ibidem). “Pisapia: ‘Sciagurato dividersi’” (la Repubblica, 19.2). “Siamo a un passo dalla soluzione” (Michele Emiliano, Pd, governatore della Puglia, 19.2). Quindi questa benedetta scissione chi l’ha voluta? Sta’ a vedere che è stata la Raggi. Continua a leggere »

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La telenovela Pd mi sta esaltando come un concerto di Bianca Atzei in aramaico. I protagonisti sono molteplici e l’unica certezza è che, qualsiasi cosa accada, Renzi sarà ancora Campione del mondo, Farinetti al Quirinale e Vecchioni Pallone d’oro. Presentiamo ora gli attori di questa gran bella contesa.

Renzi. La più grande sciagura triplomentica mai abbattutasi nella già di per sé disastrata storia della sinistra italiana. Una pingue comparsa di un film minore di Panariello spacciata per Robert De Niro. Improponibile, impresentabile, inaccettabile. Mandatelo a sculacciare i billi della Valdichiana, via. Continua a leggere »

governatoreBerlusconi vuole riunire il centrodestra, ma deve neutralizzare Salvini. Bossi candidato in FI vale il 3%.

ROMA – «La sinistra è andata in frantumi. Questo è il nostro momento, abbiamo la vittoria a portata di mano». Silvio Berlusconi ha seguito la due giorni del teledramma Pd in diretta raccontano – neanche fosse il suo partito. E ora suona la carica. L’esito è più o meno quel che sperava: Renzi indebolito, centrosinistra retrocesso quale terza coalizione, il centrodestra (unito) che l’ultimo sondaggio attesterebbe primo col 33 per cento. Sempre che i cocci di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si possano ancora ricomporre.

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sceneggiataCome nelle telefonate tra fidanzatini:
– Chiudi tu?
– No, dai chiudi tu …
(e alla fine tiran avanti la telefonata per ore).

La sceneggiata democratica andata in onda ieri a diffusione nazionale ha seguito questo copione: Renzi aveva bisogno di ricandidarsi e che la minoranza PD se ne andasse di sua scelta (per poi incolparli di dividere il partito etc etc..).
La minoranza invece pretendeva che fosse Renzi a cacciarli, in modo da avere l’alibi: abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, per tenere insieme il partito ma ci hanno mandato via .. Continua a leggere »