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Posts Tagged ‘1 maggio’

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Primo-maggio-Torino-cariche

Nel capoluogo piemontese cori contro le forze dell’ordine per il caso Aldrovandi. Lancio di oggetti dei No Tav contro gli agenti, che hanno risposto con cariche di alleggerimento.

Sindacati a Pordenone e scontri a Torino. La giornata del Primo Maggio è all’insegna della tensione nel capoluogo piemontese tra i manifestanti e un gruppo di antagonisti e No Tav, che si definiscono lo “spezzone sociale” del corteo, venuto a contatto con la coda della manifestazione, dove era presente la rappresentanza del Pd. A far scattare la scintilla l’arrivo del senatore Stefano Esposito, noto per le sue posizioni a favore della Tav. Qualche spintone, poi la polizia è intervenuta a separare i due gruppi, divisi da un nutrito cordone di forze di polizia. Bersaglio di cori, inoltre, per gli applausi del Sap agli agenti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi: “Assassini, vergogna, tutto il loro corpo è marcio”. Dallo “spezzone sociale” della manifestazione sono volati oggetti contro le forze dell’ordine, tra cui alcune sedie dei dehors dei bar. Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche di alleggerimento. Alcuni manifestanti sono stati bloccati. L’intervento delle forze dell’ordine ha poi riportato la calma. Calma momentanea. (altro…)

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AltanLa vignetta di Altan di oggi ci dice perfettamente dove ci hanno portato questi ultimi trent’anni: alla nostalgia del lavoro.

Mi viene da dire: alla nostalgia della schiavitù, della fatica, dello sfruttamento. Perché questo è stata (e dove resiste è ancora) la fabbrica.

Già. Quando arrivò il profetico libro di Rifkin, tutti ci dicemmo: interessante, illuminante, ma poi? Ma dopo?

Non immaginavamo che il dopo sarebbe stato una società in cui la ricchezza (finanziarizzata e quindi diventata in buona parte una variabile indipendente dal lavoro) proprio per questo si sarebbe concentrata nelle mani di così pochi, mentre tutti gli altri stanno a strapparsi i pezzettini dell’altra fetta, quella ancora prodotta dal lavoro. E non immaginavamo quindi che sarebbe scoppiata anche questa guerra atomizzata tra poveri, fra chi un lavoro ce l’ha decente, chi ce l’ha indecente, chi ne non ce l’ha proprio, chi ce l’ha ogni tanto, e così via. (altro…)

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Mannelli

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Nel Novecento i comizi sindacali alle manifestazioni del 1° Maggio si concludevano regolarmente con l’appello «al lavoro e alla lotta». Altri tempi, quando il lavoro c’era per quasi tutti, al punto che una parte del movimento operaio poteva anche permettersi di invocare una lotta contro il lavoro, anzi «contro questo lavoro», cioè contro i rapporti di produzione capitalistici per liberare il lavoro dal profitto. Oggi, se si concludesse un comizio chiamando «al lavoro e alla lotta» si parlerebbe a una parte sempre meno maggioritaria di interlocutori. L’unico appello unificante, semmai, sarebbe «alla lotta per il lavoro».  (altro…)

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1 maggio, festa del lavoro: ancora qualche anno è diventerà una festa per pochi intimi.

Quei pochi con ancora un posto di lavoro stabile, con qualche diritto da difendere.

Dietro, la massa di persone che vivono alla giornata, senza diritti né pretese, per cui 1 maggio o 25 aprile sono semplicemente giorni di lavoro come gli altri.
Da questa guerra tra poveri che è stata messa in piedi, tra chi è protetto (o privilegiato) e chi è senza tutele ci stiamo perdendo tutti.

Per i 159 morti sul lavoro fino ad oggi.
Per i 54 suicidi tra gli imprenditori.
Per i 2 milioni e passa di disoccupati (al 9% quest’anno).

Da unoenessuno.blogspot.it

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Ambulanza con neonato a bordo
intrappolata e presa a calci dai pellegrini per il fastidio causato dalla sirena.

Dalla Cassia al Bambino Gesù passando per San Pietro perché nessuno ha modificato il percorso obbligato.

ROMA – Un incubo: l’ambulanza con un neonato di poche ore che a causa di una malformazione doveva essere trasferito d’urgenza al Bambino Gesù bloccata dalla folla tra via della Conciliazione e piazza Pia. Ogni attimo che passa può essere fatale, l’autista dell’ambulanza usa la sirena per fare capire quanto sia grave la situazione, ma i pellegrini non comprendono e prendono a calci il mezzo. I parenti del bimbo, che seguono dietro in automobile, angosciati e anche loro intrappolati non si sa perché lì dove ci sono decine di migliaia di persone e dove ogni corridoio di fuga per le ambulanze è stato travolto. (altro…)

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