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Posts Tagged ‘Afghanistan’

VIA DA KABUL. La mozione sull’Afghanistan del Movimento 5 Stelle non è una semplice fuga in avanti per parlare alla pancia del Paese come già fece la Lega col suo «tutti a casa» che voleva riportare in patria i «nostri ragazzi» in Afghanistan. Il gruppo di parlamentari che ci ha lavorato alla Camera ha articolato una proposta che guarda oltre il 2014 e che, se vuole i soldati a casa, non vuole nemmeno dimenticare l’Hindukush. Il merito è di aver voluto gettare il sasso nello stagno, una palude, per la verità, visto che un dibattito parlamentare vero e proprio su quel che stiamo facendo laggiù si è affacciato, nelle passate legislature, solo con qualche timido emendamento durante il voto sulle missioni all’estero. Poi silenzio, compreso quello (fatta eccezione per l’Idv) sulle bombe che continuiamo a sganciare nell’Est afgano almeno dall’estate scorsa, come ammise candidamente il ministro Di Paola. (altro…)

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Non esiste più una sola zona effettivamente sicura in tutto l’Afghanistan.
Neppure il perimetro che racchiude il compound del quartier generale di Isaf, delle ambasciate e delle principali agenzie internazionali può dirsi immune dagli attacchi degli insorgenti. La tattica di questi ultimi ricorda sempre più quella dei vietcong: colpire i funzionari e i simboli del governo ovunque sia possibile e portare la guerra nella stessa capitale, per rendere chiaro chi ha l’iniziativa. (altro…)

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La novità, a giudicare dai cablogrammi di Wikileaks, è che il governo italiano avrebbe pagato mazzette ai talebani allo scopo di indurli ad evitare attacchi contro i nostri soldati.
Mazzette grazie alle quali, presumibilmente, i talebani compravano le armi necessarie ad attaccare i soldati degli altri.
Non c’è che dire, è un’accezione davvero singolare della parola “alleati”.
E poi si lamentano se ci ridono dietro con la storia dei baffi neri e del mandolino.

metilparaben.blogspot.com

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I nostri soldati e quel cuscino d’indifferenza

Il quarantesimo militare italiano è caduto in Afghanistan. Non so spiegarmi bene il motivo, ma le cifre tonde fanno sempre più impressione. Forse perché detengono il valore simbolico della quantità. O perché inaugurano una nuova serie. In ogni caso costringono a un bilancio, a guardarsi indietro, per decidere se 40 è un numero grande o piccolo, se il prezzo è ancora un prezzo adeguato. Gli organi d’informazione hanno dato notizia del decesso con la compostezza propria di questi casi: generalità, circostanze vaghe da non approfondire ulteriormente (a che scopo, poi?), quindi il lunghissimo elenco del cordoglio istituzionale. Il presidente del Consiglio rinuncia al raduno della sua squadra di calcio. Roberto Marchini aveva la mia stessa età, 28 anni. Gaetano Tuccillo, ucciso dieci giorni prima, ne aveva 29. Ecco un’altra cosa che m’impressiona. La guerra in Afghanistan è quella della mia generazione, a quanto pare. C’è dell’ altro. (altro…)

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Uccisi in 12 da un bombardamento. L´Isaf: ora un´inchiesta. Il blitz dell´Alleanza nell´Helmand. Il presidente afgano: “No ad azioni unilaterali e inutili”.

Il «danno collaterale» si materializza di nuovo nell´inferno dell´Helmand. Proprio qui, nel distretto di Nawzad, dodici bambini vengono straziati insieme a due donne in un raid delle forze Nato-Isaf. Un´ennesima strage di civili. Che però solleva parole di rara durezza, con il presidente Hamid Karzai che sbotta lanciando «un ultimo avvertimento» alle truppe straniere che conducono «operazioni arbitrarie e inutili». (altro…)

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La sensazione è che Barack Obama rischi di sciupare il principale successo della sua Presidenza. Il 2 maggio ha ottenuto una grande vittoria politica, con l’uccisione di Bin Laden in Pakistan. Tre giorni dopo soltanto, la scena si complica. Sul piano interno, la Casa Bianca ha dato troppi dettagli, finendo per entrare in contraddizione con le prime ricostruzioni del blitz ad Abbottabad.

Il rischio, di dettaglio in dettaglio, di contraddizione in contraddizione, è che il Presidente/Nobel per la pace, diventato di colpo Comandante in capo, si esponga all’accusa di non avere detto parte della verità. Anche perché la famosa immagine della «situation room» è un’arma a doppio taglio: farà ricordare che Obama ha voluto la testa di Bin Laden ed è riuscito ad ottenerla; ma lo coinvolge anche pienamente, direttamente, nel modo in cui questo risultato è stato ottenuto. (altro…)

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C’è qualcosa che non torna nella morte di Osama bin Laden: sono già passate più di ventiquattr’ore e Silvio Berlusconi non ha ancora detto che è merito suo. A parte questo, il blitz di Abbottabad (da ieri ribattezzata  abbottadiculobad), pare confermato: due mesi di appostamenti e una raffica di mitra, in poche parole la campagna elettorale vincente meno costosa
della storia degli Stati uniti dai tempi di Abramo Lincoln. Il messaggio di Obama è stato perfetto: abbiamo vinto una partita importante, ma il campionato è ancora lungo, il merito è del gruppo, non perdiamo la concentrazione, l’importante è l’umiltà, non molliamo. Nemmeno Mazzone o Trapattoni avrebbero fatto meglio. Intanto, rimbalzano nel mondo i dettagli dell’operazione e i numerosi interrogativi. Comprensibile la decisione di non aver lasciato in giro la cara salma, un modo per non dover bombardare un domani il mausoleo di bin Laden, con tutte le reliquie possibili e immaginabili: il pelo della barba di bin Laden, un pezzo di mantello, il cestino per i funghi di quando abitava in montagna eccetera eccetera. (altro…)

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I posti sono disponibili ma solo un disabile su 4 viene assunto

Solo un disabile su 4 ha trovato effettivamente lavoro nonostante i posti disponibili. Erano quasi 80 mila i lavori creati all’inizio del 2009, appena 20 mila persone con disabilità sono state effettivamente occupate nel corso dei dodici mesi successivi. Insomma trovare un impiego per le persone disabili diventa sempre più difficile. Difatti cala in modo drastico il numero di chi viene assunto e aumenta il numero degli iscritti alle liste speciali in attesa di un’opportunità lavorativa.

Le liste speciali sono elenchi pubblici formati secondo una graduatoria unica che raggruppa tutte le disabilità. Essere iscritti alle liste è uno dei presupposti per l’inserimento lavorativo e la graduatoria rappresenta l’ordine di precedenza per l’invio presso i datori di lavoro per la parte di assunzioni che avviene attraverso chiamata numerica. Ma per le aziende poi dovrebbe essere un obbligo riempire i posti disponibili riservati ai disabili in base alla legge 68 del 1999. A giudicare dalle cifre non è avvenuto nella maggioranza dei casi, 3 su 4, eppure nel 2009 le multe sono state meno di 200. (altro…)

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Il TIME ha dedicato una copertina a Aisha, una ragazza afgana mutilata del naso e delle orecchie dai talebani per aver abbandonato la sua casa (i talebani in seguito hanno negato di essere stati i carnefici, ndr). I nostri soldati sono in Afghanistan anche per questo, per portare la civiltà a menti ottenebrate dal fanatismo religioso Una missione di Pace e di Civiltà mentre in Italia è in atto una macelleria sociale sulle donne. Si uccidono più ex fidanzate alla volta, si investe la moglie con la macchina, si accoltellano compagna-sorella-suocera, tutte insieme, si uccide a pugni per rabbia la prima donna che si incontra per strada, si affoga la fidanzata nella vasca da bagno, si butta dal balcone l’amica, si seppellisce viva l’amante. I più sobri si limitano a sparare con una pistola regolarmente denunciata. Al maschio italiano la fantasia omicida non manca.
L’assassinio di una donna è normalità, notizia quotidiana da sorseggiare con il caffè al bar. Nessun soldato dell’ONU o della NATO interverrà per salvare dagli orchi italiani una donna. Nessuna prima pagina del TIME sul massacro rosa del Bel Paese. (altro…)

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Quando Riccardo Luna propose il premio Nobel per la Pace a Internet, tra i molti che stortarono il naso c’erano quelli che “non si può fare perché perché Internet non è una persona fisica, ma un’infinita galassia in cui si mescolano ottime teste e pessimi elementi”.

Bene: direi che l’obiezione oggi è superata dal lavoro straordinario di Julian Assange, il figlio quarantenne della cultura hacker che ha mostrato al mondo come la condivisione delle informazioni attraverso il Web sia un patrimonio dell’umanità tutta.

Alessandro gilioli

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