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Posts Tagged ‘africa’

Panama PapersPetrolio, oro, diamanti… gli affari offshore depredano gli africani. Il caso Saipem-Sonatrach.

Oggi l’Espresso pubblica in Italia un altro impressionante capitolo dell’inchiesta dell’International consortium of investigative journalists (Icij) che ha scoperchiato la maleodorante pentola di «37 società dello studio Mossack Fonseca citate in giudizio o sottoposte a indagini per corruzione e distruzione ambientale. Contratti spesso garantiti da tangenti e altre pratiche corruttive: a vantaggio di pochi e a danno dei cittadini comuni. Nei file anche tre ministri e due ex governatori». (altro…)

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In Libia abbiamo due o forse tre governi, in lotta tra loro e che (chiaramente) nemmeno si riconoscono l’uno con l’altro.
Ieri un presunto governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj si sarebbe insediato, non si capisce con quanto potere e per quanto tempo.
Aspettiamo che un governo si instauri e che chieda un intervento militare all’Onu, per arrivare qui in Libia ad una situazione analoga a quella iraqena o afgana, dove Karzai era definito il sindaco di Kabul (per quanto presidiava il territorio).
La differenza è che la Libia è qui vicina e un altro intervento militare aiuterrebe la propaganda dell’Isis, nel reclutare altri giovani contro i crociati invasori occidentali. (altro…)

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Ebola

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Ebola

Almeno 29 contagiati sono sparsi per Monrovia. Gli aggressori convinti che il virus non esista e sia solo un’invenzione governativa.

Ora i medici africani si trovano a dover fronteggiare oltre che il virus ebola anche la superstizione popolare. Che può aggravare ulteriormente il fenomeno. Un commando di uomini armati ha infatti attaccato a Monrovia, capitale della Liberia, una clinica dove erano ricoverate in regime di isolamento persone contagiate dal virus di ebola. Lo hanno riferito numerosi testimoni, aggiungendo che 29 pazienti hanno lasciato la struttura e sono in fuga. (altro…)

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EbolaIn Spagna la prima vittima europea: è il sacerdote che si è ammalato in Liberia.

MADRID – Nel giorno in cui la contabilità dell’Oms sancisce che l’epidemia di ebola ha già fatto oltre mille morti, arriva anche la prima vittima europea. E in territorio europeo. Padre Miguel Pajares, il missionario spagnolo rimpatriato il 7 agosto scorso dalla Liberia con un volo speciale dell’Aeronautica Militare, si è spento ieri mattina all’ospedale Carlos III di Madrid, completamente evacuato per l’occasione per scongiurare qualunque rischio di contagio. A nulla è servito il tentativo di sottoporlo — da sabato scorso — al trattamento sperimentale con il siero ZMapp, già utilizzato su due pazienti statunitensi con risultati, al momento, in apparenza più confortanti (quantomeno la cura sembra aver bloccato il peggioramento delle loro condizioni). (altro…)

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EbolaDall’allarmismo anti-migranti di Salvini alle raccomandazioni (serie) di scienziati e politici.

Secondo l’Emergency Committee istituito dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’epidemia di Ebola in corso in Africa occidentale è una «emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Uspp)». Uno status che comporta misure aggiuntive di contenimento e che fino ad ora era stato decretato solo per la pandemia di influenza “suina” H1N1, e poche settimane fa per la polio.

Il Comitato di emergenza dell’Oms ha detto che «l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale costituisce un “evento straordinario”, e un rischio di salute pubblica per gli altri Stati le possibili conseguenze di un’ulteriore diffusione internazionale espansione sono particolarmente gravi, guardando alla virulenza del virus, ai modelli di trasmissione ad alta intensità nelle  comunità e nella struttura sanitaria, ed ai sistemi sanitari deboli che attualmente riguardano  la maggior parte dei Paesi a rischio. Le possibili conseguenze di un’ulteriore diffusione internazionale sono particolarmente gravi, e una risposta internazionale coordinata è ritenuta essenziale per fermare e invertire la diffusione internazionale di Ebola. E’ parere unanime del comitato che siano soddisfatti i criteri per dichiararla emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale: «Sono state soddisfatte le condizioni per una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Usppi)». (altro…)

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EbolaL’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 932 morti per il virus mentre sono 1.711 i casi accertati.

La presidente della Liberia Ellen Sirleaf Johnson ha decretato lo stato di emergenza per l’epidemia di Ebola che ha colpito il Paese. “Il virus, le ramificazioni e le conseguenze della malattia costituiscono attualmente un turbamento per l’esistenza, la sicurezza e il benessere della Repubblica, rappresentando un pericolo chiaro e immediato”, ha affermato.

Mentre gli esperti dell’Oms a Ginevra stanno valutando se adottare misure straordinarie contro la diffusione del virus, si registrano il primo morto in Arabia Saudita e il secondo in Nigeria, oltre al primo contagiato europeo, il missionario spagnolo di 75 anni Miguel Pajares, che ha contratto il virus in Liberia. (altro…)

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Come africano, il mio sogno per il prossimo decennio è vedere il continente produrre e vendere cioccolato a 300 milioni di cinesi invece di esportare materie prime come il cacao. Diverse settimane fa, al simposio Cina-Africa a Xiamen, in Cina, ho sperimentato questa visione sul pubblico e gli oltre 2.000 delegati si sono uniti in un applauso scrosciante. I capi delle imprese e del governo sono pronti, con ogni evidenza, a veder introdurre in Africa cambiamenti strutturali volti a creare economie nazionali basate sull’industria manifatturiera. (altro…)

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Che altro aggiungere davanti a questa foto? Spengete la tv e “accendete” il cervello!

informazionesenzafiltro.blogspot.com

Tafanus

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Ministro degli Esteri Franco Frattini, fine 2010/inizio 2011:

I rapporti che l’Italia ha con Gheddafi non li ha nessun altro Paese … puntando il dito contro la Libia non si ottiene nulla. Noi non lo abbiamo mai fatto … a noi Gheddafi ci apre le porte di tutta l’Africa … Gheddafi è un modello per il mondo arabo. Ha realizzato una riforma dei “Congressi provinciali del popolo”: ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta. Per me sono segnali positivi … Non dobbiamo dare l’impressione sbagliata di volere interferire, di volere esportare la nostra democrazia, ne pagheremmo le conseguenze.

Ministro degli Esteri Franco Frattini, 20 ottobre 2011, giorno della morte di Gheddafi, a pochi mesi dalle precedenti dichiarazioni:

La conferma della morta di Gheddafi è un dato estremamente importante, una grande vittoria del popolo libico … La Libia sarebbe definitivamente liberata: si potrebbe costituire quel Governo libico che tutti attendiamo per andare verso elezioni elezioni democratiche. Un grande passo avanti.

Da nonleggerlo.blogspot.com

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Per la cartestia rischiano di morire 750 mila persone. Ma a mettere in fuga uomini, donne e bambini sono anche le tensioni politiche. In centinaia di migliaia hanno lasciato il paese.

E’ una tragedia senza fine quella che colpisce la Somalia con centinaia di persone in fuga dal paese. Da mesi carestia e siccità mettono a rischio la vita di 13 milioni di individui in tutto il Corno D’Africa. Secondo l’Onu si tratta della più grave crisi di questo tipo negli ultimi 60 anni: coinvolge 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in Somalia, 3,2 in Etiopia, ma anche migliaia di persone in Eritrea e a Gibuti. Ma la Somalia si trova ad affrontare anche una serie di conflitti interni. Si assiste ad un esodo di massa, non solo per la carenza di acqua, ma anche per il complesso quadro politico.  (altro…)

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La carestia è anche colpa del capitalismo di rapina globale.

Le notizie che giungono dalla Somalia sono tremende e sconcertanti insieme. Un’umanità disperata ha lasciato i propri luoghi natii, le proprie comunità, perché si è vista disgregare quella società naturale che lì, più di quanto non sia per noi, è vitale, ossia la famiglia, ed è costretta in lunghe marce verso i campi profughi, marce che segnano i campi di cadaveri.
Il mondo delle istituzioni internazionali delle grandi e medie potenze è inerme, desolatamente impotente perché manca di qualsivoglia volontà effettiva di porre fine a quello che sta delineandosi come un genocidio. (altro…)

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In Somalia la carestia si spinge verso sud e coinvolge anche la regione di Bay. Con un tasso di malnutrizione del 58% (tra i bambini), Bay è la sesta regione colpita da quando l’Onu ha ufficialmente dichiarato la carestia a luglio e vive la situazione peggiore tra quelle finora registrate. Un record, considerato per parlare di carestia è sufficiente la metà del tasso raggiunto qui. Lo riporta il Centro di analisi per la sicurezza alimentare dell’Onu (Fsnau) in un rapporto elaborato con il Famine early warning systems network (Fews.net), che analizza lo stato generale del paese. «In totale, 4 milioni di persone in Somalia soffrono la crisi alimentare, e 750,000 rischiano di morire nei prossimi quattro mesi in assenza di una risposta adeguata». Di questi 4 milioni, 3 vivono nel sud, nella zona controllata dai militanti islamici al-Shabab.
Raggiungere le zone colpite è molto difficile: le agenzie umanitarie riescono a portare cibo soltanto a 1 milione di persone. Se la risposta all’emergenza resterà questa anche in futuro, sarà sicuramente inadeguata e porterà a un’ulteriore diffusione della carestia. «Decine di migliaia di persone sono già morte, di cui la metà bambini. Assumendo che il livello di aiuti fornito resti stabile, la carestia si estenderà ancora nei prossimi mesi», dichiara il Fsnau, e spiega l’origine di queste drammatiche conclusioni. (altro…)

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Hanno pochi anni, a volte perfino pochi mesi. Sono venuti dall’Africa sui barconi. Adesso sono rinchiusi a centinaia nel centro di detenzione dell’isola. Dove restano per settimane tra malattie, incidenti e un caldo infernale. L’inviato dell’Espresso è riuscito a entrare in questo carcere di cui nessuno vuole parlare.

Non dorme nessuno stanotte. Il mondo dei grandi è in rivolta. La stanza rimbomba sotto una grandinata di colpi. Omar comunque non sa cosa siano una rivolta e la grandine. E’ un neonato, ha due mesi. Nemmeno suo fratello Hamza, 3 anni, e sua sorella Maha, 7, capiscono da dove arrivi questo rumore spaventoso.

Infatti non grandina. Sull’isola di Lampedusa d’estate non succede mai. Sono i sassi che cadono contro le pareti e il tetto in lamiera. Lanciano pietre ovunque.

Una notte ordinaria nel centro di detenzione per immigrati e rifugiati. Omar, Hamza e Maha sono piccoli carcerati. Da settimane non possono uscire dal recinto di filo spinato e lamiere arroventati dal sole.  (altro…)

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Corno d’Africa, la tragedia continua. Bambini in fuga tra le sparatorie.

Costretti ad abbandonare l’area di SOS Bambini coinvolta nei conflitti a fuoco fra le truppe dell’esercito del governo provvisorio, quelle dell’Unione Africana e le milizie islamiche di Al Shabaab. Gli aiuti dell’Unhcr e dell’Unicef. L’assistenza della Croce Rossa Italiana.

ROMA – I capitoli della lunga tragedia in Somalia e nel Corno d’Africa si arricchiscono, mentre il grande “circo” della solidarietà internazionale, prosegue il suo triste “spettacolo”. Ma nel frattempo, si è costretti a riportare la notizia di bambini costretti a fuggire tra le pallottole, in mezzo al fuoco incrociato dei continui scontri in a Mogadiscio fra le truppe del TFG (Transitional Federal Government), dell’AMISOM (African Union Mission in Somalia) e i ribelli di Al Shabaab 1, ci capitano anche i bambini, che sono stati costretti a fuggire, assieme allo staff del Villaggio SOS 2, a Mogadiscio. Ora sono al sicuro nell’area chiamata “Kilometre 13”, nel corridoio di Afgooye. L’ospedale SOS nella capitale è rimasto attivo. (altro…)

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Ivan Sagnet,26 anni, è quasi ingegnere: gli mancano soltanto tre esami per la laurea.

Ivan, 26 anni dal Camerun, studia al Politecnico: ma lotta contro i «caporali».

TORINO – L’ inizio è Roberto Baggio. «Nel 1990 guardavo i mondiali in televisione. Avevo 5 anni, tifavo Juve e sognavo l’Italia. Volevo andare a vivere nella città dove giocava il mio calciatore preferito». Ivan Sagnet c’è riuscito, anche se poi la vita è sempre più complicata di così. Da Baggio, al Politecnico di Torino, a un campo di pomodori nel Salento agli ordini di un caporale ghanese: «Ho capito che sono stato un privilegiato. Non sapevo di questa Italia. Nei campi della Puglia ho ritrovato l’Africa. Le persone trattate come schiavi, macchine da lavoro senza diritti». (altro…)

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In Libia sta finendo una battaglia per il petrolio. In Iraq si è conclusa qualche anno fa. In Sudan si sta combattendo ora, il mancato intervento della NATO o di forze consistenti dell’ ONU è dovuto all’ accordo petrolifero tra il governo sudanese e la Cina che ha impedito la destituzione e la cattura del presidente sudanese e a ogni intervento per porre fine alla guerra civile. La Cina può, quando vuole, mettere il veto all’ ONU.
E’ più facile bombardare la Libia di Gheddafi e invadere l’ Iraq di Saddam Hussein che confrontarsi con una grande potenza come la Cina.
Il petrolio sta finendo e chiunque lo possegga è di fatto diventato un obiettivo militare.

Intervista a Massimo Alberizzi, corrispondente dall’Africa per Il Corriere della Sera:

Massacro senza fine nel Darfur  (altro…)

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Si profila sempre più un quadro a doppia faccia. Da una parte i continui incontri internazionali, le delegazioni che si riusniscono per poi fare annunci di denaro da destinare al paese dove – secondo l’Onu – ci sarebbero 3 milioni e 600 mila persone in procinto di morire di fame. Dall’altra le condizioni di vita infermali nelle quali continua l’esistenza di persone senza più speranze e futuro.

ROMA – Qualcuno, prima o poi, dovrà pur spiegare come mai in Somalia, nonostante il continuo afflusso di risorse alimentari e finanziarie, la gente continua a morire di stenti e a fuggire – chi può – in cerca almeno di un campo profughi a Mogadiscio o fuori dai confini nazionali, già stracolmi, dove almeno un po’ d’acqua e un pasto al giorno può essere più o meno garantito. Le notizie che arrivano dal Corno d’Africa – e da Mogadiscio in particolare – disegnano dunque un quadro a due facce. (altro…)

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Nel campo profughi di Kobe, in Etiopia, sono morte 25 persone, forse contaminate dal virus. Che, secondo l’Unhcr  starebbe dilagando nei campi stracolmi di persone in fuga. Venti pastori uccisi nella lotta per la sopravvivenza imposta dalla siccità. Dieci navi cariche di armi per le milizie islamiche.

ROMA – E adesso anche l’epidemia di morbillo. Che si sta diffondendo in Etiopia, nei campi già pieni zeppi di profughi provenienti in gran parte dalla Somalia, gente in fuga dalla carestia che sta prosciugando di risorse e vite umane l’intero Corno d’Africa e che in Somalia assume i connotati della catastrofe umanitaria, anche per l’endemica instabilità politica e l’evanescenza di un governo provvisorio ed eterodiretto. L’Unhcr 1, l’agenzia dell’Onu per i profughi, teme che l’epidemia possa aumentare il numero dei decessi e alla diffusione di gravi malattie tra la popolazione, la cui salute è già fragile e compromessa. Nel campo di Kobe stamattina sono stati contati 25 morti nel campo, la metà dei quali c’è il sospetto siano stati contaminati dal morbillo. In Etiopia vivono 237 mila profughi, in maggioranza somali, ma provenienti anche dall’Eritrea e dal Sudan. Prosegue intanto la raccolta fondi di Agire 2, il network di Ong italiane per le emergenze umanitarie. Sms al 45500; oppure il numero verde: 800.132.870. (altro…)

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Le Nazioni Unite hanno decretato lo stato di carestia ad altre tre regioni somale. Il quadro generale si aggrava, dunque, mentre gli aiuti alimentari continuano ad essere difficili per gli ostacoli posti dalle milizie islamiche Al Shabaab, come è accaduto nella città meridionale di Kismayo, la terza città del Paese. Intanto dilagano anche le violenze e le uccisioni di civili anche da parte dei militari Amison.

ROMA – La carestia si estende come una coltre nera sulla Somalia, sotto il quale milioni di persone muore di stenti o si muove in cerca di luoghi per sopravvivere, affrontando viaggi infiniti a piedi, che si concludono in giganteschi campi profughi, già stracolmi da altri disgraziati segnati dallo stesso destino. Nel frattempo in altre tre regioni somale è stato ieri decretato lo stato di carestia. Si tratta della regione di Barandor, che comprende l’area di Mogadiscio; quella di Afgooye e quella di Shabeele, in particolare le aree agro-pastorali nei distretti di Balcad e Cadale nel Medio Shabelle. Si lamentano, intanto nuovi ritardi negli aiuti umanitari, dovuti alle difficoltà di accesso in alcune aree del paese controllate dalle milizie Al Shabaab, come è avvenuto a Kismayo, nel sud, la terza città somala, dove le milizie islamiche hanno impedito la distribuzione degli aiuti alimentari. (altro…)

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