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Posts Tagged ‘aiuti umanitari’

Si profila sempre più un quadro a doppia faccia. Da una parte i continui incontri internazionali, le delegazioni che si riusniscono per poi fare annunci di denaro da destinare al paese dove – secondo l’Onu – ci sarebbero 3 milioni e 600 mila persone in procinto di morire di fame. Dall’altra le condizioni di vita infermali nelle quali continua l’esistenza di persone senza più speranze e futuro.

ROMA – Qualcuno, prima o poi, dovrà pur spiegare come mai in Somalia, nonostante il continuo afflusso di risorse alimentari e finanziarie, la gente continua a morire di stenti e a fuggire – chi può – in cerca almeno di un campo profughi a Mogadiscio o fuori dai confini nazionali, già stracolmi, dove almeno un po’ d’acqua e un pasto al giorno può essere più o meno garantito. Le notizie che arrivano dal Corno d’Africa – e da Mogadiscio in particolare – disegnano dunque un quadro a due facce. (altro…)

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Nel campo profughi di Kobe, in Etiopia, sono morte 25 persone, forse contaminate dal virus. Che, secondo l’Unhcr  starebbe dilagando nei campi stracolmi di persone in fuga. Venti pastori uccisi nella lotta per la sopravvivenza imposta dalla siccità. Dieci navi cariche di armi per le milizie islamiche.

ROMA – E adesso anche l’epidemia di morbillo. Che si sta diffondendo in Etiopia, nei campi già pieni zeppi di profughi provenienti in gran parte dalla Somalia, gente in fuga dalla carestia che sta prosciugando di risorse e vite umane l’intero Corno d’Africa e che in Somalia assume i connotati della catastrofe umanitaria, anche per l’endemica instabilità politica e l’evanescenza di un governo provvisorio ed eterodiretto. L’Unhcr 1, l’agenzia dell’Onu per i profughi, teme che l’epidemia possa aumentare il numero dei decessi e alla diffusione di gravi malattie tra la popolazione, la cui salute è già fragile e compromessa. Nel campo di Kobe stamattina sono stati contati 25 morti nel campo, la metà dei quali c’è il sospetto siano stati contaminati dal morbillo. In Etiopia vivono 237 mila profughi, in maggioranza somali, ma provenienti anche dall’Eritrea e dal Sudan. Prosegue intanto la raccolta fondi di Agire 2, il network di Ong italiane per le emergenze umanitarie. Sms al 45500; oppure il numero verde: 800.132.870. (altro…)

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Le Nazioni Unite hanno decretato lo stato di carestia ad altre tre regioni somale. Il quadro generale si aggrava, dunque, mentre gli aiuti alimentari continuano ad essere difficili per gli ostacoli posti dalle milizie islamiche Al Shabaab, come è accaduto nella città meridionale di Kismayo, la terza città del Paese. Intanto dilagano anche le violenze e le uccisioni di civili anche da parte dei militari Amison.

ROMA – La carestia si estende come una coltre nera sulla Somalia, sotto il quale milioni di persone muore di stenti o si muove in cerca di luoghi per sopravvivere, affrontando viaggi infiniti a piedi, che si concludono in giganteschi campi profughi, già stracolmi da altri disgraziati segnati dallo stesso destino. Nel frattempo in altre tre regioni somale è stato ieri decretato lo stato di carestia. Si tratta della regione di Barandor, che comprende l’area di Mogadiscio; quella di Afgooye e quella di Shabeele, in particolare le aree agro-pastorali nei distretti di Balcad e Cadale nel Medio Shabelle. Si lamentano, intanto nuovi ritardi negli aiuti umanitari, dovuti alle difficoltà di accesso in alcune aree del paese controllate dalle milizie Al Shabaab, come è avvenuto a Kismayo, nel sud, la terza città somala, dove le milizie islamiche hanno impedito la distribuzione degli aiuti alimentari. (altro…)

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Più di quarant’anni fa il mondo scoprì le immagini del Biafra: bambini denutriti, scheletrini con il pancione gonfio. Erano le grandi carestie a cavallo degli Anni 60 e 70 che sconvolsero l’Occidente.

Quelle prime foto in bianco e nero portarono nelle nostre case il significato della morte per fame, della malnutrizione cronica, della siccità che distrugge ogni possibilità di sopravvivenza. Quelle stesse scene le avremmo riviste vent’anni dopo in Somalia, poi in Etiopia e pochi anni fa in Sudan. Allora l’Africa era lontana dalle nostre vite e molte volte in questi quattro decenni il mondo si mobilitò commosso portando aiuti e inviando dottori e medicinali. (altro…)

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Cittadini di Israele,
noi siamo Cittadini d’Italia ma, insieme a voi e ai Cittadini di qualunque altro Paese, siamo cittadini del mondo.
E’ in qualità di Cittadini del Mondo che desideriamo parlarvi.
I confini geografici possono essere una necessità ma limitano il riconoscersi tutti nel comune sentire di semplici Esseri Umani, ognuno con le proprie paure, le proprie fragilità, i propri sogni. (altro…)

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Corfù. John Klusmire,il capitano della nave statunitense «Audacity of hope», è ancora in carcere. Nessun rappresentante dell’ambasciata americana lo ha incontrato, né chiesto di incontrarlo fino al momento in cui sto scrivendo. Pare inoltre che il trattamento a lui riservato da parte delle autorità carcerarie greche sia particolarmente duro; segno che questa nave dedicata ad Obama – dove su 52 persone in attesa di imbarco ben 30 sono cittadini Usa di religione ebraica, molti gli anziani tra di loro – viene realmente considerata alla stregua di un pericoloso covo di terroristi di Hamas. Alle 18 di ieri la nave canadese ancorata a Creta – cui il giorno prima era stata negata l’autorizzazione a prendere il largo alla volta di Rodi – è salpata, ma dopo 20 minuti è stata abbordata dalla guardia costiera greca e costretta a rientrare. Di fatto le navi della «Freedom flotilla» sono sequestrate a norma di un articolo del codice di navigazione greco applicabile solo in caso di guerra o di emergenza interna. (altro…)

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Corfù – Hanno vinto le pressioni diplomatiche, le ritorsioni militari, i ricatti economici. La Grecia stremata dalla sua crisi si è piegata alla volontà di Israele, degli Stati Uniti e delle istituzioni finanziarie internazionali e ha bloccato con le armi la partenza della Freedom Flotilla 2 per Gaza. Il ministro degli Esteri greco nel tardo pomeriggio, mentre sulle dieci unità della flottiglia, si ultimavano i preparativi per la partenza, ha dichiarato che non sarebbe mai stata data l’autorizzazione a partire. Un’ora prima, e forse dopo una soffiata, la US Boat to Gaza, provocatoriamente ribattezzata con il titolo di un libro di Obama “L’audacia della Speranza”, lasciava il Pireo per essere subito dopo raggiunta dalle motovedette della Guardia costiera. (altro…)

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ROMA- Continuano i sabotaggi alla Freedom Flotilla II in partenza per Gaza. Una barca irlandese della flotta è stata sabotata nel porto turco di Gocek secondo quanto riferito dal comitato di Dublino e ha accusato Israele di essere il mandante dell’operazione di sabotaggio.

La nave irlandese, Saoirse, avrebbe dovuto trasportare 25 irlandesi. La barca è stata ”vittima di un sabotaggio […] nel porto turco di Gocek, dove è ancorata da poche settimane“, ha detto  il comitato organizzatore, aggiungendo che ”Israele deve essere visto il principale sospettato“ . ”Israele è l’unico che avrebbe potuto fare una cosa del genere e il governo irlandese e le autorità del Nord Irlanda devono insistere sul fatto che gli autori di questo atto terroristico siano consegnati alla giustizia“, ha dichiarato Fintan, capo del comitato di organizzazione. Il Primo Ministro dell’Irlanda, Enda Kenny, aveva messo in guardia Israele  contro ”qualsiasi azione che possa danneggiare” gli attivisti che partecipano alla flottiglia. (altro…)

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L’appuntamento è al largo di Creta fra giovedì e venerdì. Dieci battelli di attivisti filo-palestinesi cercheranno di forzare il blocco per portare aiuti a Gaza. Dopo i tragici eventi dello scorso anno, quando furono uccise nove persone, il governo Netanyahu si prepara a bloccarli “riducendo al minimo lo scontro”.

GERUSALEMME – Partiranno tra due-tre giorni – l’appuntamento è fissato al largo di Creta fra giovedì e venerdì – i battelli degli attivisti filo-palestinesi della “Freedom Flotilla” intenzionati a forzare il blocco navale israeliano e raggiungere la Striscia di Gaza. La partenza della missione, ridotta nel numero dei partecipanti e dei battelli dopo la “ritirata” degli attivisti turchi dell’Ihh, è stata ritardata di settimana in settimana. La data della partenza esatta della Flotilla è in qualche modo tenuta “coperta” dagli organizzatori. Da giorni in Israele c’è allarme per la nuova missione, dopo gli avvenimenti tragici 1 che segnarono quella dello scorso anno in maggio, quando i commandos israeliani assaltarono il traghetto Mavi Marmara provocando nove morti fra i passeggeri che ingaggiarono una battaglia sul ponte con i soldati determinati a impedire l’arrivo delle imbarcazioni nella Striscia sotto assedio da tre anni. (altro…)

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Caro ammiraglio Eliezer Maron mi vorrà scusare se con questa mia le rubo un po’ di tempo. So che è impegnatissimo ad addestrare i suoi commandos ad assaltare, per fermarle,le navi della Freedom Flotilla 2 che si apprestano a salpare cariche di aiuti umanitari alla volta di Gaza. Sa, io sarò su una di quelle navi ed allora mi perdonerà se prima di essere respinto o arrestato dai suoi soldati mi permetto di dirle poche e semplici cose a proposito di alcune sue affermazioni. Lei dice che non saremmo spinti da motivi umanitari ma da «odio verso Israele».Dovrebbe vedere i volti delle ragazze e dei ragazzi che stanno per imbarcarsi. Ci troverebbe sorrisi, sguardi di speranza, a volte l’ingenuità di chi ancora crede che valga la pena spendersi per gli altri. (altro…)

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Gaza: un bimbo palestinese dà il benvenuto alla Freedom Flotilla (foto di Vittorio Arrigoni)

La flotta, carica di aiuti umanitari, sfiderà il blocco della marina israeliana. Se n’è discusso giovedi al Marhabà Winebar.

Anche Molfetta dà il suo piccolo contributo alla causa della Freedom Flotilla 2. Si tratta di una flotta di navi provenienti da 20 diverse nazioni e cariche di aiuti umanitari per la popolazione civile palestinese. Le imbarcazioni salperanno a fine maggio per reclamare la fine dell’assedio di Gaza e degli abusi israeliani in Medio Oriente. Se n’è parlato giovedi sera al Marhabà Winebar. (altro…)

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